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Catania, 20 febbraio 2024: Manifestazione per Assange

di Redazione - martedì 20 febbraio 2024 - 537 letture

Il DAY X È ARRIVATO! Giorno 20 Febbraio alle ore 16,00 a Catania, davanti la Villa Bellini, ingresso Via Etnea, partirà il corteo a sostegno della LIBERAZIONE di Julian Assange che affronterà due giudici dell’Alta Corte, il 20 e 21 febbraio, nell’appello contro l’estradizione negli Stati Uniti. La manifestazione risalirà fino alla Prefettura dove alle 17,00 è previsto un presidio che si terrà in contemporanea alle altre città che nel mondo stanno urlando all’unisono per la liberazione di Julian Assange. Nel corso del presidio si alterneranno interventi musicali ed interventi al microfono!

Catania sarà, quindi, protagonista di un evento mondiale: una delle quattro città italiane dove si manifesterà per la libertà di JULIAN ASSANGE, simbolo ubiquitatario della libertà di stampa, oppressa anche dai governi “presuntamente democratici”. Fra i partecipanti al corteo che vuole essere variopinto e musicale, allietato dalla presenza della scuola di samba Sambazitsi, si registra la presenza di Amnesty International.

L’iniziativa etnea vedrà alla testa del corteo lo striscione artistico

“ASSANGE LIBERO”

Si ricorda che il Comitato regionale per Assange è membro di Free Assange Italia e rispetta tutte le modalità richieste dalla famiglia e da Stella Moris.

NO A BANDIERE, NO A SIMBOLI, NO AD ETICHETTE di qualsiasi tipo!

Le uniche bandiere saranno le decine di foto di JULIAN che caratterizzeranno il serpentone dei manifestanti. Siete tutti/e invitati a partecipare!

CHI È JULIAN ASSANGE

Ricordate, diversi anni fa, quel video che, in pochissimo tempo, diventò virale perché rivelava i crimini di guerra commessi dall’esercito Statunitense in Iraq? Nel video, risalente al 2007, intitolato “Collateral Murder”, reperibile online, due elicotteri statunitensi aprono il fuoco su dei civili iracheni, uccidendoli, per averli scambiati, a loro dire, per sovversivi. Tra loro anche due giornalisti la cui telecamera venne presa per un lanciarazzi. Ma non finisce qui, perché gli elicotteri spararono ancora e ancora, per colpire perfino un furgoncino di passaggio che si era fermato per soccorrere l’unica persona rimasta in vita, ammazzando il ferito e il soccorritore e ferendo gravemente il bambino, figlio del soccorritore, che viaggiava con lui.

Quello che maggiormente scandalizzò l’opinione pubblica fu l’evidente superficialità con cui i soldati hanno condotto quell’operazione che ha causato l’inutile morte di 12 civili – dal video infatti, è evidente che le vittime non erano né sovversivi né armate – ; l’efferatezza dei militari che hanno sparato senza che ce ne fossero i presupposti, contravvenendo perfino alla regole condivise di umana civiltà, perché non si spara sui feriti e su chi presta soccorso; ma soprattutto il cinismo dei soldati americani dalle cui voci, udibili nel video, sembrano addirittura godere e divertirsi ad ammazzare degli esseri umani per il gusto di farlo, come se si trovassero davanti a un videogame.

“Collateral Murder” venne reso pubblico nel 2010 da WikiLeaks, la piattaforma giornalistica indipendente creata, tra gli altri, dal giornalista australiano, attivista informatico Julian Assange, per pubblicare e diffondere contenuti occultati, allo scopo di portare alla luce comportamenti non etici di governi e aziende.

In un mondo civile e giusto i responsabili di quella strage sarebbero oggi a scontare la loro colpa. In un modo civile e giusto i garanti della pace mondiale, gli Stati Uniti d’America, avrebbero chiesto scusa a testa bassa, ai familiari delle vittime, a quel bambino che ha visto suo padre trucidato sotto i suoi occhi, al paese assediato, al mondo intero, per l’orrenda condotta e per i crimini di guerra commessi. In un mondo civile e giusto, Julian Assange sarebbe rispettato come un valoroso giornalista, come un eroe, perché pur sapendo a quali rischi andasse incontro pubblicando quel materiale scabroso, nel nome della verità, non si è tirato indietro e lo ha fatto.

Purtroppo però la realtà è un’altra, non viviamo in un mondo civile e giusto.


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