Sardegna: i militari negano l’uso di armi all’uranio impoverito

Trecento soldati malati e 44 morti: questo il drammatico bilancio causato dall’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.
di Vincenzo Raimondo Greco - venerdì 3 marzo 2006 - 10347 letture

Rabbia, morte, disinformazione, menzogne e bugie di Stato: sono gli elementi che riempiono la vita di giovani soldati impegnati in Kossovo, nei Balcani, in Irak. Ma sotto accusa sono, anche, i poligoni di tiro sardi. Per molti, ma non per tutti.

L’uranio impoverito non è stato riscontrato come killer, secondo i dati raccolti, ma non possiamo escludere, vista la sua componente ed il suo aspetto altamente piroforico, che anch’esso faccia parte di questo inquinamento da nanoparticelle”, dichiara Pasquale Franco, presidente della Commissione del Senato.

Eppure in Sardegna si muore. Lo si legge chiaramente nel “Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari” presentato dalla Regione Sardegna. Ad essere maggiormente interessati sono le zone militari di Capo Teulada, che registra un forte aumento per i tumori polmonari (dal 18 al 92%) e quelli linfoermatopoietici (balzati dal 43 al 135%), La Maddalena, dove il linfoma ‘non Hodgkin’ è in eccesso del 178% sulla media regionale, e Salto di Quirra la cui popolazione registra un aumento dei tumori linfoermatopoietici pari al 28% negli uomini e al 12% nelle donne.

A leggere i freddi dati tornano alla mente le parole del maresciallo Diana, anch’egli ammalato di cancro. “Non vi dico perché i fenicotteri di Chia stanno morendo”, dichiarò, lo scorso dicembre, in occasione di un convegno sugli effetti dell’uranio impoverito. Riferendosi all’uso , nel poligono di Teulada, di missili Milan Tow, fu categorico: “sono un tecnico missilistico e so che ogni volta che il Milan entra in funzione , al suo interno, per circa 3 secondi, si crea una depressione che raggiunge temperature elevatissime” che si aggirano tra i 6 e gli 8 mila gradi.

Ma i militari negano o, nel migliore dei casi, tacciono. “Non risulta che munizionamento all’uranio impoverito - dichiara Claudio Mongiorni, comandante del poligono militare di Capo Teulada - sia in dotazione alle forze armate italiane e che sia stato impiegato presso il Poligono” dove, aggiunge, non sono mai avvenute, da parte di società straniere, “sperimentazioni di munizioni di questo tipo”. Circostanze smentite da fonti internazionali secondo cui “una società di munizionamento svizzera” (la Contraves, N.d.r) avrebbe effettuato “esperimenti di quel tipo di armi in Sardegna”, dichiara Tana de Zulueta.

Stesse dichiarazioni rilasciate dal generale Fabio Molteni, comandante del Poligono interforze di Salto di Quirra. “Non mi risulta che in questo poligono si siano mai svolte prove di penetrazione”, dichiara Molteni per il quale non “vi è la necessità di sperimentare proiettili perforanti per verificare la resistenza di specifiche corazze”.

E a giustificare la trasparenza di quanto accade nei poligono ci pensa Mongiorni: “abbiamo stipulato un contratto di pascolo con i pastori” e, “ci sono 25 aziende coinvolte; 3.500 capi di bestiame che nei periodi in cui non vi sono esercitazioni pascolano nel territorio del poligono e si spostano un po’ dappertutto”. Un buon motivo per stare tranquilli.

Se il latte e i prodotti caseari vengono venduto e “la gente li acquista e li consuma - aggiunge Mongiorni - vuol dire che, almeno nell’ambito di quelle categorie, un’eccessiva preoccupazione non c’è”. Ma perché non vengono compiute delle indagini sui “prodotti lattiero-caseari sulla carne, sui funghi e sulla selvaggina”, si chiede Gisella Mulas, rappresentante del comitato ‘Teulada libera’.

Per i rappresentanti delle associazioni il rischio è quello di preferire il prodotto locale senza conoscere la qualità del prodotto che arriva sulle tavole dei sardi. “Pensando che il pesce provenga da un mare inquinato -aggiunge Mulas - preferiamo il nostro, così come la carne degli agnelli, il formaggio” e tanti altri prodotti sui quali mai “analizzati”. Proprio per questo motivo arriva la richiesta unanime che si concretizza in tre punti: “ sospendere tutte le esercitazioni, in attesa di conoscere la reale situazione sanitaria; analisi ambientale e bonifica dei territori e dei fondali marini dove si sono svolte finora le esercitazioni; indagine epidemiologica su tutta la popolazione coinvolta, con particolare attenzione a quella dei territori vicino ai Poligoni” . Ma intorno ai Poligoni, alle Servitù militari sono molti gli interessi i gioco.

Contando sulla miopia dei sindacati - si legge nel documento conclusivo dell’associazione ‘Gettiamo le Basi’ guidata da Mariella Cao - si estorce il consenso con il miraggio di nuovi posti di lavoro, allettanti possibilità di guadagno e di sviluppo economico”. Nel contempo “si esalta il vantaggio di sottrarre le aree militarizzate alla speculazione e alla cementificazione selvaggia”. Ed è così che per alcuni appare plausibile lo slogan “meglio i poligoni del cemento” e si avvia l’istituzione di ‘Parchi naturali eco-militari ed eco-missilistici’ o del più noto ‘Parco econucleare della Maddalena’.

Ma c’è da vincere, anche, l’atteggiamento di molti amministratori locali che hanno paura del cambiamento’ e di cercare, dichiara il Presidente della Regione, Renato Soru, una possibile “alternativa” come quelle persone “che dopo aver vissuto per 40 anni in carcere”, hanno paura “di affrontare una vita in libertà”.

Intanto a Quirra, Villaputzu e Villagrande si continua a morire e a registrare la presenza di malformazioni su “animali e uomini”. Eventi che, secondo rappresentanti di base, “delle autorità sanitarie locali - dichiara Pierangelo Masia, presidente della Commissione sanità del Consiglio Regionale - sarebbero da prendere” in seria “considerazione” contrariamente a quanto affermano “gli organi dirigenziali della sanità” che riconducono i casi “ad una casistica ordinaria”.

Ma se tutto rientra nella normalità perché quando la Regione ha chiesto di partecipare, con propri esperti, alla “indagine conoscitiva sul Salto di Quirra ” l’Esercito ha risposto ‘picche’?


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