Lenin e lo sport

Ma Lenin si è mai occupato di sport? Ce ne parla Carles Viñas...

di Redazione - mercoledì 13 dicembre 2023 - 803 letture

[...] Qual era però l’interesse reale dei bolscevichi nei confronti dello sport in generale e del calcio in particolare? Lo ritenevano qualcosa di rilevante? Lenin, per esempio, da giovane aveva praticato diversi sport, dall’alpinismo fino al ciclismo, passando per il pattinaggio su ghiaccio, il tiro a segno, il gorodki (un gioco tradizionale con birilli e una mazza) o la pesca, in cui si distingueva - secondo alcuni compagni - per la sua impazienza. Durante i periodi trascorsi in prigione e in esilio considerò lo sport come uno stimolo mentale per non abbassare mai il grado di tensione e di allerta. Quando venne rinchiuso a San Pietroburgo lasciò scritto che "fare ginnastica mi produceva un gran piacere e mi faceva considerare ben spesa la giornata". In una lettera inviata da Monaco alla sorella ricordava che fare tali esercizi "è assolutamente necessario quando sei solo".

Lenin riconosceva gli effetti dello sport sul "comportamento sociale dei cittadini e sulla promozione della salute" [1]. Al tempo stesso notava che poteva contribuire in maniera rilevante a formare l’individuo integrale della società comunista e, di riflesso, all’emancipazione delle donne. Al riguardo, il leader bolscevico sottolineò l’importanza del lavoro che sarebbe toccato allo Vsevobuc (il programma di addestramento obbligatorio diretto dall’Amministrazione generale d’istruzione militare universale del commissariato popolare d’affari militari, introdotto in tutto il paese nel 1918) nello stabilire una relazione di cameratismo tra i giovani e le giovani. Per lui, lo sport era il veicolo idoneo per avvicinare le donne all’attività pubblica e raggiungere in questo modo l’uguaglianza.

La vera passione di Lenin, però, erano gli scacchi; un hobby condiviso con Karl Marx [2] e molti altri intellettuali russi emigrati. Di fatto, arrivò addirittura a giocare regolarmente partite a distanza con il drammaturgo Anatolij Lunacarskij e con lo scrittore Maksim Gor’kij, inviando per posta i movimenti dei pezzi.

In una missiva, datata 19 novembre 1917 e spedita da Aleksandr Bogdanov al cognato, Lunacarkij, il medico e filosofo bielorusso teorico del movimento Proletkul’t (Cultura proletaria) - fondato nel febbraio 1917 con l’obiettivo di modificare radicalmente le forme artistiche per mezzo della creazione di una nuova cultura proletaria legata alla rivoluzione socialista -, scriveva che Lenin era un "giocatore di scacchi duro".

I compiti propri della gestione di uno stato nascente, come la Russia rivoluzionaria del 1917, obbligarono Lenina rinunciare agli scacchi. Le partite di solito erano lunghe e sottraevano troppo tempo alla sua agenda, sempre piena. Gli anni in cui restava assorto a lungo, a pensare la mossa successiva con gli occhi fissi sulla scacchiera, erano ormai passati. Gli obblighi dell’incarico - presiedette il Consiglio dei commissari del popolo dell’Rsfsr tra il 1917 e il 1921 - comportarono, suo malgrado, il progressivo distanziamento dagli scacchi. Nonostante tutto, nel novembre del 1922 fu designato presidente onorario della società di scacchi di Mosca in omaggio alla passione professata per la "ginnastica della mente".

Sebbene non potesse godere dello sport come anni addietro, Lenin condivideva le sue inquietudini con Nikolaj Podvojskij, membro del Partito operaio socialdemocratico di Russia, capo del Comitato militare rivoluzionario di Pietrogrado durante la Rivoluzione d’Ottobre e fino a marzo 1918 commissario del popolo per gli affari militari. Podvojskij, in seguito primo presidente dello Vsevobuc e, tra il 1921 e il 1923, anche della Sportintern, confidò che Lenin aveva posto in risalto l’importanza dell’allenamento in discipline quali l’ippica, lo sci, il ciclismo e gli sport acquatici, così come la necessità di sfruttare questa preparazione in ambito lavorativo e militare.

Podvojskij aveva ben chiaro che era "impossibile vincere la guerra civile o costruire il socialismo senza una campagna a grande scala per migliorare la condizione fisica e la salute" [3]. E tutto ciò andava fatto con urgenza, visto il conflitto bellico fratricida iniziato negli ultimi scampoli del 1917.

In realtà, però, ad eccezione di Lenin e di alcuni pedagoghi, che già prima della Rivoluzione avevano difeso la necessità di introdurre un sistema di educazione fisica universale, una buona parte dei bolscevichi mostrò poco interesse per lo sport. Il motivo era la loro visione critica degli sport competitivi, come il calcio, ritenuti spettacoli capitalisti. Non per nulla erano a favore del dilettantismo e di un approccio anticommerciale. Non c’è da stupirsi, se si tiene conto della percezione dello sport allora condivisa da buona parte della sinistra a livello internazionale [...].


Brano (pp. 81-83) tratto da: L’arte del calcio sovietico / Carles Viñas ; traduzione di Simone Cattaneo. - Milano : Il Saggiatore, 2023. - 186 p., [6] : br. ; 21,5 cm. - (La cultura ; 1697). - Tit.orig.: Futbol al pais dels soviets. - ISBN 978-88-428-3253-9.

[1] Sport in Soviet society : develepment of sport and physical education in Russia and the USSR / James Riordan. - Cambridge : Cambridge University press, 1977, p. 63

[2] Il filosofo e teorico tedesco odiava gli esercizi fisici, L’unica disciplina sportiva che praticò in tutta la sua vita furono gli scacchi.

[3] Sport in Soviet society : develepment of sport and physical education in Russia and the USSR / James Riordan. - Cambridge : Cambridge University press, 1977, p. 73


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