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Minime letterarie - Un Amore di Dino Buzzati

Nel 1963 viene pubblicato un romanzo di Dino Buzzati assai particolare, dal titolo Un Amore.
di Ornella Guidi - mercoledì 21 giugno 2006 - 15773 letture

Nel 1963 viene pubblicato un romanzo di Dino Buzzati assai particolare, dal titolo Un Amore.

E’ la storia di un amore non ricambiato, lacerante, che il protagonista, un architetto di successo, Antonio Dorigo, prova per Laide. Laide è una ragazza che per denaro, unisce ad un impegno minimo di giovane ballerina alla Scala, il saltuario prostituirsi in case per appuntamenti. In una di queste, "nell’appartamento della signora Ermelina", avviene l’incontro fra i due.

Dorigo ha precisamente 49 anni e fino a quel momento, si pensa soddisfatto della sua vita di "ricco e fortunato borghese" e al di là di una pura sensibilità che lo fa vivere con una soffusa malinconia, non desidera cambiamenti, semmai, ha sì un certo rammarico della distanza che avverte nei confronti dell’universo femminile; le donne con lui rimangono lontane, non riesce a "fare colpo" come tanti altri uomini da lui per questo motivo invidiati, uomini che magari non hanno nessun particolare pregio se non quello di essere più disinvolti, spontanei.

Questo distacco che viene percepito dal protagonista come un limite doloroso della sua personalità ha il significato di un inconsapevole alibi al fine di non avvicinare realmente l’essere donna, che rimane per Dorigo un essere misterioso e affascinante, e al tempo stesso questo rapporto-non rapporto alimenta e aggiunge un’aura quasi magica ai suoi incontri di sesso mercenario. Incontri, che lo eccitano oltre l’appagamento fisico per le infinite fantasie che gli suscitano, come l’infantile e il morboso "stupore" che si rinnova ogni volta nella conferma di poter disporre, "con appena ventimila lire", di giovani corpi di donna, senza doversi addentrare nei meccanismi complicati del corteggiamento a cui potrebbe far seguito un possibile rifiuto.

Quando conosce Laide, nello spazio dei "convenevoli" che precedono il sesso, da un fugace incrocio con lo sguardo di lei, nasce in Antonio il sentimento che da lì in poi lo attanaglierà senza tregua per tutto il corso del romanzo fino alla fine, quando la profondità del dolore e dell’amore cede il passo ad un’angoscia esistenziale che, sopita durante il momento del tormento amoroso, riemerge con tutta l’amarezza della sconfitta e con tutta la forza della consapevolezza.

La ragazza il cui vero nome è Adelaide, ha nascosta la propria fragilità da atteggiamenti a volte di sicurezza spavalda, a volte di semplice indifferenza, sempre comunque velati di un certo egoismo giustificato da Antonio come frutto della giovinezza; in realtà per molti versi Laide è più matura del suo amante e riesce a cogliere fin dall’inizio, utilizzandola a suo vantaggio, tutta la potenza del sentimento provato da Antonio, prima ancora che lui stesso ne abbia una chiara percezione.

Sfondo alla vicenda troviamo una Milano in pieno boom economico, una Milano in cui convivono suggestioni di un vivere trascorso e irresistibili richiami alle novità più moderne, un insieme intrigante di case, persone, strade che odorano di vecchio e di nuovo. Sul terreno del passato il germe del futuro, che penetra in modo diverso a seconda degli strati sociali, segni di modernità che piacciono alla ragazzina Laide, nelle auto sportive, nelle feste tirate fino all’alba..e che invece non irretiscono l’architetto Dorigo se non ai fini di conquista del cuore della Laide, anzi lui sente un vero e proprio struggimento per la Milano che sta scomparendo sotto lo stesso cielo grigio e caliginoso di un tempo.

Laide, dai lineamenti delicati, dal corpo di ballerina con le gambe sode e i seni piccoli, con un delizioso accenno di erre moscia, incanta il maturo architetto fino a rappresentare per Antonio l’anima della città stessa da lui tanto amata, con tutte le sue contraddizioni. E Laide diventa l’unico possibile accesso ad una realtà nuova nata dalla rivoluzione dei sentimenti che ha investito Antonio, solo lei conosce la combinazione che racchiude il suo mondo, il suo lavoro, le sue montagne, le altre donne..lui è rimasto fuori e senza Laide niente ha più senso giacché soltanto lei dopo avergliela tolta ha il potere di rendergli la pace dei suoi anni "spensierati", quando Antonio ancora credeva che tutto fosse certo e lineare, e sorrideva a sentir raccontare di improbabili amori.

Ora invece è lui stesso a soccombere ai capricci, ai tradimenti, alle umiliazioni inferte da una ragazzina senza scrupoli, estranea al suo ambiente borghese. Antonio è compatito dagli amici, dai colleghi, dalle amiche di lei..perché con tutti si confida, sente il bisogno di parlare, sembra che cerchi consigli, conforto, in realtà è solo sopraffatto dalla sua rovente sofferenza; fa soffrire anche la madre, in silenzio, che non lo riconosce più tanto è il suo sconvolgimento, arriva persino ad assoldare un investigatore privato per cercare di scoprire quei tradimenti della Laide che sarebbero e sarebbero stati evidenti anche a un bambino.

Questa è in sostanza la trama del romanzo, ma diventerebbe oltremodo riduttivo leggere "Un Amore" alla luce della sola, per quanto intensa, esperienza amorosa, che nasce peraltro da una nota autobiografica, Buzzati stesso sul finire degli anni cinquanta visse una dolorosa storia d’amore con una ragazza molto giovane, Buzzati...ricordato a una presentazione del suo libro avvenuta in una conosciuta libreria, assorto, dimentico di tutti, con la testa fra le mani.

Il sovvertimento della vita dello scrittore e per trasposizione dell’architetto Dorigo è reso nel romanzo con un linguaggio particolarmente efficace, che segue il corso dei pensieri in un andare e ritornare, senza timore di ripetersi, anzi le ripetizioni fungono da rafforzativo degli stati d’animo; un linguaggio nuovo, a onde, fluttuante che spesso dimentica la punteggiatura e pur mantenendo una rara asciuttezza, segue a tratti pedissequamente il "ragionare" intimo del protagonista senza un’apparente interferenza da parte dell’autore.

La scrittura seguendo il filo della passione assume una dinamica "centripeta", nel senso che si avvolge a spirale sul punto ossessivo, ogni immagine della vita reale viene riferita, rimuginata per scavare ancora di più nel tormento d’amore; Dorigo gira su se stesso, incapace di uscire dal vortice, risucchiato da un qualcosa più grande di lui non mutuato dalla ragione. Non ci sono aperture con l’esterno, se non illusorie, come la mattina che camminando per i giardini pensa di essere guarito per poi accorgersi di essere nuovamente sprofondato nel baratro, il sentimento della passione è un sentimento "onnivoro" che non lascia altri spazi alla mente.

A differenza dell’amore che fa aprire al mondo con spirito rinnovato di solidarietà, di felicità, la passione non consente "delazioni" si prende tutto, sbaragliando l’individuo, così Dorigo inutilmente cerca di opporsi a questo dilagare, l’unica salvezza forse è lasciarsi attraversare dal fuoco senza offrire resistenza, da quello che rimane poi, anche se mutilati, ricominciare.

Ma nel momento cruciale della passione qualsiasi strategia di tutte quelle pensate risulta vana e i tentativi di razionalizzare finiscono in farneticazioni e Antonio Dorigo di professione architetto, intellettuale di pregio, chiuso nei suoi paradigmi borghesi, non riesce a dominare una situazione in cui l’istinto puro, non sessuale ma dei sensi, è esploso in lui.

Se il romanzo "Un Amore" è interessante per la testimonianza di questa violenta passione vissuta con tutte le contorsioni e i dedali sentimentali, una passione vissuta al maschile, lo è ancor più tenendo conto di altre chiavi di lettura a cui si giunge decifrando i segni lasciati dall’autore stesso, che fanno considerare questo scritto letterario un proseguo della filosofia espressa nel "Il Deserto dei Tartari" che pure apparentemente sembra lontano nei contenuti.

Innanzitutto consideriamo il cognome del protagonista: Dorigo, esattamente Dorigo e non Drogo solo per lo scambio della r con la o e per l’inserimento di una i. Buzzati era uno scrittore dotato di una incredibile fantasia e non può essere un caso che il cognome dei protagonisti dei due libri sia quasi lo stesso, Buzzati avrebbe potuto inventare qualsiasi altro nome invece ha preferito avvalersi dello stesso cognome, pur con queste minime differenze.

Lui stesso esclude la lettura come romanzo d’amore nel momento che fa esprimere delle considerazioni al protagonista a proposito del conte Muffat e di Nana; anche se Dorigo teme di fare la stessa fine c’è nel timore dell’identificazione già un distacco, Dorigo è un passo oltre da chi si ferma alle sofferenze d’amore, qui la scena è diversa, lo dice in un barlume di lucidità, lo dice in sostanza Buzzati, qui il significato va oltre la semplice "stregoneria" sessuale e d’amore, perché entriamo nel campo dell’evento "eroico", assoluto, che cambia la vita.

Inoltre la storia d’amore vissuta da Buzzati che poi ha dato il là alla genesi del romanzo non ebbe, secondo le parole del medesimo, l’epilogo della storia narrata, comunque sia lo scrittore, nel libro, non avrebbe avuto motivo di introdurre un "lieto fine" fra i due, infatti loro, superando le barriere e le convenzioni sociali (ricordiamoci che siamo nel 1963) e superando tutte le loro personali differenze d’impostazione di vita, alla fine sono insieme e probabilmente avranno un figlio, Laide desidera una bambina...

Ciò nonostante il lettore non percepisce una conclusione positiva della vicenda, perché? Qual’è la delusione allora, la sofferenza che trasuda dalla pagina? E’ l’amore? O è un’altra ancora più profonda?

A questo punto "Un Amore" si ricongiunge, ampliandolo, al concetto espresso nel Deserto dei Tartari dove Giovanni Drogo alla fine della vita comprende che non c’è nessuna azione di gloria se non quella di non abbassare gli occhi di fronte alla morte, non ci sono ricompense, l’uomo può solo affidarsi con dignità senza conoscere il mistero che l’ha partorito.

Qui Buzzati arriva alla conclusione che neppure l’esperienza più vitale che può fare l’uomo, quella della passione che pure ha valore di per sé come elemento corroborante di una monotona esistenza, neppure l’amore passione può far derogare dalla consapevolezza del "grande futuro", l’uomo dunque non può sfuggire al proprio destino né attraverso azioni eroiche e la gloria né attraverso il più sanguigno e vitale dei sentimenti, l’amore.

Per l’uomo dunque non c’è scampo, tutt’al più esiste un’età dell’oblio, la giovinezza, quando non si avverte "il futuro lontano", quando "è il proprio momento", il momento appunto di Laide; per non contaminare questa incorruttibilità peraltro limitata nel tempo, neanche Antonio al disfarsi della notte, alzerà lo sguardo su di lei, mentre lui acquisisce la sapienza di non poter penetrare il proprio mistero di uomo.

Quello che ieri l’artista Buzzati aveva percepito scrivendo Il Deserto, oggi l’uomo l’ha sperimentato, l’ha dimostrato, l’ha vissuto, perché Drogo non aveva avuto il suo momento di eroismo, Dorigo invece l’ha avuto nella sua eroica passione. Buzzati quando scrive Il Deserto dei Tartari ha 33 anni ed è sconosciuto ai più, quando scrive Un Amore ha 57 anni, è già uno scrittore famoso ma questo non basta ad evitargli, una volta per tutte, la certezza dell’impotenza, della delusione di appartenere ad un "meccanismo" che ci ha condannati a non saper svelare il profrondo interrogativo della vita; al dolore intimo, acuto, dei sentimenti, si aggiunge il dolore universale, del nostro essere.

Quello che nel Deserto era una teoria qui diventa realtà e non c’è più il tempo per altre esperienze che possano illudere di mutare il senso dell’esistenza.

L’illusione dell’uno diventa la certezza dell’altro.

Allora Antonio Dorigo si arrende e consegna se stesso alla dignità dell’accettazione seguitando a vivere un amore che è diventato il riflesso di se stesso e riflette la profonda solitudine dell’Uomo, solo con le sue angosce.


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Minime letterarie - Un Amore di Dino Buzzati
3 febbraio 2014, di : letterata appassionata

Io sono una studentessa di lettere e nel prossimo esame dovrò affrontare Buzzati portando molte delle sue opere! Trovo il suo modo di scrivere molto innovativo e rivoluzionario,perchè un giornalista dovrebbe seguire dei canoni precisi mentre Buzzati trova un linguaggio nuovo e tematiche molto attuali. soprattutto a livello linguistico, l’uso degli aggettivi, dei verbi e come cambiamo se usati in articoli o cronache...che a fine dei miei studi ho appurato che in Buzzati non c’è poi questa netta divisione fra articolo e cronaca..o sbaglio? grazie è bello travare qualche forum intelligente =)
    Minime letterarie - Un Amore di Dino Buzzati
    6 febbraio 2014, di : ornella guidi

    Il mio personale giudizio è che le divisioni a certi livelli sono sempre restrittive, pretestuose, contano quello che contano...Buzzati scrive in un modo così coinvolgente che azzera il fattore tempo e questo vale sia per gli articoli sia per le cronache.

    In entrambi i casi conosce la chiave per far entrare il lettore in un passaggio segreto e portarlo sulla scena dei fatti... a quota 8000 metri o in una sciagurata stanza illuminata da una lampadina da 25 candele..ci siamo anche noi, non come spettatori, ma soggetti, tirati in ballo come personaggi alla pari, senza differenza tra palcoscenico e platea.

    Una sapiente alchimia di aggettivi, aggettivi e ancora aggettivi sempre assolutamente perfetti, che immettono anche nei fatti più concreti e realistici, sottili magiche e surreali ombre che fungono da collegamento fra tutti i personaggi, noi compresi, perché provengono dall’ancestrale magma umano.

    Buzzati è un giornalista? Sicuramente nell’oggetto di quello che scrive, in realtà Lui è uno scrittore sempre, è nato scrittore, e uso obbligatoriamente il presente non perché sia uno scrittore senza tempo, ma perché questo suo attingere al viscerale umano lo fa diventare costantemente uno scrittore del tempo presente e questo al di là delle diverse pennellate di colore del suo fantastico scrivere.