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Due riconoscimenti importanti per tutta Emergency

Il lavoro instancabile dello staff di Emergency da 10 anni presenti sul territorio martoriato del Sudan.
di Redazione - mercoledì 18 ottobre 2017 - 4212 letture

Qualche giorno fa Emergency è stata invitata a partecipare a uno degli appuntamenti più importanti del continente africano per il mondo della cardiologia: il Convegno annuale della Pan-african Society of Cardiology, a Khartoum, in Sudan.

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Alessandro, il nostro Coordinatore medico, ha riportato i risultati conseguiti in questi primi 10 anni di attività al Centro Salam di cardiochirurgia: oltre 7.000 gli interventi effettuati e più di 60.000 le visite cardiologiche. Inoltre, grazie ad accordi con i ministeri della Salute, il nostro staff organizza missioni di screening in tutta l’Africa. Oggi, i pazienti operati al Salam vengono da 28 Paesi.

Sono rimasti tutti senza parole quando gli abbiamo detto che da noi le cure sono completamente gratuite. “Come riuscite a fare tutto questo?” la domanda di tanti dei medici che abbiamo incontrato. Per farglielo vedere li abbiamo invitati nel nostro Ospedale dove Luca, Coordinatore del Programma Regionale del Salam, li ha accompagnati a vedere il nostro lavoro.

“Dopo 10 anni di formazione di studenti senza alcuna certificazione ufficiale siamo stati accreditati come Centro di specializzazione in anestesia, cardiochirurgia, cardiologia e abbiamo attivato un Master infermieristico di terapia intensiva. Questo risultato ci riempie di soddisfazione ” spiega Luca ai cardiochirurghi africani in visita al Centro Salam “E ci auguriamo che il primo gruppo di specializzandi inizi presto il percorso di formazione”.

Come in tanti Paesi africani, negli ultimi anni il Sudan ha sofferto molto per l’emigrazione all’estero di molte figure sanitarie “Come in tutti gli ospedali di Emergency la formazione ricopre un ruolo molto importante. Il nostro auspicio è di poter lasciare un giorno l’ospedale in gestione alla popolazione locale, per questo è essenziale formare figure sanitarie tra i giovani sudanesi” continua Luca.

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