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La questione abitativa è un ostacolo al rilancio della pubblica amministrazione, rimuoviamolo!

È evidente che tale problematica investe le lavoratrici e i lavoratori “fuorisede”, chiamati a ricoprire ruoli in destinazioni lontane dalla propria residenza

di Redazione Lavoro - venerdì 5 aprile 2024 - 517 letture

La recente ondata di assunzioni nel Pubblico Impiego, sicuramente numerosa come non si vedeva da anni anche se purtroppo ancora largamente insufficiente a rilanciare seriamente la PA, ha mostrato un’inedita moltiplicazione del fenomeno delle rinunce.

Al centro di tutto sicuramente si colloca la questione salariale che con la recente impennata dell’inflazione, arrivata per il PI dopo il blocco contrattuale 2009-2015, ha drammatizzato l’assoluta inadeguatezza dei salari dei dipendenti pubblici, in particolare quelli dei profili maggiormente qualificati che, contrariamente a quanto affermato anche da ARAN, continuano a preferire il settore privato dove trovano una maggiore corrispondenza tra salario e professionalità.

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Affitti

Vi è però un’altra questione che si incrocia con quella salariale: la questione abitativa. È evidente che tale problematica investe le lavoratrici e i lavoratori “fuorisede”, chiamati a ricoprire ruoli in destinazioni lontane dalla propria residenza e che si trovano in grande difficoltà a trovare una soluzione abitativa che non gli impegni più della metà del magro stipendio. Tale difficoltà è ancora più marcata per i lavoratori precari che alla problematica di carattere economico, aggiungono la condizione di precarietà a causa della quale vengono considerati inaffidabili dai locatori. Il fenomeno è chiaramente più marcato nelle grandi città del nord dove è maggiore il costo della vita; questo determina una grande difficoltà delle amministrazioni a coprire gli organici in questa parte di Paese.

La recente iniziativa adottata dal Ministro Nordio di convenzione con alcune amministrazioni locali, rappresenta sicuramente un segnale positivo, in quanto recepisce la problematica, ma non può rappresentare la soluzione sia per le possibili ricadute sociali, ma anche perché estremamente parziale.

È partendo da questa analisi che USB ha deciso di lanciare una campagna che abbia come obiettivo la ricerca di soluzioni ad un problema che rischia di diventare un freno ad un possibile rilancio della PA, ben coscienti che non è l’unica questione da affrontare.

USB chiede:

- Utilizzo del fondo di credito dei dipendenti pubblici per finanziare un adeguato numero di contributi all’affitto della durata di cinque anni destinati ai neo assunti fuori sede.

- Programmazione di un intervento di rilancio dell’edilizia pubblica, attraverso il recupero di stabili abbandonati e la costruzione di edifici ex novo, destinato all’assegnazione a condizioni non di mercato ai dipendenti della Pubblica Amministrazione.

USB presenterà le proprie richieste in tutte le sedi competenti e le sosterrà con iniziative pubbliche e di lotta.


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