Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Città invisibili |

Maremoto AMAM Messina. C’è una nuova inchiesta giudiziaria

Pesanti i rilievi della Polizia di Stato nei riguardi della Cooperativa Sociale Universo e Ambiente, ritenuta vicinissima all’allora Presidente del consiglio comunale Emilia Barrile
di Antonio Mazzeo - mercoledì 9 ottobre 2019 - 859 letture

Al terremoto generato dall’inchiesta sul cosiddetto Terzo livello che avrebbe condizionato la vita politica, amministrativa e diversi affari economici e urbanistici della città di Messina, potrebbe seguire presto un’ondata di maremoto. Sì, perché e di acque e acquedotti che si parla e dell’azienda preposta al rifornimento idrico, interamente controllata dal Comune. C’è un nuovo filone d’indagine aperto dalla Procura della Repubblica di Messina per verificare legittimità e congruità degli appalti e degli affidamenti di cottimi fiduciari da parte dell’AMAM - Azienda Meridionale Acque Messina ad alcune imprese siciliane nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016. L’esistenza dell’inchiesta e l’identità di due degli indagati è trapelata incidentalmente nel corso del processo Terzo livello che vede imputati chiave l’ex presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile, noti professionisti e commercialisti, imprenditori e l’ex presidente del Consiglio d’amministrazione AMAM, Leonardo Termini. Chiamati a deporre come testi, l’ex direttore generale dell’azienda acque ed acquedotti, ingegnere Luigi La Rosa, e il funzionario AMAM ingegnere Francesco Cardile, hanno appreso dal Pubblico ministero dottor Fabrizio Monaco di essere stati iscritti nel registro degli indagati in relazione ad un procedimento connesso all’inchiesta sul Terzo livello, relativamente a una serie di appalti affidati dall’azienda peloritana. “Si tratta del procedimento n. 3592/2017 con stralcio di relativi atti nell’ambito di questo processo e risulta ancora pendente”, ha spiegato il Pm. Un vero e proprio colpo di scena che ha sorpreso gli ingegneri La Rosa e Cardile, alcuni degli imputati e i difensori presenti in aula. I due professionisti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e l’udienza è proseguita con l’esame di altri testimoni.

Così, dopo l’ex presidente Termini, finiscono sotto i riflettori l’ex direttore generale Luigi La Rosa che dopo aver abbandonato l’AMAM per limiti d’età era stato chiamato dal Consiglio d’amministrazione a collaborare “a titolo gratuito” con i nuovi vertici aziendali e il dirigente Francesco Cardile, vera e propria memoria storica di AMAM, responsabile del settore amministrativo e dei sistemi informatici ed ex direttore generale facente funzioni dopo il pensionamento dell’ingegnere La Rosa. Gli inquirenti contesterebbero ai due professionisti il reato d’abuso d’ufficio, commesso in precedenza alla data del 24 giugno 2016. Dagli atti depositati al processo sul Terzo livello è possibile documentare che l’iscrizione nel registro degli indagati risale al 12 giugno 2017 e che per il procedimento n. 3592/17 sono stati denunciati dalla Procura della Repubblica anche l’ex presidente del consiglio Emilia Barrile, l’ex consigliere comunale del Pd Angelo Burrascano, gli imprenditori Mauro Leva e Maria Carmela Richichi (contitolari del capitale sociale di Italsat S.r.l.); i legali rappresentanti della Cooperativa Sociale Universo e Ambiente Giacomo Crupi e Giovanni Luciano; l’amministratore e socio unico della Ecol 2000 S.r.l. Giuseppe Micali e il fratello Natale Micali, amministratore dell’Intercontinentale Servizio Igiene S.r.l.; l’amministratore della C.M.S. S.r.l. di Fiumefreddo di Sicilia, Salvatore Brischetto e uno dei soci, Isidoro Maria Susinni; l’amministratrice e socia al 95% della Pettinato S.r.l. Santa Tavilla e l’imprenditore edile originario di Fondachelli Fantina, Giuseppe Pettinato; i coniugi Gaetano Celesti ed Angela Sacco, il primo direttore tecnico e socio all’81,43% della Celesti Costruzioni S.r.l., mentre la moglie amministratrice della stessa società e socia accomandataria delle Edilcondotte S.a.S.. Il 26 febbraio 2018 i Pubblici ministeri Federica Rende e Francesco Massara hanno ottenuto dal Gip del Tribunale di Messina la proroga delle indagini, pertanto alla data odierna i termini sono definitivamente scaduti e quindi la Procura deve decidere se chiedere l’archiviazione o mettere avviso di chiusura indagini nella prospettiva di un nuovo processo. Sempre nel febbraio dello scorso anno il Gip aveva disposto la separazione degli atti e l’iscrizione a mod. 21 di autonomo fascicolo a carico di Emilia Barrile per il delitto di cui all’art 322 comma secondo del codice penale (istigazione alla corruzione) e per quello previsto dagli artt. 56-353 (tentata turbata libertà degli incanti). Contestualmente veniva prodotto dagli inquirenti un certificato del casellario giudiziale di Emilia Barrile da cui si evince che la stessa, con sentenza del Tribunale di Messina dell’11 febbraio 2005, irrevocabile dall’11 giugno 2005, ha subito la condanna a un mese e 5.500 euro d’ammenda per violazione delle norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia e delle prescrizioni sulle costruzioni in zone sismiche, più altri 400 euro di multa per invasione di terreni; alla Barrile è stato concesso tuttavia il beneficio della non menzione.

La Sezione della Polizia Giudiziaria della P.S. di Messina ha rilevato alcune sospette anomalie nella gestione dei bandi di gara AMAM e nelle modalità di affidamento dei lavori a imprese esterne. “I lavori o servizi commissionati sotto forma di affidamento diretto rappresentano nella quasi totalità dei casi proroghe di appalti già aggiudicati ad una determinata ditta per il tempo necessario all’espletamento delle nuove gare”, si legge nel rapporto presentato il 4 maggio 2017 in Procura, a firma del vicequestore aggiunto Fabio Ettaro. “A tal riguardo si ritiene che la prassi dell’AMAM di indire la nuova gara solamente allo scadere della precedente possa costituire un’anomalia nella gestione degli appalti. Infatti la maggior parte dei lavori o servizi prorogati prevedendo una durata variabile tra i 6 e i 12 mesi, avrebbero consentito una tempestiva programmazione e reso evitabile il continuo ricorso a proroghe con affidamento diretto nelle more dell’espletamento di nuove gare”.

Sempre secondo gli inquirenti, queste criticità si sarebbero evidenziate particolarmente nelle procedure di gara aggiudicate alla C.M.S. S.r.l., importante azienda che ha sede nella zona industriale di Fiumefreddo di Sicilia e che opera nella realizzazione, riparazione e manutenzione di acquedotti, gasdotti, oleodotti ed opere di irrigazione. Nel periodo 2013-2016, l’AMAM ha aggiudicato alla C.M.S. tre cottimi, uno per annualità, aventi tutti il medesimo oggetto ovvero il servizio di gestione, controllo e presidio degli impianti di sollevamento dell’acquedotto del Fiumefreddo, Bufardo-Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte ricadenti nella provincia di Catania. “Sono queste tra le gare AMAM di maggiore importo, con un valore di oltre 400.000 euro”, annota la Sezione della Polizia Giudiziaria di Messina. “Nell’avviso di manifestazione d’interesse per la gara 2015, l’AMAM richiedeva alle aziende alcuni requisiti minimi di partecipazione (esperienze pregresse, espletamento negli ultimi tre anni precedenti identici servizi, ecc.). Sebbene la procedura in questione si caratterizzi per la pubblicità che dovrebbe consentire la più ampia partecipazione possibile, in realtà sembrerebbe una procedura finalizzata all’affidamento del servizio proprio alla ditta C.M.S.. La combinazione di due requisiti sopra evidenziati, ovvero la precedente esperienza e la disponibilità di un’adeguata officina nelle immediate vicinanze degli impianti da gestire, di fatto riducono drasticamente qualunque forma di concorrenza. Tale ipotesi sembrerebbe provata proprio dal fatto che a differenza delle precedenti gare ove si erano presentate anche altre ditte, nella procedura in questione la C.M.S. è stata l’unica a manifestare l’interesse a parteciparvi”.

“Per ogni annualità esaminata dal 2013 al 2016 si è visto che il Direttore Generale Luigi La Rosa, nella fase di indizione della gara, ha puntualmente prorogato il servizio in corso per i tempi strettamente necessari all’espletamento delle procedure di gara per periodi variabili dai 30 ai 90 giorni”, aggiungono gli inquirenti. “Per tali proroghe sono stati impegnati gli importi corrispondenti ai ribassi d’asta offerti dalla ditta aggiudicatrice della gara prorogata, cioè sempre la C.M.S.. Ciò che desta maggiore perplessità è poi il ripetersi di disfunzioni correlate alla programmazione degli affidamenti del servizio di gestione, controllo e presidio dell’impianto acquedottistico, trattandosi di un servizio di primaria importanza e assoluta necessità ed avendo durata annuale potrebbe esser indetto con maggior tempestività. E’ accaduto invece che per quanto riguarda le procedure esaminate i primi atti necessari allo svolgimento delle gare, ovvero le richieste autorizzazione al legale rappresentante siano state protocollate e quindi fino a prova contraria inoltrate proprio nei periodi coincidenti con la fine del servizio in corso”.

Altra azienda committente AMAM sotto indagine è l’Italsat S.r.l. di Messina, con oggetto sociale la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti e la gestione delle reti fognarie. In particolare è a questa che nel 2014 l’allora direttore generale Luigi La Rosa, “attesa l’urgenza”, assegna i lavori di realizzazione del sistema di ricircolo delle fontane monumentali comunali La Pigna e Gennaro (importo 10.540 euro). “La messa in funzione delle suddette fontane darà la possibilità alla cittadinanza di una migliore vivibilità della città oltre che ad un ritorno d’immagine e di efficienza alle istituzioni e a questa Azienda”, motivava la scelta l’odierno indagato. Sempre nel 2014, l’Italsat di Mauro Leva e Maria Carmela Richichi otteneva affidamento diretto del servizio di clorazione acque potabili distribuite dall’azienda, “in pendenza di effettuazione della nuova gara” (durata 90 giorni con un impegno di spesa poco inferiore ai 42.000 euro). Previa richiesta di autorizzazione al cottimo fiduciario da parte dell’ingegnere La Rosa, la commissione di gara ha poi affidato alla stessa azienda la potabilizzazione delle acque (anni 2014-2015) per un importo di 188.356 euro. Al bando di gara si erano presentate solo due società, la Italsat S.r.l. e la Gullifa Francesco, quest’ultima però era stata esclusa per la mancata presentazione della polizza fideiussoria. Nel 2015 la società di Mauro Leva e Maria Carmela Richichi ha ottenuto da AMAM un altro cottimo fiduciario per la clorazione acque (anni 2015-2016), stavolta per un importo di 181.000 euro. “In questo caso Italsat è stata l’unica società a manifestare interesse alla partecipazione alla gara”, annota la Polizia di Stato. “Occorre sottolineare che nella procedura in questione il Dirigente Generale La Rosa ha inoltre prorogato alla ditta Italsat per un periodo di mesi due, tempo necessario all’espletamento delle procedure di gara per l’affidamento del servizio, lo svolgimento del medesimo servizio precedentemente aggiudicato; per tale proroga è stato autorizzato l’impegno di spesa di 23.294 euro”.

“In conclusione la Italsat ha espletato il servizio di clorazione per il periodo d’interesse senza soluzione di continuità, ovvero negli anni 2014-2015 e 2015-2016 ma anche in precedenza il servizio era stato espletato dalla medesima ditta”, aggiungono gli inquirenti. Proprio relativamente all’attività di clorazione svolta da Italsat, l’allora Presidente del Cda di AMAM, il commercialista Leonardo Termini, aveva precisato l’1 marzo 2017 ai giudici peloritani che l’acquisto del cloro e delle attrezzature per la sua immissione nei serbatoi era a carico dell’azienda. “Pertanto si tratta di un servizio di mera esecuzione che si potrebbe svolgere mediante personale interno previa formazione dello stesso ma che viene conferito a una ditta esterna per il sottodimensionamento dell’organico a differenza del passato”, riferiva Termini. L’affermazione non ha tuttavia del tutto convinto gli inquirenti che nel loro report alla Procura della Repubblica annotano che “il personale stabilmente impiegato dalla Italsat S.r.l. è di sole quattro unità e quindi atteso che il ricorso ad una ditta esterna sarebbe stato determinato da carenze di organico dell’AMAM, il reale apporto di manodopera sembrerebbe assai marginale”.

All’Intercontinentale Servizio Igiene S.r.l., amministratore unico l’imprenditore Natale Micali, l’Azienda Meridionale Acque Messina ha commissionato un gran numero di lavori: nel 2013 il servizio autoespurgo della 5^ e 6^ Circoscrizione comunale (impegno di spesa 11.500 euro); nel 2014 la manutenzione ordinaria delle reti fognarie della 3^ e 4^ Circoscrizione (44.819 euro), la pulizia delle vasche e dei sistemi di aspirazione del depuratore di Mili (la gara di 148.200 euro è stata vinta grazie a un ribasso record del 43,92%), con affidamento diretto ancora il servizio autoespurgo della 5^ e 6^ Circoscrizione (32.375 euro), la scerbatura e pitturazione degli impianti idrici e fognari del Comune di Messina (50.000 euro). Nel 2015 l’AMAM ha invece affidato alla società di Natale Micali i lavori di rifacimento della rete idrica di alimentazione del serbatoio Portella a servizio dei villaggi collinari della zona Nord (177.000 euro, a cui poi con perizia tecnica di variante si sono aggiunti altri 23.010 euro); i lavori per il ripristino della funzionalità delle reti fognarie della 1^ e 2^ Circoscrizione (117.325 euro); i lavori di somma urgenza per il ripristino del canale di convogliamento dei fanghi di uscita dal depuratore di Mili (50.200 euro). Nel 2016, l’Intercontinentale Servizio Igiene s.r.l. si è invece aggiudicata la gara per l’esecuzione del servizio di autoespurgo delle Circoscrizioni 1^ e 2^ con un’offerta di -33.3% rispetto alla somma impegnata nel bando (183.000 euro). Nello stesso anno, l’AMAM ha affidato alla Ecol 2000 S.r.l., nella titolarità di Giuseppe Micali, fratello di Natale Micali, i lavori di ripristino della funzionalità delle reti fognarie della 1^ e 2^ Circoscrizione comunale (importo a base d’asta 150.000 euro, offerta con un ribasso dell’11,13%).

Rilevanti anche le somme capitalizzate dalla Pettinato Costruzioni S.r.l. di Messina, amministratrice unica e socia al 95% la signora Santa Tavilla, coniuge del dominus-dirigente della società, Giuseppe Pettinato. Nel 2013 l’AMAM ha affidato alla ditta i lavori di somma urgenza per il ripristino della funzionalità dell’impianto fognario posto nel torrente Vallone a San Filippo Inferiore (55.000 euro). “In questo caso le perplessità derivano dalla mancanza sia di un evento particolare che di una tempistica nell’intervento congruente con il ricorso all’istituto della somma urgenza”, annota la Sezione della Polizia Giudiziaria. L’anno successivo, la Pettinato Costruzioni ha vinto il bando di gara per la manutenzione ordinaria delle reti idriche della città, zona Nord e Sud (245.765 euro impegnati, ribasso 10%). Sempre nel 2014, l’AMAM le ha affidato gli stessi lavori di manutenzione in continuazione al precedente cottimo, per un importo di 37.000 euro.

Pesanti i rilievi della Polizia di Stato nei riguardi della Cooperativa Sociale Universo e Ambiente, ritenuta vicinissima all’allora Presidente del consiglio comunale Emilia Barrile. “L’analisi della documentazione ha consentito di rilevare diverse anomalie negli affidamenti da parte di AMAM; ci si riferisce soprattutto al frequente ricorso ad affidamenti diretti e proroghe di cottimi fiduciari che consentivano alla medesima ditta di gestire in modo ininterrotto, nel periodo d’interesse, vari servizi di pulizia”, si legge nell’informativa del 4 maggio 2017. “Questo dato oggettivo non può esser interpretato prescindendo dal ruolo politico rivestito da Emilia Barrile e dal potere di influenza che ne deriva (si ricorda che AMAM è una partecipata del Comune di Messina), ma ancor di più da specifici interessi che la predetta sembra avere in AMAM e che esulano da possibili trattamenti di favore nei confronti della cooperativa”. Le indagini hanno pure accertato che le due figlie di Emilia Barrile, Rosaria Triolo e Stefania Triolo, hanno lavorato e percepito redditi da lavoro dipendente dalla Cooperativa Universo e Ambiente in periodi diversi tra il 2010 e il 2012 e che l’amministratore unico della coop dal giugno 2012 al gennaio 2016 è risultato essere Giacomo Crupi, cugino acquisito della Barrile.

Dulcis in fundo la Celesti Costruzioni S.r.l. di Messina, società che nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016 ha messo la propria firma su ben 15 lavori commissionati da AMAM, per un importo complessivo di oltre un milione e 100.000 euro. L’azienda controllata dall’imprenditore Gaetano Celesti e dalla moglie Angela Sacco si è aggiudicata in particolare nel 2013 i lavori di somma urgenza per il ripristino dell’acquedotto del Fiumefreddo, zona Letojanni e d’intervento per l’eliminazione dell’infiltrazione idrica nei locali del Tribunale di Messina. “Nel verbale di somma urgenza non è presente alcun riferimento alla data effettiva di constatazione urgenza a Letojanni e presso il Tribunale peloritano né di quando effettivamente siano stati effettuati i lavori”, evidenziano gli inquirenti. Alla Edilcondotte S.a.S. che vede Angela Sacco socia accomandataria e Gaetano Celesti socio accomandante, sono stati affidati invece nel giugno 2016 i lavori di manutenzione ordinaria delle reti idriche dei Villaggi Sud del Comune di Messina (l’azienda ha presentato un’offerta con un ribasso dell’11,1% rispetto all’importo a base d’asta di 190.000 euro). Presidente della commissione giudicatrice di quella gara era l’allora direttore generale AMAM facente funzioni, l’ingegnere Francesco Cardile.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -