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Attraverso il bosco

Attraverso il bosco è la storia vera di una giovane donna che lascia la povertà del suo speruto paese moldavo per dare delle condizioni dignitose di vita alla sua famiglia

di Ornella Guidi - mercoledì 5 aprile 2006 - 4573 letture

Attraverso il bosco è la storia vera di una giovane donna che lascia la povertà del suo speruto paese moldavo per dare delle condizioni dignitose di vita alla sua famiglia.

Alina cammina a testa bassa attraverso il bosco, deve stare attenta a non inciampare come è accaduto poc’anzi quando ha urtato un grosso sasso appena sporgente dal terreno. E’ caduta malamente e nessuno l’ha aiutata a rialzarsi, l’hanno guardata seccati e poi hanno continuato a camminare svelti e lei ha dovuto faticare assai per riprenderli.

Alina cammina a testa bassa e non pensa a niente solo a non inciampare; questa volta ce la deve fare non può assolutamente rischiare che vada come l’altra volta quando è stata arrestata in Austria e si è dovuta fare esattamente nove giorni di prigione prima di essere rispedita col foglio di via al suo paese in Moldavia.

Sono un gruppo di sette persone, quattro donne e tre uomini, due dei quali dell’organizzazione che si occupa di portare immigrati clandestini in Italia. Gli uomini non parlano quasi mai, non si vorrebbero fermare neanche se una di loro ha bisogno perché perdono tempo, devono allontanarsi, aspettare...dopo in paio di giorni Alina e le altre sono riuscite a sincronizzare queste loro necessità, non sopportando quegli sguardi duri.

E’ una marcia forzata fino allo sfinimento, ci sono momenti in cui sente di non farcela più allora pensa al vecchio prete a cui ha chiesto la benedizione prima di partire, ricorda quando in segno di venerazione gli pettinava i lunghi capelli bianchi e lui poi le faceva una piccola croce sulla fronte. Pensa al nome che sceglierà perché il suo vero nome è lungo e complicato, ha deciso di chiamarsi Alina e le piace l’idea di quel nome nuovo è una nuova vita che si apre.

Ora ha un debito con l’organizzazione di oltre quattromila euro, duemila per la prima volta e duemila per la seconda più gli interessi per gli uni e per gli altri, i soldi vanno restituiti comunque e quanto prima, appena arriverà in Italia deve subito lavorare, l’aspetta una cognata che è già in Italia da un anno e mezzo.

Un’ultima paura, sono stati visti e inseguiti da una pattuglia di poliziotti, si sono rituffati nel bosco correndo come matti, hanno anche attraversato un fiume bagnandosi fino alla vita ma sono riusciti a far perdere le loro tracce.

Così Alina dimagrita di sei chili e con tre paia di scarpe consumate è arrivata in Italia.

Ha l’aria spaurita, è magra, pallida, sciupata per la fatica, avrebbe voluto che fosse stato il marito a spostarsi ma lui non ha voluto lasciare la terra e le bestie. Le ultime cinque pecore le hanno comprate con i soldi che lei ha guadagnato due anni prima in Grecia dove è rimasta circa sei mesi e poi è ritornata a casa perché il bimbo piccolo si è ammalato ed era grave.

Si è sposata a diciotto anni e non era neanche prestissimo, a ventidue incominci già ad essere fuori tempo, non c’è neanche lo spazio per godersi la gioventù, sono nati quattro figli, uno dopo l’altro, fino a che ti rendi conto che non sei più innamorata del marito, che sei stanca di non avere i soldi neppure per lo zucchero che lì costa l’equivalente di pochi centesimi, sei stanca di non avere l’acqua in casa e di avere il gabinetto con un buco senza nessun tipo di sanitari. In Grecia lavorava in una villa che aveva un viale in marmo italiano, dopo che aveva pulito le stanze della casa doveva, in ginocchioni, pulire tutto il marmo del vialetto con l’alcool, era una fissazione della padrona di casa, diceva che così risplendeva.

La cognata nel frattempo riceve una telefonata, una famiglia giovane con bambini piccoli cerca un aiuto in casa, è l’occasione giusta, è passata già una settimana e il lavoro è fondamentale per la restituzione dei soldi.

Alina arriva con le sue poche cose. E’ in gamba e sono contenti, sta per nascere il terzo bambino il suo aiuto è prezioso. La famiglia vorrebbe metterla in regola ma la legge Bossi Fini per il momento non lascia scampo, però loro hanno bisogno di Alina e Alina di loro.

Il primo mese lo stipendio di circa 800 euro viene passato da Alina alla persona che le ha trovato il lavoro, questa è una regola ferrea: chi procura il lavoro ha diritto la primo mese di stipendio, però la ragazza è contenta, la casa è bella ma non faticosa, è una famiglia dove si mangia bene e di tutto, dove può fare la doccia ogni giorno e non una volta alla settimana come capita alle conoscenti che fanno il suo stesso lavoro in altre famiglie e che incontra la domenica pomeriggio nella piazza della stazione.

Per lei incomincia un periodo di tregua, ora è riuscita a rendere i soldi facendosene prestare una parte dalla cognata e il resto da un’altra parente che lavora in Portogallo, così risparmia sugli interessi; riesce anche a a mandarli a casa insieme ad un mucchio di cose che riceve in regalo dalla signora e da amici della famiglia, riesce anche a spedire una lavatrice che il marito collegherà all’acqua del pozzo e una televisione.

A casa, in Moldavia, però pretendono sempre di più, inizia a ricevere telefonate sempre più frequenti alle sei del mattino e giorno dopo giorno diventa più zitta, assente, presente solo nel lavoro. La figlia più grande della coppia è una bambina esigente e tante volte le risponde male, Alina è permalosa, pensa ai suoi figli che stanno crescendo e lei non c’è; è stanca, nervosa, all’ultimo invito da parte della bambina di tornarsene a casa sua decide di andarsene tanto più che il marito ci ha ripensato ed ora vuole venire anche lui in Italia perché lavorando in due faranno prima a costruire la nuova casa, in Moldavia, dove finalmente avranno il bagno.

Decide così di trasferirsi in una città del nord dove per il marito pare sia più semplice trovare lavoro, certo all’inizio ci sarà la solita trafila, il primo mese si deve lavorare per chi ha procurato il lavoro, poi si lavora per rendere le migliaia di euro che servono per l’organizzazione mafiosa che aiuta i clandestini ad entrare in Italia.

Ora vive al nord, lavora in una famiglia che ha due bambini, entra in casa al mattino presto del lunedì e ci rimane fino al sabato pomeriggio, poi deve andarsene perché la famiglia vuol trascorrere il fine settimana privatamente senza estranei. Durante la settimana quando è nell’appartamento non può rispondere al citofono e al telefono, non può uscire di casa, non può affacciarsi alla finestra, non può avere contatti con nessuno perchè la famiglia, lei insegnante, lui impiegato, non vogliono correre rischi di alcun genere.

All’inizio è stata dura, era terrorizzata dal sabato, non sapeva dove andare a dormire, poi solito tam tam ha trovato una stanza in un appartamento di connazionali, può anche cucinare, fanno il pane in casa perché a comprarlo fuori costa troppo.

Nel frattempo è arrivato anche il marito, i figli sono rimasti con la nonna, le bestie e la terra le guarda un parente, Alina è contenta anche se il marito non trova lavori stabili ma saltuari, il suo sogno è quello di portare i figli in Italia, la casa in Moldavia verrà comunque costruita.


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