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Viaggio nella città di Lentini

Il libro di Alfio Siracusano dedicato "a quanti combattono o hanno combattuto, ciascuno nella sua trincea, la guerra eterna in difesa della dignità dell’uomo".

di Aldo Failla - martedì 19 luglio 2011 - 4150 letture

Ho avuto il privilegio e l’onore di assitere alla "prima" dell’ultima fatica letteraria del nostro Alfio Siracusano, il tardo pomeriggio di sabato 16 Luglio 2011 alla libreria Mondadori di Catania. Altri amici e concittadini hanno condiviso con me questa gioia, sfidando il clima ed il momento vacanziero. "Viaggio a Eleutherìa Ovvero Dei diritti e delle pene", questo il titolo dell’opera, va letto e va letto in questo particolare e nefando momento di crisi delle istituzioni, delle idee, della politica, o per lo meno di quellaq politica come è tristemente intesa ed applicata in questi giorni ormai lunghi, troppo lunghi.

E’ dedicato "a quanti combattono o hanno combattuto, ciascuno nella sua trincea, la guerra eterna in difesa della dignità dell’uomo": ed infatti ci siamo ritrovati, come per incanto, a parlare di dignità dell’Uomo, dignità spesso calpestata e vilipesa, oltraggiata, oggetto e merce di scambio, in un mondo troppo informatizzato e privo di contatto diretto.

Il lavoro è stato presentato in modo salottiero ed amicale, quasi una improvvisazione, ma culturalmente di grado elevato, da un immenso Silvano Nigro, il quale è sempre particolarmente ispirato quando si tratta di presentare un amico (ed Alfio Siracusano certo lo è) e di parlare del "suo" Territorio di Leontinoi, cui è particolarmente legato per famiglia, sentimenti, cultura. E badate bene che Silvano parla sempre di tre comuni, mai di uno solo o di due, che ricomprendono Leontinoi, anche questo è un insegnamento. Siracusano si è trovato molto a suo agio in questo contesto (lo sarebbe stato di più all’Antico Lavatoio di Lentini), attorniato da tanti amici del territorio, si è parlato di Sebastiano Addamo, di Amedeo Pepe da Francofonte, da poco scomparso, del Liceo Gorgia (la maggioranza dei presenti eravamo ex studenti di quell’agorà culturale), si è respirata un’aria pulita come non spesso capita.

La dignità cui si ispira il testo è merce rara, specie a Lentini, ma ci fa piacere osservare come un gruppo di "dissidenti" di recente l’ha voluta salvaguardare a scapito di un "posto" sicuro a Palazzo. La dignità è quella stessa che si deve difendere, come vuole l’autore, nelle scuole, nei tribunali, nelle fabbriche, combattendo il privilegio di casta. E Lentini ed i Lentinesi (nel senso più ampio territoriale) tutto questo sanno e possono ancora farlo, seguendo insegnamenti che sembrano sopiti, leggendo i nostri Autori (forza Guglelmo, andiamo avanti su questa strada).

Non occorre soltanto intitolare vie e piazze agli Uomini scomparsi, occore fare di più, occorre farli conoscere alla future generazioni, spiegando loro che non è importante chiamarsi Lele Mora, Corona, essere "tronisti", ma è veramente più sagace ed appagante "essere", non "apparire", cittadini onesti ed onesti servitori dello Stato, magari non aumentandosi di notte tremila euro al mese, dopo avere affamato l’Italia e gli Italiani che li hanno scelti come proconsoli. Siamo stati testimoni di una conosciuta e rispettata dignità lentinese ed occorreva Alfio Siracusano per ricordarcelo, bravo!


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