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Obama-Dalai Lama: un incontro scomodo

La storia del Tibet è altalenante e vede negli anni periodi di indipendenza e di sudditanza verso la Cina.

di cirignotta - mercoledì 24 febbraio 2010 - 2986 letture

Tra gli incontri internazionali più importanti fra capi di stato, possiamo annoverare quello svoltosi nei giorni scorsi alla Casa Bianca tra il Dalai-Lama e il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Tutto si è svolto in 45 minuti e secondo il rituale, sebbene le polemiche della vigilia davano per impossibile l’incontro. A sferrare l’attacco mediatico a tal proposito la Cina comunista, che ha accusato subito l’America ed il suo Presidente di portare avanti una politica pro Indipendenza Tibet, senza tener presente l’oggetto cardine dell’incontro, la pace, che gli stessi interlocutori hanno voluto considerare alla base della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

dalai-lama-obama {JPEG} La voce del Dalai Lama è comunque stata netta sulla questione religiosa vogliamo"protezione dell’ identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet" ha detto il capo spirituale. Una storia, quella del Tibet, che parte da lontano e vede i suoi lumi con il "Re Songsten Gampo XXXIII" della dinastia di Yarlung, la stessa che nel 608 d.C. fece diventare Lhasa la capitale del Tibet e fece costruire lo Jhorkang, introducendo per primo la religione buddista nel regno.

La storia del Tibet è altalenante e vede negli anni periodi di indipendenza e di sudditanza verso la Cina. Una data importante è quella del 1964 quando l’esercito popolare occupa il Tibet che così diventa formalmente una provincia autonoma cinese.

Ma è la rivoluzione culturale del 1966 a provocare la reazione nei confronti dei così detti “diversi” Tibetani con la distruzione di simboli, monasteri ed ogni forma d’arte. Il Dalai Lama da quel momento non ritornerà più in Tibet, abbinando il suo governo all’esilio indiano e girando per il mondo intero a portare il suo segnale di pace, sancito anche dal nobel del 1989.

La storica dichiarazione del luglio 2000 da parte del parlamento europeo, adottò una risoluzione d’urgenza sul Tibet con la quale si chiese di "esaminare seriamente la possibilità di riconoscere il governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo qualora, entro un termine di tre anni, le autorità di Pechino e il governo tibetano in esilio non avessero raggiunto un accordo relativo a un nuovo statuto per il Tibet, mediante i negoziati organizzati sotto l’egida del Segretario generale delle Nazioni Unite".

Una lunga storia che ancora oggi continua a dilaniare il Popolo Tibetano costretto suo malgrado a subire ogni forma di repressione da parte del regime comunista cinese.


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