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La verità vi prego sui dispregi

Una storia dilettevole della musica : insulti, ingiurie, contumelie e altri divertimenti / Guido Zaccagnini. - 2 ed. - Venezia : Marsilio, 2022. - 495 p., [2] : br. ; 20,5 cm. - (Cartabianca). - ISBN 978-88-297-1586-2.

di Sergej - martedì 15 agosto 2023 - 958 letture

"Da tempo immemorabile circolano nel mondo del teatro e della musica storie, storielle, dicerie e scempiaggini che hanno a che fare con la superstizione. Di Ravel, per esempio, si dice che porti sfortuna il suo Bolero, così come di Shakespeare Macbeth (tant’è che in Inghilterra, spesso, piuttosto che chiamarlo con il suo nome, si preferisce indicarlo come The Scottish Play); guai, poi, a proferire il titolo dell’opera di Verdi [...] La forza del destino; ma tutto ciò è nulla al confronto dei Racconti di Hoffmann di Offenbach. Oltre all’episodio ferocemente commentato da Wagner (l’incendio del viennese Ringtheater divampato durante una sua rappresentazione), non si contano le sciagure occorse in occasione di suoi allestimenti; mi limito a segnalare che tre mesi dopo la catastrofe che provocò la morte di quattrocento persone, nel febbraio 1882 andò a fuoco anche l’Opéra di Parigi. D’altronde, lo stesso Offenbach godeva della diffusissima fama di iettatore: [...] Rossini gli dedicò il Petit Caprice dans le style d’Offenbach da eseguirsi servendosi dell’indice e del mignolo della mano destra.

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Una storia dilettevole della musica, di Guido Zaccagnini

Non fu immune da pulsioni superstiziose nemmeno il lucidissimo Arnold Schoenberg, il profeta del sistema dodecafonico, il quale dal 1930 al ’32 lavorò all’opera teatrale Moses und Aron (Mosè e Aronne). Aronne in tedesco si dice Aaron, con due ’a’ ma il titolo dell’opera schoenberghiana è Moses und Aron, con una sola ’a’. Non c’è bisogno di scomodare linguistica, Cabala ebraica, letteratura, teologia e filologia per capire la ragione di tale difformità. Schoenberg, semplicemente, era superstizioso, e in particolare ce l’aveva con il numero 13 [...]. Il compositore viennese era nato il 13 dicembre 1874; mai, in teatro o sala da concerto che fosse, si sedeva in tredicesima fila; non prendeva appuntamenti per il giorno 13 di qualsiasi mese, e se ne gliene veniva fissato uno, spostava la data [...]. Ma tutto questo non fu sufficiente a fargliela scampare: Schoenberg morì a Los Angeles il 13 luglio 1951".

Abbiamo tratto questo lungo brano dal gradevolissimo libro di Guido Zaccagnini, Una storia dilettevole della musica (pp. 412-3). Zaccagnini, spirito sornione e molto attivo e amato nella radiofonia italiana, recentemente scomparso, ha avuto la buona ventura di lasciarci questo suo ultimo libro. È davvero una miniera di aneddoti e cose divertenti, sulla storia della musica classica. Sono i veleni e i pettegolezzi - raccolti con sornione piglio archivistico - tra musicisti, quel che si dicevano gli uni contro gli altri gli "addetti ai lavori", tutti l’un contro l’altro armati. Perché attraverso il dispregio non vi è solo lo sfogo di una parte di noi "poco sportiva" nei confronti degli altri, ma anche il bisogno di competere, e di distaccarsi dalle musiche altrui, di trovare attraverso anche il gioco del dispregio, nuove combinazioni e la difformità di stile. Insomma, mantenere la diversità e permettere collettivamente di "andare avanti" (se si crede nel "progresso" in campo musicale) o di differenziare l’offerta complessiva, generando pubblici diversi. La storia della musica passa attraverso la competizione, e nella competizione si infilano anche contumelie e maldicenze.

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Il pettegolezzo secondo Oscar Wilde

Il libro di Zaccagnini è pieno di maldicenze, ed è godibilissimo. Perché Zaccagnini era davvero uno attento e sorridente, con l’occhio (e l’orecchio) umanamente impegnato a sorridere e non a giudicare, documentato, comprensivo con i suoi "grandi geni" (ma quando la smetteremo di usare termini come questi?) che nella vita reale erano persone come noi, bambini capricciosi e impegnati a farsi i dispetti gli uni con gli altri. Nell’iconografia corrente, il pettegolezzo - cercando su Google - mostra una predominanza impressionante di immagini "femminili": donne che "sparlano". Nella realtà tutti noi adoriamo il pettegolezzo, e conoscere i "dietro le quinte" di qualsiasi ambiente - sia esso politico, o letterario (come facevano i Goncourt) - umanizza il mondo e lo rende paradossalmente più sopportabile.

Zaccagnini riesce a divulgare in maniera gradevole, attraverso l’arte dell’aneddotica e del pettegolezzo, alternando schede in cui si spiegano cosa sono parti e aspetti tecnici della musica, biografie in cui da Händel a Stravinskij passano tutti i "grandi" della musica occidentale aggettivata "classica" (formalmente maschile: di donne credo ci sia solo Clara Wieck Schumann, Edith Piaf e Germaine Tailleferre citate). Davvero uno splendido libro. Caro Guido, grazie.


Sinossi editoriale

Ombrosi o passionali, romantici o iper-razionali: le vite dei musicisti sono policrome come le melodie con cui accendono i nostri sensi e pensieri. Tensioni emotive, vizi e virtù si traducono nelle loro composizioni, ragion per cui conoscerli e riconoscerli permette di intravedere il volto umano di personalità spesso idealizzate. Forte del rapporto sentimentale e professionale che da circa mezzo secolo intrattiene con la musica in veste di storico, studioso e divulgatore, Guido Zaccagnini racconta i rapporti tra i grandi protagonisti e i segreti dietro la nascita di melodie e falsi miti frettolosamente etichettati come capolavori. Accanto alle vicende biografiche non manca inoltre di chiarire aspetti teorici e legati ai vari contesti che hanno determinato l’affermarsi di leggende o la parabola discendente di forme musicali, correnti e strumenti, dalla Mazurka alla Sonata, dal Verismo all’Impressionismo, dal clavicembalo all’organo ecc. Narrando l’indole autoritaria e iraconda di Händel e le intemperanze di Wagner, la passione per i lepidotteri di Camille Saint-Saëns e il pallino di Erik Satie per gli ombrelli, le bordate di Prokof’ev contro Šostakovič e il Puccini double face, dandy nel bel mondo e «sor Giaomo» per gli amici, l’autore ricompone in modo originale i vari filoni che nel corso dei decenni hanno attraversato le fasi stilistiche della musica, delineando un avvincente affresco che va da Beethoven a Strauss, passando per Schubert, Schumann, Brahms, Wolf e Mahler. Far rivivere dissidi tecnici, morali e concettuali permette di «sollecitare una riflessione e conferire a questi monumenti della nostra civiltà musicale un tocco di umanità: che potrà, forse, farceli sentire più vicini; e magari farceli amare di più».


Libro acquistato.


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