Intervista a Mario Adinolfi

Continua la nostra iniziativa tesa a far conoscere i Candidati alla Segreteria del Partito Democratico.
di Emanuele G. - sabato 1 settembre 2007 - 13962 letture

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Mario Adinolfi

Prima di passare all’intervista, vorrei ricordare le regole per ospitare interviste ai Candidati alla Segreteria del Partito Democratico:

01) Domande uguali a tutti i Candidati alle primarie;

02) Nessuna nota di presentazione, ma pubblicazione di una biografia del Candidato;

03) Pubblicazione di una sola fotografia e del sito internet di riferimento;

04) Pubblicazione in ordine di arrivo dell’intervista.

Biografia:

Mi chiamo Mario Adinolfi, da padre ministeriale salernitano e madre casalinga australiana, ho 36 anni, giornalista professionista dal 1997 dopo otto anni e mezzo da precario, laureato in storia, sono separato e ho una figlia di 11 anni, Livia, nata da un matrimonio d’amore contratto a vent’anni. Convivo con una trentenne italo-inglese, bella e che mi ama. Il 4 marzo 1985, in piena crisi pre-adolescenziale, entrai in una sezione della Dc, nel mio quartiere romano del Testaccio: c’era da organizzare la campagna elettorale per le amministrative. Le vincemmo. Ho vinto poi tutte le elezioni studentesche che c’erano da vincere, a scuola e all’università, ritrovandomi a capo degli studenti cattolico-democratici. Mi sono formato nella scuola cattolica, poi nel 1991 ho lasciato la casa dei miei genitori, per vivere in una casa agghiacciante con altre dieci persone, dove però ho trovato uno dei miei migliori amici. L’evento mi ha rafforzato nella fede nell’eterogenesi dei fini.

Nell’aprile del 1993 mi sono sposato e nel 1996 è nata Livia. Rimasi da militante nella Dc fino al suo scioglimento, avvenuto nel 1993. Mino Martinazzoli mi chiamò ad essere il più giovane rappresentante nell’assemblea costituente del Partito popolare italiano. Ho creduto al Ppi come luogo da cui costruire l’intesa dei cattolici con la sinistra che aveva da poco abbandonato la radice marxista. Nel 1997 un evento personale mi ha tolto la serenità del rapporto con Dio, ma il marchio dell’ispirazione cristiana è indelebile. Intanto, Il mio matrimonio è finito nel 1999 perché mi sono innamorato di un’altra donna, che non è la donna con cui convivo adesso. Dopo aver avuto incarichi di prestigio nel Ppi (da leader dei giovani del partito, a consigliere nazionale, a membro dell’esecutivo nazionale) il 15 gennaio 2001 mi dimisi da tutti gli incarichi per oppormi allo scioglimento del partito. Votai da solo contro, poi diedi le dimissioni, con una lettera al segretario che mi costò moltissimo sul piano umano, perché il partito è sempre una comunità di donne e di uomini vincolati da profonda solidarietà.

Professionalmente ho scritto i primi articoli al Popolo, alla Discussione e sono poi diventato professionista tra Avvenire e Radio Vaticana. Nessuna di queste testate ha voluto assumermi, anzi nell’ottobre 1996, un mese dopo la nascita di mia figlia e mentre la stavo battezzando, con una telefonata venni licenziato perché la Cei virava a destra e io ero popolare. Feci causa e ottenni molti soldi (cento milioni dell’epoca) che mi hanno permesso di affrontare il tunnel della mia vita. Vissi (io e la mia famiglia, senza aiuti di nessuno) di sussidio disoccupazione finché un giorno del 1997 una segretaria di redazione della Rai che amava Testaccio come quartiere, scoprì per via dell’ordine alfabetico in cima alla lista dei disoccupati per le sostituzioni estive il nome di un disoccupato abitante nella piazza di quel quartiere. Ero io. Mi chiamò e mi chiese se accettavo una sostituzione estiva al Televideo d’agosto: un contratto a tempo determinato di ventitré giorni per il turno da mezzanotte alle sei. Accettai. Per sei anni in Rai ho avuto contratti a termine. Ho deciso allora di non usare mai la politica in appoggio alla professione, non perché sono buono, ma perché crea un vincolo di dipendenza di tipo simil-mafioso e io non sono bravo a sopportare. Dopo diciannove contratti a termine, quando toccava a me essere assunto, venni scavalcato da un collega precario sostenuto da un assessore di un comune minore del Lazio. Dissi basta e diedi le dimissioni. Di nuovo sussidio di disoccupazione.

Intanto avevo fondato Democrazia Diretta, con cui ho partecipato in autonomia alle campagne elettorali del 2001 e del 2003. Nel 2005 DD entrò nella lista civica regionale che sosteneva Piero Marrazzo. Intanto mi ero messo a fare radio e tv, inventando una trasmissione televisiva che si faceva nel salone di casa mia. Era la prima serie di Contro Adinolfi, intervista in pressing su un politico. Oggi Contro Adinolfi è arrivato a cinquecento puntate e ha avuto ospiti i maggiori esponenti di tutte le aree politiche. La trasmissione va in onda su Nessuno Tv, di cui da collaboratore sono diventato vicedirettore, e su una delle radio storiche della sinistra: Radio Città Futura. Nel 2003 ho aperto un blog che è diventato rapidamente tra i più seguiti della blogosfera. Credo di aver inventato la crossmedialità italiana e all’incrocio tra radio, tv e web ho avuto una discreta fortuna professionale. Tengo una rubrica quotidiana su Europa che racconta le evoluzioni dei blog italiani e sono spesso ospite di trasmissioni televisive. Ho scritto cinque libri, il più importante dei quali è Email-Lettera dalla generazione invisibile e sono fedele al mio editore, Halley Editrice.

Un anno fa la rivista Time mi ha inserito tra le dieci giovani speranze d’Italia, cosa che ha accarezzato il mio ego, spesso ipertrofico ma mai per ragioni banali. Da più di un anno Democrazia Diretta e Generazione U, l’associazione di blogger a cui ho dato vita subito dopo il trauma della notte dell’11 aprile 2006, chiedono a gran voce il partito democratico, sottolineando molto il valore di quell’aggettivo. Il 18 luglio 2007 mi sono candidato segretario politico del partito democratico. Il 14 ottobre potreste votare per me, ma preferirei vedervi impegnati nel nostro comitato Si Può Fare e poi candidati nel vostro territorio, per far valere le vostre idee se le mie (espresse in una dichiarazione d’intenti e nel programma Cento, due, zero) non vi piacciono. Sono molto goloso e di conseguenza peso oltre centoquaranta chili per un metro e novanta d’altezza. Mi piace la polemica, perché genera le idee migliori, ma qualche volta so di eccedere. Sono un buon giocatore di poker. Leggo molto, in modo vorace, non ho case di proprietà, credo nell’amicizia più che in ogni altra cosa e mi vesto prevalentemente in bermuda. Posso essere cinico. Non capita spessissimo, ma capita. Credo di essere però, di fondo, una persona buona e spero di non diventare mai una brava persona.

Fonte

Intervista:

01. CHI E’ IL CANDIDATO MARIO ADINOLFI?

Uno dei sei candidati alla segreteria nazionale del Partito democratico. Il mio mestiere è scrivere, la professione a cui vengo iscritto è quella del giornalista. Ma sono anche un trentaseienne papà di una bambina di undici anni, un discreto giocatore di poker, uno che mangia in allegria, un appassionato di politica. Quella vera.

02. PERCHE’ HA DECISO DI CANDIDARSI ALLA SEGRETERIA DEL PD?

Perché la democrazia è su un crinale pericoloso, il valore stesso della parola è a rischio. C’è chi comincia a pensare che la democrazia non funzioni e cerca scorciatoie legate a percorsi leaderistici e messianici. Io credo alla democrazia come valore in sé, legittimata dalla partecipazione di milioni di donne e di uomini alle decisioni. Le decisioni di uno solo mi agitano, se hanno ricadute su milioni di vite. E allora, quando è nato un partito che si definisce "democratico" fin dal suo nome di battesimo, ho deciso di testare il grado di democrazia interna.

03. QUALI LE SUE PRECEDENTI ESPERIENZE POLITICHE?

Sono stato un giovanissimo militante della Dc, fino al suo scioglimento nel 1993. Sono stato un dirigente nazionale del Ppi, fino alle mie dimissioni da ogni incarico il 15 gennaio 2001. Da quasi sette anni insieme ad altri amici animo il movimento chiamato Democrazia Diretta e la sua filiazione web, Generazione U, nata il 6 maggio 2006 per riunire tutti i blogger interessati alla genersi del Partito democratico.

04. CI PUO’ RIASSUMERE IL SUO PROGRAMMA?

Il mio programma è riassunto in tre cifre: 100.2.0. Ma mi piacerebbe che i lettori venissero a scoprirlo sul mio blog www.marioadinolfi.it, perché è un luogo dove possono leggerlo ma anche discuterlo. E’ questa l’essenza della mia candidatura: non procede verticalmente, con un messaggio dall’alto verso il basso, ma prova a muoversi su un piano di discussione orizzontale, tra tutti gli interessati. La democrazia dovrebbe funzionare così.

05. PUO’ IL PD RAPPRESENTARE QUEL VOLANO NECESSARIO A RIFORMARE L’ITALIA?

Non può, deve. Altrimenti il suo progetto sarà fallito.

06. QUALE IL SUO IMPEGNO PER I GIOVANI?

L’impegno è a rappresentarne i bisogni e gli interessi. Sotto i 40 anni ci sono 28 milioni di italiani e pensate che i gruppi parlamentari dell’Ulivo non hanno neanche un eletto, dico neanche uno, nato come me negli anni Settanta.

07. COSA NE PENSA DEI PROBLEMI DEL MERIDIONE?

Una parte del programma parla di questo, partendo dall’emergenza criminalità che è la vera palla al piede del Sud Italia. Quella catena va recisa con nettezza e forza e sistematicità.

08. COME RENDERE PIU’ EFFICENTE LO STATO?

Ispirando senso civico. Senza di esso, ogni riforma è inapplicabile.

09. QUALI LE SUE LINEE GUIDA PER LA POLITICA INTERNAZIONALE?

La politica internazionale è un tema piuttosto complesso per essere affrontato con una domanda così generica. Di cosa si vuole parlare? Della difficoltà del rapporto con i paesi islamici? Del tema della guerra? Del ruolo dell’Onu? Del problema delle riserve energetiche e del rapporto con i paesi che le detengono? Dei diritti umani negati in decine di paesi? Degli accordi sul tema ambientale che non vengono conclusi? Delle problematiche del commercio internazionale? Del dramma israeliano-palestinese? Della crisi delle borse mondiali? Insomma, restiamo concentrati sui punti salienti delle primarie del 14 ottobre. Che riguardano l’Italia, la qualità della democrazia italiana.

10. CREDE NELL’EUROPA UNITA?

Le nostre liste alla Costituente del Pd si chiameranno Generazione U. E’ anche la U di Unione europea. Sì, ci credo.

11. CHI E’ IL CANDIDATO MARIO ADINOLFI NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI?

Una persona che ama vivere con le altre persone, che prende l’autobus per muoversi, che è profondamente legato ai propri affetti, che crede nel valore dell’amicizia. Che sa quanto costa un litro di latte, mezzo chilo di pasta e un etto di prosciutto.

12. UNA FRASE CHE AMA RICORDARE SEMPRE CON PIACERE...

"Bisogna immaginare Sisifo felice". Sono le ultime quattro parole de "Il Mito di Sisifo" dello straordinario Albert Camus. Sisifo venne condannato dagli dei che aveva sfidato a caricarsi sulle spalle un masso enorme e portarlo fino alla cima della montagna, sapendo benissimo che il massimo alla fine della salita sarebbe di nuovo rotolato giù a valle e lui avrebbe dovuto rifare tutta la fatica, per l’eternità. Ma Camus spiega bene che "la lotta verso la cima, la sguardo che sfida gli dei, possono riempire il cuore di un uomo". Bisogna immaginare Sisifo felice. Anche davanti a una sfida che pare impossibile.

Sito Candidato Mario Adinolfi


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