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Una vita tranquilla

Regia di Claudio Capellini. (Ita/Ger/Fra, 2010, 103 min.). Noir Con Toni Servillo, Juliane Kohler, Marco D’Amore, Francesco Di Leva, Leonardo Sprengler.

di Orazio Leotta - martedì 9 novembre 2010 - 4733 letture

L’inizio ricorda “Il Cacciatore” di Michael Cimino. Lì c’è Robert De Niro che punta il fucile contro un cervo. Il cervo lo guarda. Si guardano negli occhi, De Niro non ce la fa a sparare. Sta per partire per il Vietnam e forse il subconscio gli suggerisce di non infierire su un innocente, perché magari lo dovrà fare suo malgrado in guerra. I veri pericoli per lui devono ancora arrivare.

Anche Servillo si trova al cospetto di un animale, un cinghiale. Si guardano, ma lui spara e lo uccide. Denota serenità d’animo, forse perché crede che i veri pericoli per lui sono stati già messi alle spalle. Rosario Russo (Servillo), vero nome Antonio De Martino, è un ex camorrista. Ha fatto perdere le tracce quindici anni fa facendosi credere morto. E’ fuggito in Germania, ma soprattutto è fuggito dalla vita che conduceva. Abbandona la moglie e un figlio ( “per salvarli”, dice lui) e in Germania si risposa con una donna tedesca, Renate (Juliane Kohler), e da lei ha un altro figlio, Mathias.

Gestisce il ristorante “Da Rosario”, il personale che vi lavora è cosmopolita e lui è solito imprecare contro gli italiani, minacciandone il licenziamento. Ma un camorrista può cessare di essere tale? Sicuramente non nell’animo e neanche nei fatti se il caso, le circostanze e l’imprevisto si mettono di traverso. Un giorno nel suo ristorante-albergo a Wiesbaden si presentano due giovani italiani in cerca di una camera per qualche notte. Uno dei due è quel figlio lasciato nel sud-Italia quindici anni prima. Ora è cresciuto ed è un affiliato di uno dei clan camorristici più in auge. E si trova lì in Germania per una esecuzione.

E’ incaricato di fare fuori un imprenditore prima che firmi un certo accordo (…una storia di inceneritori e vagoni carichi di immondizia provenienti dal casertano). La cosa che più preme a Rosario è che la sua vera identità non venga svelata di modo che egli possa continuare nella sua “vita tranquilla”. Ma quando questa speranza sta per vacillare ecco che si palesa chiaramente il camorrista che è rimasto dentro di lui... Un ex camorrista che pianta chiodi sui tronchi degli alberi nei pressi del suo locale: vorrebbe “allargarsi”, ma il Comune non dà il consenso ad abbattere gli alberi, tranne che non muoiano da soli.

Un ex camorrista che avrebbe voluto per sé e per la famiglia il cane migliore, ostentarne l’eccelso pedigree, ma che si deve accontentare del bastardino (voluto dalla moglie) benché più intelligente. Un ex camorrista, che fatto tesoro della sua storia personale ne consiglia un analogo proseguio al figlio in difficoltà. Ma a volte i figli non ascoltano i “...buoni” consigli dei genitori, anzi da loro prendono il peggio e Diego (questo il nome di suo figlio, nome molto comune nel napoletano per tutti i nati ai tempi di Maradona) finirà con applicare gli stessi vecchi metodi del genitore perché non tutti vogliono “una vita tranquilla” o quantomeno non tutti vogliono fare quei sacrifici necessari per guadagnarsela.

La verità è che la camorra e tutta la malavita organizzata è un tarlo, è come un tumore che presto diventa metastasi e i suoi effetti devastanti, nonostante “le cure”, emergono sempre e si estendono, loro malgrado, a familiari e contesto sociale in cui si opera. Il film si dipana nella sovrapposizione di due piani di lettura, uno legato all’attualità ( i traffici malavitosi dietro lo smaltimento dei rifiuti in Campania), l’altro più intimo ( il rapporto conflittuale padre-figlio); segue le regole del noir ma vira verso lo schema classico della tragedia, quando il protagonista, che dal suo passato stava ben nascondendosi ( le tre lingue che parla, italiano, napoletano e tedesco rappresentano il costante suo rifugio, un modo per nascondersi) è costretto a rivivere certi momenti di terrore della sua “vita” precedente. Rimangono solo alcune piccole veniali pecche di sceneggiatura: se Rosario è scomparso da anni e neanche la camorra sa dove è, come fa suo figlio Diego ad avere indirizzo e numero di telefono?

E che ci fanno inizialmente Diego e il suo complice, in un albergo assai lontano dal loro obiettivo? Opera seconda per Claudio Capellini che si cimenta nel noir, suo personale genere preferito, dopo aver esordito con “Lezioni di Cioccolato”, vincitore al Festival della commedia di Montecarlo nel 2007. Robusta la prova recitativa di Toni Servillo, premiato come miglior attore protagonista al Festival di Roma 2010, ove “Una Vita Tranquilla” è stato presentato nella sezione competitiva.


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