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La città di Antonio Di Grado

Catania: Due o tre cose che so di lei / Antonio Di Grado. - Viagrande: Algra, 2022. - 171 p., [1] : br. ; 21 cm. - (Congetture e confutazioni / collana diretta da Antonio Di Grado ; 1). - ISBN 978-88-9341-545-3

di Sergej - domenica 3 aprile 2022 - 1224 letture

L’1 aprile 2022 è stato presentato presso la Libreria Mondadori di piazza Roma, a Catania, il libro di Antonio Di Grado: Catania: Due o tre cose che so di lei (Algra ed., 2022). In dialogo con l’autore, Agnese Amaduri e Maria Rosa De Luca.

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Catania, 1 aprile 2022 - Libreria Mondadori piazza Roma - Presentazione del libro di Antonio Di Grado

Attraverso ricordi, riletture, citazioni - con una scrittura densa e sapiente -, c’è una storia culturale e sociale di Catania degli ultimi cinquant’anni, che passa anche attraverso le persone che Di Grado ha conosciuto, su cui ha letto, con cui ha lavorato: si pensi al periodo della "primavera catanese" tra il 1993 e il 1996 quando Di Grado è stato assessore alla cultura nella giunta Bianco. Il libro si aggiunge al filone di saggi che sono stati dedicati a Catania: Catania (Laterza, 1986) di Giuseppe Giarrizzo, Guida di Catania e Provincia (Maimone, 1991) e il postumo Catania : tra nostalgia sottile e vitalità irrefrenabile (Mesogea, 2005) di Nino Recupero - e citiamo questi perché i loro autori rientrano nell’orizzonte delle persone che Di Grado ha frequentato. Due intellettuali che, come Di Grado, hanno vissuto e "pensato" la città. Ponendosi sulla stessa linea temporale, ma in fasi diverse: la riflessione sulla città, sul tema del potere e dello "sviluppo" storico e sociale, terminata la fase della modernizzazione degli anni Settanta (e delle contrapposizioni non solo ideologiche relative) e nel bisogno di una nuova fase di cui ancora non si riconoscevano i connotati - ma su cui Giarrizzo, con i decenni dedicati al restauro del Monastero dei Benedettini è stato un tenace costruttore. Il bisogno, che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, si sentiva: di incontrarsi e incontrare, di una società liberata dalla cappa plumbea della corruzione e del governo degli imbalsamati, succeduta all’uccisione di Moro - nel libro curato da Nino Recupero, poco prima che (miracolo) tangentopoli sembrava spazzare via tutto e permetteva l’effimero periodo liberatorio del 1993. Poco prima che tutto finisse, nel 1994 con la "discesa in campo" (Berlusconi) e il ritorno dei faccendieri. E il secondo libro di Nino Recupero (uscito nel 2005, Nino Recupero ci ha lasciati nel 2003 e Girodivite gli ha dedicato uno speciale) testimonia la nuova fase. L’occhio di Di Grado ha modo di distendersi sul prima e sul dopo che stiamo ancora vivendo, con passione umanista. Per le molte persone e cose di cui si parla (peccato manchi un indice analitico) consigliamo vivamente la lettura di questo libro.


Sinossi editoriale

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Catania due o tre cose che so di lei, di Antonio Di Grado

Micio Tempio e sant’Agata, la torre Alessi e il mare occultato, la "Milano del Sud" e la "Seattle italiana", la città-carcere di De Roberto e la città-salotto di Brancati, il monastero dei Benedettini e le penombre di villa Bellini, i poeti estinti e le operaie del sesso, le risate di Franco Battiato e le sgroppate del "Papu" Gomez, la "primavera" di Bianco e il porto franco dei valdesi, e tant’altro e altri ancora, giocano a rimpiattino e di tanto in tanto si mandano un fischio in questa rievocazione che a un tentativo di analisi critica, a un brusco "à nous deux" con una città multanime, inevitabilmente e inestricabilmente mescola il canto di sirene della memoria.

Passi a piedi, passi a memoria tra le maschere e le icone d’una città smodata, nel suo cuore di prorompente vitalità che riversa arguzie e malumori, disinganno e dileggio, candore e ferocia, ostinate inerzie e gaia anarchia.


L’autore

Antonio Di Grado (Catania, 1949) è stato professore ordinario di Letteratura italiana nell’ateneo catanese. Nel suo percorso di apprendista e poi di studioso ha avuto la fortuna di incontrare due grandi maestri come il filologo e italianista Salvatore Battaglia, cugino della madre, e Leonardo Sciascia. Quest’ultimo lo nominò direttore letterario della Fondazione che gli sarebbe stata intitolata: dal 1990 a tutt’oggi Di Grado svolge quest’incarico. Ha scritto un po’ di tutto; nei suoi libri più recenti si è occupato dei romanzi sull’anarchia (L’idea che uccide, 2018), delle mistiche (Le amanti del Loin-Près, 2019), delle congetture letterarie sull’Oltre (Al di là. Soglie, transiti, rinascite, 2020), degli scrittori del “ventennio nero” (Scrivere a destra, 2021).



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