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Acqua gratis ma solo per il Vaticano

Non è ora di riconoscere il valore dell’acqua soprattutto se a doverlo fare dovesse essere il Vaticano?

di Redazione - domenica 6 giugno 2010 - 3209 letture

Non è ora di riconoscere il valore dell’acqua soprattutto se a doverlo fare dovesse essere il Vaticano?

Dal 1929 lo stato italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano: 5 milioni di metri cubi d’acqua.

Per le acque di scarico, CdV (Città del Vaticano) utilizza Acea, ma non paga le bollette. Perché? Perché considera Acea "straniera" e quindi non la riconosce. Nel ’99 Acea si quota in borsa e ha bisogno di soldi per il bilancio. Lo Stato Italiano cosa fa? Prende soldi dalle finanziare per tappare i buchi.

Con la finanziaria 2005 stanzia 25 milioni di euro per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie. Acea continua però a lamentare i debiti. Finisce che lo Stato assicura allo stato pontificio la dotazione d’acqua richiesta (1059 once all’anno) con carattere di gratuità (come disposto dai patti lateranensi). Ad oggi quindi, il debito ammonta a circa 52 milioni di euro. Lo Stato ha pagato, Acea ha tollerato, il cittadino ’normale’ si vede, invece, (se moroso) sigillare il contatore.

Nei Paesi poveri si imbracciano i fucili per una goccia d’acqua potabile, nei Paesi ricchi la si privatizza comprando a poco prezzo le fonti e rivendendo in bottiglie un "prodotto" che è un bene primario.

Non è ora che questo stato straniero che è il Vaticano ne riconosca il valore (oltre che i debiti?).


L’articolo di Stefania è stato pubblicato su AgoràVox il 6 gennaio 2010.


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