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E nel silenzio delle guerre... la vicenda di Julian Assange

La Westminster Magistrates’ Court di Londra ha emesso l’ordine formale di estradizione negli Usa per Julian Assange.

di Sergej - giovedì 21 aprile 2022 - 1358 letture

L’aggiornamento dell’ANSA è stringato passa insolitamente stringato:

"La Westminster Magistrates’ Court di Londra ha emesso l’ordine formale di estradizione negli Usa per Julian Assange.

Salvo un ricorso dell’ultimo minuto presso l’Alta Corte, spetta ora alla ministra degli Interni, Priti Patel, dare il suo via libera finale (ritenuto scontato) al trasferimento dell’attivista australiano negli Stati Uniti, dove rischia una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere documenti riservati su crimini di guerra commessi dalla forze americane in Iraq e Afghanistan.

Il placet della ministra è previsto entro un termine massimo di 28 giorni" [1].

Dietro questa notizia è uno dei crimini più efferati che siano stati commessi in Occidente, contro la democrazia, la libertà di informazione e di parola, contro il diritto dei popoli a vivere una vita adulta, pacifica e consapevole. La lunga vendetta dell’establishment contro il giornalista ribelle Julian Assange prosegue inarrestabile. Quello contro Assange è una esecuzione in diretta mondiale, ma lunga diversi anni. Assange da esempio di libertà di parola diventa esempio di come il potere ha modo tempo e leve per sopprimere e far pagare a chi rema contro l’ordine costituito.


Julian Paul Assange (Townsville, 3 luglio 1971) è un giornalista, programmatore e attivista australiano, cofondatore e caporedattore dell’organizzazione divulgativa WikiLeaks. Nel 2010 è assurto ad ampia notorietà internazionale per aver rivelato tramite WikiLeaks documenti statunitensi secretati, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning, riguardanti crimini di guerra; per tali rivelazioni ha ricevuto svariati encomi da privati e personalità pubbliche, onorificenze (tra cui il Premio Sam Adams, la Medaglia d’oro per la Pace con la Giustizia dalla Fondazione Sydney Peace[2] e il Premio per il Giornalismo Martha Gellhorn), ed è stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la pace per la sua attività di informazione e trasparenza.

Dall’11 aprile 2019 è incarcerato nel Regno Unito presso la Prigione Belmarsh di Sua Maestà, prima per violazione dei termini della libertà su cauzione conseguente a controverse accuse di stupro della Svezia (poco dopo archiviate), e poi in relazione ad una sopraggiunta richiesta di estradizione fatta dagli Stati Uniti d’America per le accuse di cospirazione e spionaggio.

Tale detenzione - i cui presupposti erano già stati respinti nel 2015 dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, e rivelatasi anche avvenire in condizioni gravosamente severe - nonché le eventualità di estradizione e persecuzione a vita negli USA, hanno suscitato forte protesta e appelli per il rilascio da parte dell’opinione pubblica e di svariate organizzazioni per i diritti umani, fino all’attivarsi del relatore ONU sulla tortura, il quale nel novembre 2019 ha dichiarato che Assange deve essere rilasciato e la sua estradizione deve essere negata, dichiarazione successivamente fatta propria anche dal Consiglio d’Europa.

Ad inizio dicembre 2020 il relatore ONU sulla tortura, Nils Melzer, oltre a rinnovare l’appello per l’immediata liberazione di Assange, chiede che - in attesa della decisione sull’estradizione prevista per gennaio 2021 - questi venga almeno trasferito dal carcere a un contesto di arresti domiciliari.

Il 5 gennaio 2021 la giustizia inglese nega l’estradizione di Assange per motivi di natura medica, nello specifico per il bene della sua salute mentale poiché alto è il rischio di tendenze suicide.

Il 10 dicembre 2021 l’Alta corte di Londra ribalta la sentenza che negava l’estradizione.

Un ulteriore passo verso la consegna di Assange ai tribunali americani avviene il 14 marzo 2022: la Corte Suprema del Regno Unito respinge il ricorso presentato dai legali dell’australiano, lasciando l’ultima decisione al ministro dell’interno Patel [2].


Assange, l’estradizione sarebbe devastante per il giornalismo d’inchiesta / di Valerio Nicolosi

Amnesty International: “Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”.

21 Aprile 2022

A 12 anni dalla pubblicazione di circa 700.000 documenti riservati o segreti, sembra si stia chiudendo la vicenda legata a Julian Assange e Wikileaks. La corte di Londra ha concesso l’estradizione negli Stati Uniti, dove l’attivista e giornalista australiano rischia fino a 175 anni di carcere, motivo per il quale una prima richiesta degli USA era stata respinta. “L’estradizione di Assange avrebbe conseguenze devastanti per la libertà di stampa e per l’opinione pubblica, che ha il diritto di sapere cosa fanno i governi in suo nome” ha dichiarato Agnès Callamard, della segreteria generale di Amnesty International che ha aggiunto: “Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange ed esporlo ad accuse di spionaggio per aver pubblicato informazioni riservate rappresenterebbe un pericoloso precedente e costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”.

Dopo un contestato processo per stupro in Svezia, Assange è stato condannato e l’Alta Corte di Londra diede il via libera all’estradizione verso il paese scandinavo. Da quel momento, giugno 2012, Assange ha vissuto per 7 anni nell’ambasciata dell’Ecuador, paese che gli aveva concesso la cittadinanza, salvo revocarla e farlo arrestare dalla polizia londinese nel 2019. Da tre anni si trova nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, detta anche “la Guantanamo britannica” e si attende solo il benestare della ministra degli interni britannica, Priti Patel, per avviare il trasferimento negli Stati Uniti.

“Il Regno Unito è obbligato a non trasferire alcuna persona in un luogo in cui la sua vita o la sua salute sarebbero in pericolo. Il governo di Londra non deve venir meno a questa responsabilità. Gli Usa hanno palesemente dichiarato che cambieranno le condizioni di detenzione di Assange quando lo riterranno opportuno. Questa ammissione rischia fortemente di procurare ad Assange danni irreversibili al suo benessere fisico e psicologico” ha aggiunto Agnès Callamard.

In un carcere statunitense l’attivista australiano rischierebbe l’isolamento prolungato in un carcere di massima sicurezza, cosa che costituisce tortura o altri maltrattamenti vietati dal diritto internazionale. Le rassicurazioni fornite dagli Usa sul trattamento di Assange potrebbero essere revocate in ogni momento.

Le ripercussioni di questa scelta potrebbero toccare tanti paesi, tra cui anche l’Italia, dove pochi mesi fa sono emerse migliaia di intercettazioni a giornalisti che si occupavano del soccorso in mare delle ONG e della Libia. “Le ripercussioni dell’estradizione sarebbero enormi perché essa sancirebbe che è reato diffondere notizie di interesse pubblico, come nel caso di Wikileaks, e ne farebbe le spese tutto il giornalismo d’inchiesta, anche quello italiano” dichiara a MicroMega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. In Italia recentemente abbiamo assistito anche alle interrogazioni da parte di parlamentari di Italia Viva contro Report, che volevano bloccare la messa in onda di filmati compromettenti del segretario Matteo Renzi. Un modo di far pressioni sulla stampa ed evitare inchieste scomode, soprattutto nelle testate indipendenti che avrebbero difficoltà a sostenere spese legali per le querele.

Fonte: Micromega


[1] Fonte: ANSA, 20 aprile 2022, 13:03

[2] Si legga la pagina su Wikipedia, almeno finché non sarà modificata. Noi la leggiamo il 21 aprile 2022


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