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Il Condor degli ex militari golpisti argentini lascia le Ande per nidificare in Sicilia

La donna, ex modella poi volontaria negli sterminati barrios-miseria di Buenos Aires, fu sequestrata da tre militari la mattina del 15 ottobre 1976 a San Juan, dove la giovane si era stabilita dopo l’arresto del suo fidanzato Daniel Rabanal
di Antonio Mazzeo - mercoledì 19 giugno 2019 - 896 letture

Deve rispondere di gravissimi crimini contro l’umanità l’ex militare italo-argentino Carlos Luis Malatto, immortalato in un video dai cronisti di Repubblica.it nel rifugio dorato di Portorosa-Furnari, la località turistica della fascia tirrenica della provincia di Messina già meta delle latitanze di boss di Cosa Nostra del calibro di Bernardo Provenzano e Benedetto “Nitto” Santapaola. Malatto, in particolare, è accusato di concorso nel sequestro, detenzione illegale, omicidio e sparizione del corpo della studentessa ventiquattrenne Marie Anne Erize, una delle vicende più brutali degli anni della dittatura dei militari golpisti argentini.

La donna, ex modella poi volontaria negli sterminati barrios-miseria di Buenos Aires, fu sequestrata da tre militari la mattina del 15 ottobre 1976 a San Juan, dove la giovane si era stabilita dopo l’arresto del suo fidanzato Daniel Rabanal, un giovane studente aderente al movimento peronista Montoneros. La ragazza fu condotta nel vecchio complesso sportivo La Marquesitas della città di San Juan, appositamente riconvertita in lager dall’esercito. Lì, stando alle prove raccolte dai giudici argentini, Mari Anne Erize è stata assassinata dopo essere stata vittima di inaudite torture e stupri. Al tempo del sequestro della giovane studentessa, il tenente colonnello Carlos Luis Malatto era in forza al Reggimento di Fanteria di Montagna (RIM 22) di San Juan; secondo gli inquirenti sarebbe stata proprio la centrale d’intelligence di questo reparto militare ad organizzare il sequestro, la detenzione e la sparizione di Mari Anne Erize.

Superiore gerarchico a San Juan era al tempo il noto torturatore Jorge Antonio Olivera, il 4 luglio 2013 condannato all’ergastolo dal Tribunale criminale federale argentino per più di 50 reati commessi negli anni della dittatura militare. La condivisione delle strategie criminali tra i due ufficiali era così stretta che i prigionieri politici li identificarono entrambi con lo stesso pseudonimo, Malavera, derivante dalla fusione dei cognomi di Carlos Luis Malatto e Jorge Antonio Olivera. Anche Olivera trovò rifugio in Italia dopo l’emissione del mandato di cattura nei suoi confronti, ma come accaduto con Malatto, le autorità del nostro paese hanno negato l’estradizione. Indossata la toga di avvocato Olivera ha difeso processualmente il boia delle Fosse Ardeatine Erich Priebke; dopo la simbolica condanna a 15 anni (poi ridotti a 5), l’ex ufficiale nazista scontò parte della pena proprio in un appartamento romano di proprietà dell’ex ufficiale argentino.

La contiguità Malatto-Olivera è confermata pure dalla scelta dello stesso legale difensore, il prof. Mario Sinagra, originario di Catania ed ex ufficiale dell’Aeronautica militare, affiliato alla loggia massonica P2 del venerabile Licio Gelli (di quest’ultimo lo stesso Sinagra è stato difensore) e candidato alle ultime elezioni politiche ed europee con la lista neofascista di CasaPound. Secondo l’ex magistrato Carlo Palermo, già in forza alle Procure di Trento e Trapani per complesse inchieste su traffici di armi internazionali e la connection servizi segreti-mafia, l’avv. Augusto Sinagra avrebbe frequentato “in rappresentanza di Licio Gelli” il sedicente Centro studi Salvatore Scontrino di Trapani al cui interno si nascondevano numerose logge massoniche a cui sarebbero stati affiliati anche personaggi legati alla criminalità organizzata, ai servizi segreti e alla struttura paramilitare Gladio. Al processo sulle attività del Centro studi, il maestro responsabile Giovanni Grimaudo (ex prete, poi docente di filosofia) ha ammesso i suoi incontri con Sinagra.

Ad affiancare l’avvocato catanese nella difesa dell’ex ufficiale Jorge Antonio Olivera, c’era - sino alla sua morte avvenuta nel gennaio 2010 - pure l’avv. Marcantonio Bezicheri, già candidato a sindaco di Trieste e Bologna con l’organizzazione di estrema destra Msi-Fiamma Tricolore e difensore di numerosi imputati neofascisti indagati in processi per stragi: tra essi il più noto è Franco Freda, ma ci sono pure Marco Maria Maggi (assolto per la strage di Piazza Fontana a Milano), Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco (assolti per la strage alla stazione di Bologna).

Era già accaduto in passato, ma l’odierna scoperta del villino di Portorosa affittato per i bagni estivi e le gite in barca alle Eolie dell’ennesimo criminale-impunito latinoamericano, offre tutta l’impressione che il famelico Plan Condor dagli artigli insanguinati abbia lasciato le Ande per nidificare in Sicilia, sotto la protezione della sempreviva rete di neofascisti, massoni deviati, servizi segreti ed apparati vari dello Stato e - per la location - forse pure dei leader storici della criminalità mafiosa barcellonese.


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