La differenza nella parità

Gli stereotipi dell’inferiorità femminile
di Laura Tussi - domenica 9 aprile 2006 - 3112 letture

Diversità antitesi di discriminazione

Gli stereotipi dell’inferiorità femminile all’interno della famiglia, della letteratura, dei media e della politica hanno sempre suscitato un dibattito diffuso relativo ai temi della parità tra i sessi, dei concetti e dei processi di uguaglianza, di pari opportunità, di differenze. Tale processo di elaborazione ha affrontato il tema dell’identità e della diversità di genere.

E’ difficoltoso individuare un corpus teorico per rispondere alle grandi questioni pedagogiche ed educative, perché molti quesiti si insinuano nelle zone grigie della conoscenza di canoni e impalcature cognitive, si innestano nelle differenti poliedricità dell’esistenza e nelle molteplici sfaccettature della vita quotidiana. Il processo di cambiamento all’interno della società e della cultura è caratterizzato da una complessità di certezze, di dogmi, di origini caratterizzanti l’universo femminile, quale realtà composita di vissuti, storie, esperienze, aspettative in modi privati e politici. Anche l’identità maschile, costellata di stereotipi di virilità, di forza, di durezza, nei vari modi di incontrarsi con l’alterità di genere, agisce ed è agita in un complesso percorso di cambiamento reciproco di diversità tra i sessi. Queste risultano questioni propedeutiche rispetto ai processi formativi in età adulta per partire dall’assunto che identità e differenza sono processi che si costruiscono nell’infanzia e nell’adultità.

Differenza e oblio

Il concetto di differenza implica il problema della sua dimenticanza. L’assenza di elaborazione culturale e filosofica della differenza conduce a un oblio tipico del pensiero occidentale dell’unico e dell’unilaterale, per cui la differenza deve essere ancora rielaborata dal mondo occidentale.

L’identità è posta in crisi dalla diversità. L’uno è l’assoluto, la norma, il logos, sovrano e centrale nell’universo che esiste in quanto la differenza è eliminata ed assorbita. L’alterità è svalutata per la sua connotazione negativa, inferiore, opposta. I “diversi” dal punto di vista sociale costituiscono una minaccia, perché negativi e portatori di caratteristiche contrapposte da eliminare nascondere e sottomettere.

Le differenze sono sempre state pregiudizialmente additate quali portatrici di “devianze” che determinate culture e sistemi politici considerano in dissonanza con la norma. La categoria della differenza è inserita in un’operazione culturale, in una logica tradizionale, che riscopre nell’alterità valori e significati nuovi aprendo orizzonti di conoscenza e esperienza. Redimere e riscattare la differenza dall’oblio equivale a risignificare il concetto di uguaglianza, per impedire alla diversità di trasformarsi in subalternità e discriminazione.

L’uguaglianza, deviando e prescindendo dal connotato affine al concetto e valore di differenza, assume il carattere di omologazione, in quanto differenza e uguaglianza non possono essere pensate separatamente.

Le dualità universali

Se la dualità non si fonda sul concetto di uguaglianza attribuisce al secondo elemento le caratteristiche negative della differenza. La dualità di genere pone in discussione la soggettività neutra e universale che in sé e per sé comprende la differenza: l’alterità. Il maschile ha pensato il femminile che non ha produzione di pensiero perché le donne sono state per secoli escluse dai canali dell’istruzione e della divulgazione culturale. “Le ambiguità del neutro costituiscono un ostacolo a comprendere che il pensare è sempre al maschile o al femminile, ma soprattutto che si può e si deve pensare insieme” [1].

Il maschile paradigma universale dell’umanità, vede il soggetto femminile compreso nel neutro universale “uomo”, per cui l’alterità della donna è fondata al negativo. La diversità femminile è posta in una doppia ambiguità: come neutro universale nella dualità con il maschile e contrapposta all’universale dominante come specificità negativa, inferiore, dipendente.

La storia, il pensiero, la cultura hanno ostacolato lo specifico femminile, evitando la valorizzazione della positività delle differenze, comportando così il dominio storico sulle donne. L’universo femminile sta elaborando la propria differenza da posizioni subalterne, discriminatorie. Le donne hanno cercato di eliminare la comune ingiustizia di un’inferiorità imposta. La cultura emancipazionistica rivendica la parità e non l’uguaglianza come fattore di omologazione identitaria e l’imitazione di modelli maschili, negando così nelle donne l’identità femminile, quale occultamento del sé con tutto l’annesso patrimonio di cultura, ricchezza interiore, valori, creatività.

La valutazione positiva dell’archetipo femminile è la base per la costruzione di una corretta eguaglianza, senza annullare le differenze all’interno del conformismo e dell’uniformità. La differenza di genere esclude ogni tipologia di subalternità e discriminazione, costruendo un graduale processo di concepimento del valore dell’uguaglianza fino all’acquisizione del concetto di differenza, quale passaggio difficile e ostacolato, per scarsa considerazione umana, sociale e culturale.

[1] AAVV, Con voce diversa. Pedagogia e differenza sessuale e di genere, Guerini, Milano 2001


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