Tra arsenico e uranio impoverito si consuma la sudditanza dell’Italia all’alleato americano

Di storie inabissate, cancellate dagli archivi militari di Stato “per ritardare il sorgere di una consapevolezza collettiva sulla pericolosità dei proiettili all’uranio impoverito”, se ne potrebbero raccontare parecchi...
di Redazione - giovedì 16 giugno 2005 - 9497 letture

Il caporal maggiore Valery Melis è morto nel 2004, a soli 27 anni, per un linfoma di Hodgkin. Prestava servizio a Katlanovo, una zona di guerra tra Kosovo e Macedonia, e dal ’98 aveva svolto numerose esercitazioni presso il poligono di Teulada, in Sardegna. Dal foglio matricolare di Melis, risulta solo la presenza in Macedonia: Katlanovo e Teulada sono state cancellate.

Crispino Adragna era imbarcato sulla nave Perseo che trasportava armi missilistiche. Per le carte Adragna non è stato mai, ai tempi del conflitto, nell’area della ex-Jugoslavia. La sua nave, recitano gli schedari, non ha mai lasciato il porto di Taranto.

Domenico Lofaro, è morto nel 2004 per un linfoma al midollo spinale, anche lui ha partecipato alla missione nei Balcani. Anche per lui il foglio matricolare tace l’esperienza per cui ha ricevuto addirittura una medaglia. Ciro Nastri, del Battaglione Mobile Carabinieri Laives, ha prestato servizio in Iraq. Per l’ospedale militare Nastri era affetto da una “semplice” gastroenterite, per quello civile da un linfoma di Hodgkin.

Di storie inabissate, cancellate dagli archivi militari di Stato “per ritardare il sorgere di una consapevolezza collettiva sulla pericolosità dei proiettili all’uranio impoverito”, se ne potrebbero raccontare parecchi. Trentatré le morti accertate, trecento almeno i contaminati dopo aver partecipato alle missioni in Bosnia, Somalia e Iraq, dove per altro, secondo l’inoppugnabile dossier che l’Unac (Unione Nazionale arma Carabinieri) ha presentato tra una coltre si silenzi ai parlamentari italiani, “si continua adoperare senza alcuna protezione e senza la consapevolezza del grave rischio che si corre”. In platea, nel giorno della presentazione del “Libro Bianco” dell’arma (questo il nome del dossier), pochi giornalisti e qualche parlamentare. C’erano Gigi Malarba, capogruppo Prc al senato e segretario della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, la senatrice dei Verdi Tana De Zeleuta e il deputato Mauro Bulgarelli. Malarba conferma le denunce dell’Unac e promette che il maresciallo Savino, presidente dell’associazione, verrà sentito al più presto dalla Commissione dove potrà confutare i depistagli del ministerro della difesa che, con “statistiche e indagini manipolate”, cerca di annacquare le vittime inconsapevoli di un fuoco mai esploso. Tana De Zeleuta ricorda ai presenti che le Nazioni Unite hanno organizzato, poche settimane fa, ad Amman, in Giordania, un incontro per informare i membri del “nuovo” esercito iracheno sui rischi e sulle tecniche di bonifica dei siti contaminati dall’uranio impoverito. Un seminario disertato, senza “se” e senza “ma”, da Palazzo Chigi.

Ma, puntare l’indice contro l’uranio impoverito e far la conta dei soldati morti ammazzati di cancro, non significa necessariamente pensare all’Iraq, alla Somalia o ai Balcani. Per comprenderne gli effetti devastanti, basta affinare lo guardo e addentrarsi nelle “scuole di guerra” di casa nostra. In Sardegna, ad esempio. Dove non troppo lontano dalle oasi paradisiache per turisti e vip ultramiliardari, si estendono 22 mila ettari chiusi, accessibili solo ai contingenti militari per i test, gli addestramenti e le simulazioni. Si tratta di basi militari che, di fatto, sfuggono alla legislazione regionale e nazionale. Basi, dove ancora oggi soldati inglesi e polacchi, prima di partire per il Golfo fanno le prove di “caccia all’iracheno”. Ecco qualche esempio:

- Salto di Quirra (Cagliari), il poligono più grande d’Europa. 13.000 ettari utilizzati per le attività di addestramento del contingente italiano e della Nato, ma concessi anche alle più importanti multinazionali d’armi (Alenia, Fiat, Melara, Dalmine, Eurosam, Aerospatiale, Thompson, Metror) per sperimentare nuovi ordigni. Nessuno, o almeno è quello che è dato sapere, conosce le tipologie degli armamenti sperimentati. A Quirra, un generale, G.M (ex comandante del poligono), e quattro militari di leva (Lorenzo Nichelini, Roberto Buonincontro, Antonio Vargu, Domenico di Francia) sono stati uccisi dalla leucemia. A Villaputzu - frazione di Quirra - tredici persone sono state divorate da tumori al sistema emolinfatico; a Escalaplano, 11 bambini sono nati con malformazioni genetiche.

- Capo Teulada, la base che, con i suoi 7.200 ettari di terra e 50.000 di mare, rappresenta il poligono a più intenso utilizzo in Europa. Dal 2000 Capo Teulada è il teatro delle esercitazioni della seconda flotta Usa per gli esercizio di tiro che, dal 1999, la “Us Navy” non può più svolgere nell’isola caraibica di Vieques, dove la resistenza della popolazione ha costretto gli americani a levare le tende. Il brigadiere Giuseppe Pintus vi ha prestato servizio ed è morto di leucemia. Da anni gli abitanti di Teulada chiedono che anche in Sardegna vengano svolte delle indagini sanitarie, senza alcun risultato.

- La Maddalena, base nevralgica della Marina Usa per sottomarini a propulsione nucleare e armamento atomico, che agisce in regime di piena extraterritorialità, al di fuori del copertura Nato e della giurisdizione italiana. Analisi di laboratorio, condotte su campioni delle acque a largo dell’isola di Santo Stefano, rilevano la presenza di sostanze radioattive. Le denunce di un medico della base sulle “anomale percentuali di focomelia e tumori ipofisari” sono rimaste inascoltate.

A Roma, al congresso nazionale dell’Unac, Michele Garau - rappresentante sardo dell’associazione - ha commentato così la terribile sequele di eventi: “Vorremmo che non ci fossero più indagini truffa come quella in corso sull’aria di Quirra, promosse il 7 marzo dall’onorevole Cicu e affidate a un unico esperto, il professor Riccobono dell’università di Siena che, a nostro avviso, rappresentano l’ennesima verità preconfezionata della scienza di stato. Da queste indagini è risultato che l’agente killer scoperto dalla Asl 8 di Cagliari è l’arsenico di una miniera. Ma è particolarmente strano come possa essere l’arsenico la causa delle malattie, visto che, secondo la letteratura medica, esso non ha alcun rapporto con le patologie denunciate nell’area del poligono. Non stupisce il silenzio gelido e indifferente sui morti e sull’abnorme percentuale di tumori e nascite di bambini deformi in due paesi adiacenti alla più grande base militare d’Europa dove troviamo sofisticati sistemi missilistici e che rappresenta un teatro stabile delle sperimentazioni di sistemi d’arma targati Fiat, Alenia, Melara, Aerospatiale, Thomson e così via. E’ una realtà nascosta, perché quello che va in scena è una fiction fatta di carabinieri sorridenti che partecipano a cerimonie “inutili” di Piazza, ai programmi televisivi; nulla si dice, invece, dei numerosi casi di mobbing tenuti sotto silenzio, dei morti da uranio, dei trasferimenti che non vengono concessi”

Approfondimenti: Articolo sul sito dell’Unione nazionale Arma dei Carabinieri - Sardegna


L’articolo di Carmen Ruggeri è stato pubblicato su www.aprileonline.info n° 281 del 15/06/2005


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> Tra arsenico e uranio impoverito si consuma la sudditanza dell’Italia all’alleato americano
23 agosto 2005

Se voi l’avete dimenticato NOI NON LO FAREMO MAI: UN UOMO, UN ULTRAS, UN ESEMPIO, UN AMICO VALERY

ONORE A TE, GRANDE AMICO ONORE A TE, GRANDE AMICO ONORE A TE, GRANDE AMICO ONORE A TE VALERY

UNA VITA CON GLI SCONVOLTS CHE LA SORTE TI HA SPEZZATO MA IL TUO NOME DALLA CURVA SARA’ SEMPRE RICORDATO!

QUELLO STRISCIONE SULLE TUE SPALLE L’HAI DIFESO IN TANTI STADI PER L’ORGOGLIO DI CAGLIARI, UN ESEMPIO VALERY.

ONORE A TE, GRANDE AMICO ONORE A TE, GRANDE AMICO ONORE A TE, GRANDE AMICO ONORE A TE VALERY