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Là dove finiscono i sogni (un centro commerciale vi seppellirà)


Ci sono dei momenti in cui le nostre vite cambiano radicalmente, qualcosa si spezza, gli interessi non sono più gli stessi e ognuno prende la propria strada.
mercoledì 8 luglio 2009, di Fabrizio Cirnigliaro - 424 letture

Ghost World è un film del 2002 diretto da Terry Zwigoff. La storia è ambientata in una città del nordamerica e le protagoniste sono 2 amiche di lunga data, Enid (Thora Birtch) e Rebecca (Scarlett Johansson). Le due ragazze sono molto affiatate, hanno appena ottenuto il diploma e si apprestano a cercare una casa per vivere insieme. Sono quasi asociali: quello che vedono intorno a loro non gli piace e lo sbeffeggiano continuamente, con sarcasmo.

Insomma sono ”outsider” che non riescono a relazionarsi con il resto del mondo. La vita dopo la scuola però è satura di incertezze, di dolore e di disillusioni. Rebecca si trova un lavoro in una caffetteria di una famosa catena multinazionale. Serve tutto il giorno caffè e cappuccini a clienti che lei sostiene siano “scemi, svitati, sfigati…”, per l’amica invece sono solo “americani”. Enid invece non riesce a lavorare per più di un giorno nello stesso posto. Il suo sguardo verso il mondo è troppo cinico, la sua personalità è forte, sa cosa non vuole essere, ma non ha ancora capito cosa fare della propria vita. Ghost World è tratto da un fumetto americano, Erid è un personaggio del tutto insolito, rappresenta l’antieroina per eccellenza.

A differenza dei vari eroi dei fumetti, Erid cambia sempre look, si interessa a cose nuove e riesce sempre ad “incasinare” la vita di chi gli sta vicino. Fortemente attratta da Seymour (Steve Buscemi), quarantenne single collezionista di dischi, anche lui fortemente a disagio nella società attuale, si allontana pian piano da Rebecca, spezzando irrimediabilmente quel forte legame che le univa e chiudendo insieme all’amicizia la fase adolescenziale, in modo piuttosto drastico.

A fare da cornice a questa storia è una città desolante della provincia americana, una città “fantasma” appunto. Invasa dai centri commerciali che hanno portato lavori mal pagati e luoghi “brutti” dove ritrovarsi e “consumare”. Una volta presa questa direzione la città perde la propria identità, diventa una città uguale a tutte le altre. Ormai anche in Italia è cosi. Abbiamo gli stessi cinema multisala, dove il film è solo il vettore per il consumo di maxi porzioni di Pop Corn e bibite gassate,e con le stesse videoteche dove i commessi non riescono a distinguere “9 settimane e mezzo” da “8 e ½” di Fellini.

Nonostante sia stata etichettata come commedia, questa pellicola affronta alcuni dei mali della società di oggi. Seymour sostiene che “Il razzismo è mascherato nella nostra cultura, una volta era più scoperto, ma adesso è camuffato meglio, le persone si odiano ancora”. La fine di quell’indissolubile amicizia fra Erid e Rebecca è stata vissuta da molti nella propria adolescenza.

Si pensa sempre che queste cose accadano agli altri, ma ci sono dei momenti in cui le nostre vite cambiano radicalmente, qualcosa si spezza,gli interessi non sono più gli stessi e ognuno prende la propria strada. C’è chi decide di scendere a compromessi e viene omologato dalla società che prima disprezzava e chi invece sceglie di continuare a sognare, lasciando magari la propria città ormai irriconoscibile, cercando di mantenere lo stesso sguardo verso il mondo, quello di un’adolescente,dei suoi sogni,delle sue illusioni.

“Io odio i miei interessi. Credi che sia salutare l’ossessione delle collezioni? Io non ho rapporti con gli altri e riempio la mia vita cosi”

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