Il comunismo / di Platone



sabato 29 gennaio 2005, di Redazione Antenati - 2794 letture

[416 d] [...] prima di tutto nessuno deve avere sostanze personali, a meno che non ce ne sia necessità assoluta; nessuno deve poi disporre di un’abitazione o di una dispensa cui non possa accedere chiunque lo voglia. Riguardo alla quantità di provviste occorrenti ad atleti di guerra temperanti e coraggiosi, devono ricevere dagli altri cittadini, dopo [e] averla determinata, una mercede per il servizio di guardia, in misura né maggiore né minore del loro annuo fabbisogno. Devono vivere in comune, frequentando mense collettive come se si trovassero al campo. Per quello che concerne l’oro e l’argento, occorre dire loro che nell’anima hanno sempre oro e argento divino, per dono degli dèi, e che non hanno alcun bisogno di oro e argento umano; e che non è pio contaminare il possesso dell’oro divino mescolandolo a quello dell’oro mortale: perché numerose sono [417 a] le empietà che si sono prodotte a causa della moneta volgare, mentre integra resta quella che portano entro di loro. Anzi a essi soli tra i cittadini del nostro stato non è concesso di maneggiare e di toccare oro ed argento, e di entrare sotto quel medesimo tetto che ne ricopra; né di portarli attorno sulla propria persona né di bere da coppe d’argento o d’oro. E cosí potranno salvarsi e salvare lo stato. Quando però s’acquisteranno personalmente terra, case e monete, invece di essere guardiani, saranno amministratori [b] e agricoltori; e diventeranno padroni odiosi anziché alleati degli altri cittadini. E cosí condurranno tutta la loro vita odiando e odiati, insidiando e insidiati, temendo molto piú spesso e molto di piú i nemici interni che gli esterni; ed eccoli già correre sull’orlo della rovina, essi e il resto dei cittadini. Per tutto ciò, continuai, diciamo pure che cosí debbono essere organizzati i guardiani per quanto riguarda l’abitazione e gli altri bisogni; e siano queste le nostre leggi. No? - Senza dubbio, rispose Glaucone.

Repubblica, 416d-417b - (Platone, Opere, vol. II, Laterza, Bari, 1967, pagg. 239-240)

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