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L’antipatico

Di Toni Negri e di qualcosa di incofessabile.

di Sergej - domenica 17 dicembre 2023 - 805 letture

Ci sono persone che ci stanno antipatiche. È più forte di noi. Una cosa "di pelle", assolutamente irrazionale. Incontriamo il tizio o la tizia e "ci sta antipatica". Così, di botto. Senza se e senza ma. Non riusciamo a farci niente, non abbiamo motivi razionali a giustificare questo. Succede e basta. Di solito abbiamo questo istinto irrazionale quando individuiamo nell’altro qualcosa che ci fa paura, che mette noi stessi in discussione, qualcosa che temiamo essere in noi stessi e allora vedendoci allo specchio abbiamo ribrezzo, repulsione, conati di vomito. L’altro ci fa antipatia perché crediamo di rinvenire "nei particolari" dell’altro, qualcosa che temiamo per noi, che sia dentro di noi e che non vorremmo avere. I particolari possono essere i più svariati: un modo di camminare, un modo di parlare, una smorfia, un atteggiamento, un intercalare... Abbiamo decisamente una vita problematica, l’incontro con l’altro è sempre un trauma (per alcuni almeno).

Toni Negri era uno antipatico. Perché? Faccia supponente, faccia da Joker, il sorriso che stringe la bocca senza spalancare i denti, l’arroganza intellettuale? Cosa attribuivamo a lui che rispecchiava la nostra paura per noi stessi? Magari poi a parlarci, poverino, era una pasta d’uomo. Ma così, di primo acchito...

Lo si diceva un "cattivo maestro". Strana espressione. Esistono i maestri, le persone della generazione precedente alla nostra che per età o competenze riescono a costituire un punto di riferimento - soprattutto morale, metodologico -. Compito principale dei maestri è individuare, tra "gli allievi" che si avvicinano a lui, le persone produttive. Quelle capaci di far andare avanti il pensiero, la professione, il fare collettivo - a prescindere dal giudizio che un "maestro" possa avere riguardo agli esiti di quella produzione. Perché poi un allievo produttivo può anche produrre cattiva scienza, o scienza su cui il "maestro" per ragioni di rigidità anagrafiche considera sbagliate - ma che poi si scopre che sbagliate non sono. Le vie del signore sono infinite, diceva qualcuno - le vie della conoscenza sono tortuose. E il mondo è fatto a scale...

A me spiace che sia morto, perché viene a mancare qualcuno che riusciva a stimolare la ricerca "per contrario e per diverso". Se uno ti fa antipatia, tu per preconcetto sei intanto "contro" quello che dice quella persona, e cerchi di demolire le cose che dice, cerchi di trovare le strade alternative. Il pensiero si consolida attraverso il nepotismo, la raccomandazione e il potere degli accademici, ma scarta salta e avanza per antipatie e misunderstanding. Toni Negri ci costringeva al pensiero altro, a pensare contro l’omologazione e il conformismo che il suo stesso pensiero contrastava per scegliere altre facce del conformismo. Su Toni Negri possiamo leggere le considerazioni di Antonio Cantaro:

È morto Toni Negri, un “cattivo maestro” hanno scritto in queste ore tante agenzie di stampa e tanti quotidiani del “bel paese”. Brutto paese. Non perché si è obbligati a parlar bene di chi se ne va anche da parte di chi, come me, non lo ha amato né intellettualmente né politicamente.

Brutto paese perché almeno queste ore potevano essere l’occasione per riflettere sulla disgrazia di scuole e Università che non producono più cattivi maestri. Senza, infatti, l’esistenza di cattivi maestri non si producono studenti curiosi, inquieti, dunque ricchi di conoscenze. E tanto meno buoni maestri. Basta, per verificarlo, entrare in una qualsiasi aula di quella che un tempo era la Repubblica italiana.

L’elogio del cattivo maestro, fornito qualche anno fa dallo stesso Toni Negri (non parlava di sé ma di altri, di un giurista, Luigi Ferrari Bravo), andrebbe letto e meditato nei prossimi giorni nelle scuole di ogni ordine e grado. E siccome questo non accadrà – siamo un brutto paese – leggerò, a beneficio dei miei lettori, i passaggi salienti. Acutissimi e colti. Come dire tutto ciò che oggi aborriamo.

«(…) il cattivo maestro è quello che deve essere escluso, sanzionato, bandito (…). Ma chi è il cattivo maestro? Il cattivo maestro è colui che reagisce al mondo nel quale vive (…) mosso a filosofare dall’indignazione. Spinoza definisce così l’indignazione: l’odio verso colui che ha fatto male a un altro».

L’indignazione dunque «è una passione negativa innervata dall’amore. Ma se il cattivo maestro è colui che deve essere escluso perché si indigna, se è colui che insorge davanti all’evento malvagio, chi è il buon maestro».

Toni Negri ne fornisce in maniera esemplare i tratti, la psicologia. È «colui che descrive il mondo come fatto e predisposto per chi comanda e per chi obbedisce, per chi ammira e non si indigna (…). Da questo punto di vista potete stare sicuri che i cattivi non sono buoni. Ogni cattivo maestro è arrabbiato con qualcuno. Se la prende con qualcuno o con qualcosa».

«Machiavelli è indignato contro gli utopisti e contro i tiranni, risponde alla voce di un demone, del demone repubblicano e democratico (…). Spinoza è indignato contro i teologi e la superstizione religiosa. I teologi danno del Dio che vive in noi un’immagine superstiziosa: le Chiese sono un asylum ignorantiae».

«Il cattivo maestro genera discepoli, ma li genera ambiguamente. Proprio perché egli è un evento di libertà, il cattivo maestro non disciplina la generazione: egli avrà discepoli fedeli e infedeli, l’ambiguità e l’alternativa vivranno nella sua discendenza (…) Perché questo avviene? Perché il cattivo maestro non dà certezza dogmatica. Egli è un vero partigiano che sa dove porsi nella lotta pratica, nella storia, laddove dunque gli uomini sono costretti alla scelta».

«Di quale cattivo maestro abbiamo bisogno oggi? Probabilmente di molti. Che si sia entrati in un mondo nuovo, infatti, nessuno dubita più. Non ci basteranno dunque tutti i cattivi maestri insieme ad orientarci (…). No, non basta (…). Noi dobbiamo provarci (…). L’indignazione, ovvero, come si disse di Socrate, la corruzione dei giovani, sono il nostro ideale morale».

In questa accorata conclusione negriana leggo gli echi del pensiero di un grande italiano che probabilmente Toni Negri considerava quanto più distante da Lui. Quella gramsciana riforma etica e politica, senza la quale non ci sarà mai Paese. Né domani, né dopodomani.

PS: di Toni Negri parla anche Massimo Cacciari, su La Stampa, ma io non vi rimando il link perché sono antipatico e gli antipatici, si sa, sono anche dispettosi.


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