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Le correlazioni pericolose

Io spero di aver capito male. Io spero che qualcuno mi dica che nel mio paese non vige più lo jus sanguinis, che c’è posto per tutti, per chi ha figli e chi non ne ha, per chi arriva da lontano, per chi non sceglie il made in Italy.

di Alessandra Calanchi - giovedì 1 giugno 2023 - 1156 letture

Ci sono parole ed espressioni che a un certo punto sfuggono dalla tassonomica (e rassicurante) semplificazione dei dizionari e diventano bandiere. Tre di queste, negli ultimi tempi, mi hanno fatto riflettere anche perché spesso presentate mediaticamente come appartenenti a un unico insieme. Sono: natalità (con la variante de-natalità), made in Italy, e sostituzione etnica. Il collegamento tra loro è anomalo e pretestuoso, come andrò a dimostrare. O meglio: l’unico filo che le collega è l’appartenenza al gergo ministeriale. Tuttavia, diversamente da quanto qualcuno ha suggerito, la prima non è legata alla terza più di quanto non lo siano le “correlazioni spurie” a cui Tyler Vigen dedicò anni fa un simpatico libretto (2015). L’uomo tende a creare rapporti di causa-effetto, anche laddove ciò non abbia alcun senso: tra i molti esempi esilaranti riportati c’è la correlazione tra il numero dei film in cui appare Nicolas Cage e quello degli incidenti in piscina, oppure tra il consumo di margarina e la frequenza di divorzi nel Maine. Gli esempi sono decine. Nel nostro caso, è altrettanto assurdo legare la de-natalità dei bambini italiani (ed ecco il made in Italy che affiora) all’aumento dei richiedenti asilo, un aumento che risveglia il fantasma della sostituzione etnica.

Se non fosse drammatico pensare che qualcuno crede davvero che le famiglie fanno meno bambini per via di questo complotto internazionale ai danni della civiltà occidentale (o di quel che ne resta), e non perché non esistono più contratti a tempo indeterminato e la sicurezza economica è un’utopia per le nuove generazioni, ci sarebbe da ridere. Davvero qualcuno vorrebbe venire nel nostro paese per sostituirsi a noi o ai nostri figli e nipoti? Andiamo. Sarebbe bene informare gli eventuali illusi che noi con molte probabilità li faremo affogare in mare, poi se gli andrà bene finiranno in una specie di lager dal nome neo-orwelliano di “Centro di accoglienza” (Nota per il lettore smemorato: in 1984 tutto aveva un nome alla rovescia, per cui, per fare un esempio, il ministero della guerra era chiamato ministero della pace – oops spero di non aver dato involontariamente un’idea a qualcuno). E probabilmente non riusciranno a studiare, non troveranno un lavoro e non avranno mai la cittadinanza. Quindi di cosa stiamo parlando? L’invito non troppo sottinteso a dare nuovi figli alla patria, purché figli ‘made in Italy’ by Italians cioè DOCG come il vino, di origine controllata e garantita, il che esclude anche le famiglie di single oppure omogenitoriali o arcobaleno (perché ovviamente non basta nascere in Italia per diventare italiani) mi fa orrore. Certamente la mossa è astuta. Invece di risolvere due problemi distinti (la scarsità di lavoro e di prospettive per i giovani, da un lato; l’aumento dei profughi che scappano da guerre e povertà dall’altro) si crea una correlazione spuria in modo che, da vittime quali sono, le due categorie diventino colpevoli: i giovani perché non fanno figli, i migranti perché migrano.

Isaac Newton già nel 1726 scriveva: “Non devono essere ammesse più cause in natura rispetto a quelle che sono sia vere sia sufficienti a spiegare i suoi fenomeni”. Spostandoci dalla natura alla società, questa semplice affermazione non vale anche per noi? Sappiamo bene quali sono le cause da cui i profughi scappano e se continuano le guerre e il drammatico cambiamento climatico in corso potremo trovarci noi, un domani, in quella situazione. A noi sarà concesso scappare? La nostra disperazione sarà migliore della loro? Quanto ai giovani, qualcuno ha un’idea dei costi che comporta allevare un figlio? I salari italiani, che da tempo sono più che stagnanti, hanno messo a segno un rialzo che arriva appena alla metà della media Ue (4,4 per cento), rimanendo ben al di sotto dell’inflazione. E in ogni caso, se anche nascessero meno persone, da anni sento dire che la Terra è ormai superpopolata! Noi sappiamo bene che non ci sono abbastanza risorse per tutti… quindi il messaggio è che bisogna fare più figli italiani per avere più bocche italiane da sfamare in modo da continuare a lasciare nella fame interi continenti? Io spero di aver capito male. Io spero che qualcuno mi dica che nel mio paese non vige più il jus sanguinis, che c’è posto per tutti, per chi ha figli e chi non ne ha, per chi arriva da lontano, per chi non sceglie il made in Italy.


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