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Quel porto dragato

Il porto di Marina di Ragusa non è insabbiato, però lo dragano lo stesso. Una nota del circolo di Legambiente di Ragusa, Il Carrubo.

di Redazione - mercoledì 6 maggio 2015 - 2656 letture

L’avevano negato sempre, sin dagli albori: ai forti dubbi di Legambiente Ragusa, che aveva previsto il rischio insabbiamento del megaporto di Marina di Ragusa, era stato sempre risposto che non era vero. I rischi erano stati negati in fase progettuale anche pubblicamente, erano stati poi negati per iscritto dal RUP Scarpulla in una nota del 2009 in risposta a precise e circostanziate osservazioni di Italia Nostra e del Carrubo di Ragusa del 2008, riprese poi in una nota delle stesse associazioni nel 2010; per finire con i gestori del porto che, a seguito del Blitz di Goletta verde del 2013 avevano comunicato pubblicamente che ’Il Porto Turistico di Marina di Ragusa è perfettamente operativo E NON E’ INSABBIATO’

Ora il re è nudo, ed il tempo ha dato ragione ancora una volta a Legambiente: lo hanno potuto notare tutti i cittadini che hanno assistito al dragaggio ed al deposito delle sabbie nere e maleodoranti, come ci hanno in tanti segnalato, lungo il litorale di Marina di Ragusa.

Ancora una volta si ripete la stessa commedia, quando si tratta di creare consenso ad una grande opera nel nostro territorio: si alza alto il coro di politici, amministratori, burocrati e dei loro seguaci, si magnificano gli ipotetici vantaggi, si celano o si negano i probabili rischi. Tutto per far inghiottire all’opinione pubblica l’ennesimo spreco di denaro e l’ennesimo impatto ambientale.

Auspichiamo che questa triste vicenda dell’insabbiamento del Porto di Marina (ma anche dell’insabbiamento di quelli di Donnalucata, Pozzallo, Scoglitti) serva a far aprire finalmente gli occhi all’opinione pubblica su queste grandi opere, utili solo a chi le fa ed al sistema politico amministrativo ed economico che le alimenta, e che si chiuda definitivamente questo capitolo di ampliamento di porti o addirittura di nuove strutture portuali lungo la nostra costa.

I porti nella nostra costa sono trappole per la sabbia, e contribuiscono così ai fenomeni erosivi: al danno quindi si aggiunge la beffa. Essi diventano infatti inutili, se non al costo di continui dragaggi, e contemporaneamente l’erosione da loro provocata sta dando l’occasione al partito del cemento e delle cave di far proliferare progetti insensati di ‘pennellizzazione’ di ciò che rimane di naturale nelle nostre spiagge. Tanto paga sempre Pantalone.

La nostra costa non ha bisogno di porti per essere attrattiva: le nostre meravigliose spiagge (o ciò che resta di esse) sono già un’attrattiva più che sufficiente a costo zero. Invece di deturparle sarebbe ora di effettuare una manutenzione dolce, una riqualificazione ambientale seria ed una fruizione fatta con sensibilità, attenzione e civiltà.

Il Carrubo, circolo Legambiente di Ragusa



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