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Collisione sullo Stretto: "Qualcuno dovrebbe spiegare..."

Qualcuno dovrebbe spiegare alle famiglie delle vittime della nave “Segesta” per quale motivo gli impegni assunti negli anni dal Governo, dalle Istituzioni e dalle amministrazioni pubbliche locali non abbiano mai riguardato programmi di sicurezza nella navigazione dello Stretto.

di - mercoledì 24 gennaio 2007 - 2644 letture

Qualcuno dovrebbe spiegare alle famiglie delle vittime della nave “Segesta” per quale motivo gli impegni assunti negli anni dal Governo, dalle Istituzioni e dalle amministrazioni pubbliche locali non abbiano mai riguardato programmi di sicurezza nella navigazione dello Stretto.

1) Nell’ottobre 2004, Rete Ferroviaria Italiana, assistita dallo studio legale dell’attuale vicesindaco Saitta, aveva vinto un ricorso presso il Consiglio di Stato contro la società Amadeus spa” proprio per quanto riguardava i “requisiti di sicurezza nel porto calabrese e per la navigazione” presumibilmente mancanti alla richiesta di una nuova concessione per il servizio di traghettamento. Dubbi e perplessità mai rilevati dalle FFSS nei confronti di altri vettori che pure hanno avviato nuove e più invasive attività di navigazione.

2) Il 22 marzo 2006, nella riunione in Prefettura per “regolamentare la viabilità a seguito della messa a regime dell’approdo di Tremestieri” nessuna - tra le sei amministrazioni firmatarie del documento finale - ha posto come problema prioritario o secondario quello della sicurezza a mare a seguito dei nuovi collegamenti tra Sicilia e Calabria;

3) L’attuale ministro ai Trasporti, intervenuto il 30 maggio scorso all’inaugurazione della nave “Cartour Beta”, si era impegnato “soltanto” per il “potenziamento degli attuali approdi e per i poteri speciali da concedere al sindaco” ma nulla aveva dichiarato a proposito della sicurezza pur essendo un esperto emerito dei problemi legati al collegamento Sicilia - Calabria .

E così potremmo continuare ad elencare omissioni e distrazioni.

Non a caso il Comitato La Nostra Città, con il sit – in dell’11 novembre 2006 davanti alla Capitaneria di Porto, aveva posto anche il problema della sicurezza e della regolamentazione del traffico nello Stretto. Richiesta che si esplicitava partendo dal presupposto che le Ferrovie incassano ogni anno dal Governo nazionale ben 80 milioni di euro per “garantire la continuità territoriale tra Sicilia e Calabria” senza produrre interventi adeguati alla efficienza e sicurezza dei servizi.

Per non parlare delle proposte avanzate, in ogni occasione, alla amministrazione comunale della creazione di un settore ( assessorato a altro) che si occupasse esclusivamente DEI PROBLEMI LEGATI AL TRAGHETTAMENTO E ALLE ATTIVITA’ MARINARE in una città che con lo Stretto, urbanisticamente, economicamente, culturalmente, vive e prospera. Tutto ciò nell’ottica di una prospettiva abbandonata di conurbazione con la Calabria.

Oltretutto l’istituzione di un “dipartimento all’area metropolitana” avrebbe potuto costituire la parziale, necessaria e indispensabile barriera, al sempre più insostenibile conflitto quotidiano d’interessi del sindaco Genovese. Altro che Conferenza economica cittadina.

Così come nessun partito ha ancora spiegato ai messinesi del perché nella Finanziaria venga escluso il Porto di Messina ( assieme agli porti siciliani) dal “fondo perequativo con una dotazione di 100 milioni di euro per il potenziamento della logistica e dei servizi.” Fondo destinato al 50% al porto di Gioia Tauro indicato anche come “zona franca” a dispetto dell’inutile “zona franca” del porto di Messina.

Grazie all’inconsistenza della politica messinese (e siciliana) infatti nessuno dei porti siciliani fa parte del network di scali d’interesse nazionale. Tutto ciò mentre continua la squallida lotta per incamerare una parte dei fondi destinati al ponte per destinarli a progetti di pochissima credibilità certamente finalizzati ad alimentare politiche clientelari e di bassa utilità collettiva.


Comunicato stampa N.° 2, del 22 gennaio 2007, del Comitato La Nostra Città.


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