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Mutilazioni genitali femminili e cambiamento climatico

A causa dei prolungati periodi di siccità per le comunità più vulnerabili è diventato più difficile abbandonare la pratica della mutilazione.

di Amref Italia - mercoledì 19 aprile 2023 - 1374 letture

Il cambiamento climatico rimane un problema globale critico con effetti profondi e di vasta portata sull’ambiente e sulle società.

Tra questi, uno dei meno noti è il suo contributo al perpetuarsi delle mutilazioni genitali femminili, una pratica tradizionale dannosa che colpisce almeno 200 milioni di ragazze e donne in tutto il mondo.

A causa dei prolungati periodi di siccità, infatti, per le comunità più vulnerabili è diventato più difficile abbandonare la pratica della mutilazione: una volta mutilate le ragazze possono diventare mogli e la loro dote aiuta le famiglie a sopravvivere.

Siccità e mutilazioni genitali: la situazione in Kenya In Kenya, la regione delle Terre Aride e Semi-Aride (ASAL) ha registrato tre gravi siccità nell’ultimo decennio (2010-2011, 2016-2017 e 2020-2022).

La prolungata carenza di acqua mette a dura prova l’economia e la vita sociale, portando a un peggioramento dei mezzi di sussistenza e a un’estrema povertà dovuta alla perdita di bestiame e alla scarsità dei raccolti.

Una volta sottoposta al "taglio", la ragazza nella maggior parte dei casi abbandona la scuola.

Questo la rende vulnerabile alle gravidanze e ai matrimoni precoci, oltre che ai rischi legati alle complicazioni del parto per lei e per il nascituro.

Secondo il rapporto dell’UNICEF nel 2020 in Kenya 4 milioni di ragazze e donne sono state sottoposte al rito della mutilazione e il 21% di loro, di età compresa tra i 15 e i 49 anni, ha subito questa pratica.

Le ragazze e le donne che vivono in aree rurali, che provengono da famiglie povere, che hanno un’istruzione inferiore o che si identificano come musulmane hanno maggiori probabilità di subire la mutilazione.

Il rapporto mostra inoltre che la pratica delle mutilazioni genitali femminili è altamente concentrata nella regione nord-orientale del Paese ed è prevalente in alcuni gruppi etnici (Somali, Samburu, Kisii e Maasai).

Tra le donne somale, le mutilazioni sono praticate principalmente prima dei 10 anni, mentre in altri gruppi sono praticate più tardi.

In Kenya, 7 volte su 10, sono gli operatori tradizionali a praticare il taglio. Tuttavia, anche il personale medico è talvolta responsabile di questa pratica, soprattutto tra i Kisii.

Mutilazioni genitali femminili: il lavoro di Amref I nostri progetti hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili.

Presso le comunità Maasai della contea di Kajiado, per oltre un decennio, abbiamo lavorato per migliorare la salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle ragazze adolescenti a rischio di mutilazione.

Grazie ad una presenza costante nelle comunità siamo riusciti a ritardare i matrimoni, a garantire il completamento della scuola e a ridurre le gravidanze precoci.

Il coinvolgimento delle comunità e la loro sensibilizzazione sui danni e sugli effetti di questa pratica sono stati fondamentali per ridurre i casi di mutilazioni nella contea.

Dobbiamo essere consapevoli e riconoscere la correlazione tra i cambiamenti climatici e le pratiche tradizionali dannose come le mutilazioni genitali.

Nella pratica, significa affrontare le cause di questa pratica, ma al tempo stesso agire per mitigare gli effetti del cambiamento climatico sulle comunità colpite.

Sostenere e responsabilizzare le comunità vulnerabili attraverso l’educazione, le campagne di sensibilizzazione e la fornitura di risorse per aiutarle ad adattarsi alle sfide poste dal cambiamento climatico contribuisce all’abbandono di queste pratiche dannose.

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Donne africane


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