Alluvioni

Ancora non si è capito che i piani di prevenzione e di cura del territorio sono salvavita nei casi di fenomeni estremi e di scosse sismiche, perché ci dobbiamo convivere.

di Luigi Boggio - venerdì 19 maggio 2023 - 1852 letture

Non ci sono parole anche per non ripeterle e sprecarle nel vedere quella distesa d’acqua, il fango che invade le strade e le persone disperate fa molta tristezza. Siamo nella terra dell’Emilia Romagna.

Una riflessione passata l’emergenza si dovrà necessariamente fare perché ci riguarda ognuno di noi per una maggiore consapevolezza e impegno nel proporre e nel fare attraverso la conoscenza dei fenomeni climatici che sono anche il prodotto del lavoro umano e della scelleratezza del nostro operare quotidiano e politico. Il passaggio da periodi di prolungata siccità alle tempeste d’acqua improvvise e violente, dal cambio repentino dal freddo al caldo e viceversa vanno studiati e analizzati nel tempo e nelle mutazioni. Anche in tempi lontani sono avvenuti: non con questa intensità, ma sono stati anch’essi gravi, distruttivi e con perdite di vite umane.

Era passato in serenità il Natale del 1972 quando alla fine e all’inizio del 1973 una pioggia insistente e intensa ha messo in ginocchio la fascia ionica della Calabria e della Sicilia orientale. Tra la Calabria e la Sicilia ci sono stati 20 morti, cinquantamila senzatetto e oltre diciassettemila case inagibili. Si è calcolato che le precipitazioni in tutta l’area sono andate da 600 ad oltre 1000 millimetri in alcuni comuni calabresi. Il comune di Troina in Sicilia è stato uno dei più danneggiati con 27 abitazioni distrutte, 100 edifici pericolanti e 600 senzatetto. Nel piano di protezione civile del comune del 2021 c’è un richiamo a quei drammatici giorni. I danni valutati, dall’ufficio di bilancio del Senato, riguardanti la Calabria e la Sicilia sono stati oltre i 500 miliardi di vecchie lire.

In quel periodo mi trovavo a dirigere la Cgil provinciale di Enna e ricordo il lavoro svolto per gli aiuti alle popolazioni, i danni da quantificare con i comuni e l’elaborazione delle richieste ai Governi di Palermo e di Roma. Passata l’emergenza si definì il documento delle richieste nel convegno di Nicosia e il lancio nella manifestazione di Troina, e successivamente in quella di Roma insieme agli alluvionati della Calabria. In quell’occasione un gruppo di geologi ci illustrano con dovizia di particolare la fragilità idrogeologica dei nostri territori. "Dobbiamo avere la consapevolezza che i territori per la loro fragilità vanno mantenuti e curati per evitare il più possibile questi fenomeni distruttivi in vite e in cose."

Una lezione che mi sono portato dietro ovunque sono stato a svolgere l’attività sindacale o politica. Anche a metà degli anni ’90 a Lentini si è montato un movimento per la pulizia dei corsi d’acqua per evitare l’allagamento degli agrumeti nel periodo delle piogge. L’iniziativa andò avanti con successo per aver strappato un finanziamento di oltre 4 miliardi di vecchie lire per la bonifica e la pulizia dei corsi d’acqua che portano a mare. L’intervento ha creato oltre 15 mila giornate lavorative con un impiego di 500 braccianti a rotazione per 30 giorni in un periodo anche di magra occupazionale.

Ho voluto citare questa iniziativa, piccola e limitata, anche per dimostrare che la prevenzione e la cura del territorio crea lavoro. Come l’iniziativa dopo quei drammatici giorni dell’alluvione nei confronti della Regione Siciliana per ottenere dei finanziamenti da integrare a quelli statali e per la elaborazione di uno studio e la mappatura di tutte le aree a rischio idrogeologico. Che venne fuori e denominato: Progetto AVI "Aree vulnerate da calamità idrogeologiche". Un progetto di grande interesse e successivamente aggiornato, ma non tenuto in considerazione dai Comuni, ad eccezione di qualcuno.

Lo stesso dicasi per la prevenzione dal rischio sismico. Ancora non si è capito che i piani di prevenzione e di cura del territorio sono salvavita nei casi di fenomeni estremi e di scosse sismiche, perché ci dobbiamo convivere. Il dramma di questi giorni, spero che ci possa illuminare al fine di capire che bisogna avere rispetto dei nostri territori, che sono l’anima e la vita. Alle popolazioni colpite tutta la mia solidarietà e l’impegno come hanno fatto loro nel lontano inverno del 1972/73.


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