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O Messina, Messina, Un dì sarai meschina ...

Messina senza guida in mano alle cosche. Dal Comune ai rifiuti, decapitati tutti i vertici della città Dopo gli ultimi arresti in procura, l’Antimafia scende in Sicilia. E i sindacati, ieri in piazza per la legalità, accusano: «Operai costretti a pagare il pizzo»
di Morris Bober - mercoledì 15 giugno 2005 - 5586 letture

Il verminaio la chiamano. La città spaccata in due: da un lato chi gestisce fiumi di denaro in un intreccio perverso tra politica-imprenditoria-magistratura e mafia; dall’altro la gente che subisce e i lavoratori che, come denunciano Cgil-Cisl e Uil, sono nelle mani di un nuovo caporalato, costretti a firmare lettere di dimissioni prima dell’assunzione e a guadagnare il 50% di quello dichiarato in busta paga. Fino a quando qualche «pesce piccolo», come dice Angela Napoli (An) dell’Antimafia, finisce nella rete dei magistrati puliti e allora il caso Messina riesplode. Si grida allo scandalo.

Ma poi tutto passa. E la città sprofonda ancora in un silenzio finto. La strategia dell’inabbissamento di Cosa nostra, tanto cara a Bernardo Provenzano, a Messina ha salde radici, più che a Palermo o a Catania. In questa città del silenzio può accadere di tutto. Accade che il comune è senza sindaco da tre anni e che Giuseppe Buzzanca (An), l’ultimo inquilino di Palazzo Zanca, per tre volte è stato indagato. Accade che il Teatro e l’Istituto case popolari rimangono allo sbando per mesi, che l’ex commissario dell’Ente Fiera Urania Papatheu, vicina ad An e FI, viene arrestata dopo aver sperperato soldi pubblici in cene e viaggi.

Accade che dopo quasi 100 anni la gente vive ancora nelle baracche costruite dopo il terremoto del 1908 con fiumi di denaro finiti nelle tasche di Cosa nostra, che tutti i dirigenti della società Messina-Ambiente, di cui il Comune è maggiore azionista, vengono arrestati per mafia e che nell’inchiesta finiscono anche il presidente della Regione Totò Cuffaro e il deputato regionale Ds Vladimiro Crisafulli. Accade che alcune delle case costruite dal Consorzio «Casa Nostra», circa 600 alloggi, crollino di botto come se fossero di carta pesta, dopo i miliardi spesi dalla Regione e da Palazzo Chigi per studi idrogeologici e perizie varie, tra cui quelle che portano la firma dell’ingegnere Piero Lunardi, oggi ministro delle Infrastrutture.

Accade pure che l’omicida del docente universitario Matteo Bottari se ne sta in giro tranquillamente e che giudici e imprenditori arrestati ne parlano al telefono intercettati dalle microspie, che l’Università resiste agli scandali sulla compravendita di lauree e che magistrati finiscono in carcere per associazione mafiosa in un giro complicato di riciclaggio di denaro sporco, scoperto dall’ultima inchiesta «Gioco d’azzardo». Questa è Messina, città apparentemente tranquilla, che sta a cuore a Berlusconi, perché è qui che si gioca il grande affare del Ponte sullo Stretto. Altro fiume di denaro, un mega-appalto su cui le famiglie mafiose e le cosche della `ndrangheta calabrese sono pronte a mettere le mani. I commissari dell’Antimafia, guidati da Roberto Centaro, da due giorni stanno ascoltando dirigenti delle forze dell’ordine, magistrati, imprenditori e sindacalisti.

Tutto come tre anni fa, quando alla fine della visita a Messina Nichi Vendola coniò il termine «verminaio» per denunciare il clima di una città nelle mani del malaffare. «C’è una situazione preoccupante per certi versi - dice Centaro - e sulla quale bisogna operare un rilancio anche da parte della politica che deve avere un progetto di sviluppo per Messina e un progetto di lotta alla mafia». Per Calogero Vizzini, «siamo di fronte a una mafia che ha le antenne per capire chi vince e per cercare di concludere rapporti con chi poi deve amministrare, perché è una mafia che fa affari». «Tra i nuovi obiettivi - avverte il senatore di FI - ci sono i settori dei rifiuti, del gas e dell’acqua, dove la mafia tenterà di entrare prepotentemente. La politica deve tornare in prima linea, perché i tentativi di infiltrazione di Cosa nostra riguardano tutti i partiti e occorre dare una risposta dura».

Enzo Ceremigna dello Sdi parla di «elementi di compromissione nell’attività pubblica tra criminalità, amministratori e politica, in particolare negli appalti». «Abbiamo appreso - aggiunge Giannicola Sinisi della Margherita - di vicende che riguardano Barcellona Pozzo di Gotto che sono davvero scandalose. Consiglieri comunali che minacciano i capi uffici tecnici per affari che riguardano lo smaltimento dei rifiuti, sui quali c’è un interesse privato».

Tra i lavoratori l’incubo si chiama caporalato, diffuso nelle zone popolari: persone che ottengono il «pizzo» mensile sulla busta paga in cambio del posto di lavoro. «Il fenomeno - spiega Franco Spanò, della Cgil che con Cisl e Uil ieri ha portato in piazza oltre 600 persone in una manifestazione contro la mafia - in continua crescita e coinvolge circa il 50% del settore privato dell’edilizia, del commercio e dei servizi». La tecnica è semplice: al lavoratore prima dell’assunzione viene fatta firmare una lettera di dimissioni, che lo tiene sotto ricatto.

Il problema è che quasi nessuno denuncia perché ha bisogno. «Molti lavoratori - aggiunge Maurizio Ballistreri della Uil - incassano addirittura meno di quanto è riportato sulla busta paga, ma sono costretti a tacere per non tornare sulla strada. Il fenomeno è influenzato dalla criminalità organizzata ma in alcuni casi c’è anche la collaborazione delle imprese» . E poi c’è il lavoro nero. «Abbiamo fatto un monitoraggio in cantieri edili - spiega Maurizio Bernava, della Cisl - e abbiamo trovato almeno un centinaio di lavorati non in regola».

"O Messina, Messina, un dì sarai meschina" (da Cola Pesce di Italo Calvino).


articolo di Alfredo Pecoraro da il manifesto dell’8 giugno 2005.

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O Messina, Messina, Un dì sarai meschina ...
23 giugno 2006, di : autores

Certo che fare pagare il pizzo a quella che ha tutto in mano tramite attori e cantanti mi sembra troppo..ma questi messinesi non hanno voglia di sparare adosso a qualcuno??
    O Messina, Messina, Un dì sarai meschina ...
    3 agosto 2006, di : furios88

    Ti sembra cosi facile vero?Tu spari a loro e poi resti senza famiglia!E poi il lavoro serve o accetti portando il pane a casa o ne paghi le consegueze!