La teoria di Ivan Karamazov / di F. Dostoevskij



lunedì 24 gennaio 2005 , Inviato da Redazione Antenati - 4307 letture


- Come, rimpiangi Dio?

- Immaginati che qui, nei nervi... nella testa, cioè nel cervello, ci sono dei nervi... e in questi nervi (che il diavolo li porti!) ci sono certe fibrille; ebbene, non appena esse si mettono a vibrare... cioè, vedi, io guardo qualcosa con gli occhi cosí, esse vibrano, quelle fibrille, e, quando vibrano, si forma un’immagine, e non subito, ma in capo a un istante, a un secondo, viene un certo momento, cioè non un momento, (che il diavolo li porti!) ma si forma un’immagine, di un oggetto cioè o di un’azione, insomma, al diavolo!, ecco perché io percepisco, e poi penso... grazie a quelle fibrille, e non perché io abbia un’anima e sia fatto a immagine e somiglianza, tutte queste sono sciocchezze. Michaíl mi spiegava ciò ancora ieri, fratello, e io rimasi come scottato. Magnifica, Aljòsa, questa scienza! Ne verrà fuori un uomo nuovo, questo lo capisco... Ma tuttavia rimpiango Dio!

- È bene anche questo, - disse Aljòsa.

- Che io rimpianga Dio? La chimica, fratello, la chimica! Non c’è niente da fare, Vostra Reverenza, fatevi in là, passa la chimica! E Rakítin non ama Dio, oh, no! È il punto debole di tutti costoro! Ma lo nascondono. Mentiscono. Fingono. "Ebbene, esporrai queste cose nelle tue critiche?" gli domandò. - "Parlar chiaro non mi lasceranno", dice ridendo. - "Ma allora, domando, che sarà dell’uomo? Senza Dio e senza vita futura? Tutto è permesso dunque, tutto è lecito?"

[...]

Secondo me, non c’è nulla da distruggere, fuorché l’idea di Dio nell’umanità; ecco di dove occorre cominciare! È di qui, di qui che si deve partire, o ciechi, che non capite nulla! Una volta che l’umanità intera abbia rinnegato Dio (e io credo che tale epoca, a somiglianza delle epoche geologiche, verrà un giorno), tutta la vecchia concezione cadrà da sé, senza bisogno di antropofagia, e soprattutto cadrà la vecchia morale, e tutto si rinnoverà. Gli uomini si uniranno per prendere alla vita tutto ciò che essa può dare, ma unicamente per la gioia e la felicità di questo mondo. L’uomo si esalterà in un orgoglio divino, titanico, e apparirà l’uomo-dio. Trionfando senza posa e senza limiti della natura, mercé la sua volontà e la sua scienza, l’uomo per ciò solo proverà ad ogni istante un godimento cosí alto da tenere per lui il posto di tutte le vecchie speranze di gioie celesti. Ognuno saprà di essere per intero mortale, senza resurrezione possibile, e accoglierà la morte con tranquilla fierezza, come un dio. Per fierezza comprenderà di non dover mormorare perché la vita è solo un attimo, e amerà il fratello suo senza ricompensa. L’amore non riempirà che un attimo di vita, ma la stessa consapevolezza di questa sua fugacità ne rinforzerà altrettanto l’ardore quanto prima esso si disperdeva nelle speranze di un amore d’oltre tomba e infinito...", e via di questo passo. Delizioso!

Ivàn se ne stava seduto, tappandosi gli orecchi con le mani e guardando a terra, ma prese a tremare in tutto il corpo. L’ospite proseguí.

- La questione, diceva il mio giovane pensatore, ora sta in questo: è possibile che una simile epoca abbia un giorno a spuntare? Se spunterà, tutto sarà deciso e l’umanità si darà il suo assetto definitivo. Ma siccome, data l’inveterata stoltezza umana, a tale assetto non si verrà nemmeno in un migliaio d’anni, cosí a chiunque già oggi abbia coscienza della verità è lecito regolarsi come piú gli fa comodo, in base ai nuovi princípi. In questo senso "tutto gli è permesso". Non basta: se anche quell’epoca non dovesse venir mai, poiché a ogni modo Dio e l’immortalità non esistono, all’uomo nuovo è lecito diventare un uomo-dio (dovesse pur esser l’unico al mondo) e poi, s’intende, nella sua nuova qualità, scavalcare a cuor leggero tutte le vecchie barriere morali dell’uomo-schiavo, se sarà necessario. Per Dio non c’è legge! Ovunque Iddio si metta, quello è il suo posto! Ovunque io mi metta, quello diventa subito il primo posto... "tutto è lecito" e basta!

F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979, vol. II, pagg. 619, 623 e 680-681


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