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L’arte non abita più in via Crociferi?

La notizia dello sfratto dell’Istituto Statale d’Arte di Catania ha colpito come un fulmine a estate serena docenti e studenti. Sembrava che via Crociferi e Istituto d’Arte fossero un tutt’uno.
di Sergej - domenica 19 luglio 2009 - 5602 letture

Via Crociferi è una delle strade più belle di Catania, densa di chiese monumenti storia. E’ il cuore turistico e artistico della città. Tra piazza Dusmet su cui si affacciava casa Bellini, e la facoltà di Giurisprudenza all’altro capo, è tutto un susseguirsi di chiese barocche, monasteri. C’è la bellissima sede della Camera dal Lavoro di Catania con il chiostro. Il Complesso delle Benedettine e Palazzo Asmundo. E, al numero 17, l’Istituto Statale d’Arte di Catania in quello che era il Collegio dei Gesuiti - e attraverso via dei Gesuiti è possibile vedere i Benedettini oggi sede della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania... o almeno, fino a oggi c’era l’Istituto. Da domani no. L’Istituto è stato sfrattato.

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Il cortile dell’ex Collegio dei Gesuiti, sede dell’Istituto Statale d’arte di Catania

La notizia dello sfratto ha colpito come un fulmine a estate serena docenti e studenti. Sembrava che via Crociferi e Istituto d’Arte fossero un tutt’uno. Via Crociferi, e l’ex Collegio dei Gesuiti la sede naturale di una scuola in cui si allevano i futuri decoratori, pittori, scultori dediti al restauro e alla perpetuazione dell’idea del bello e della trasmissione dell’emozione con l’arte. La dirigente, Bianca Boemi, ne ha dato l’annuncio a genitori e studenti riuniti nel cortile dell’Istituto.


Scheda: L’edificio dell’ex Ciollegio dei Gesuiti

L’Istituto Statale d’Arte di Catania ha sede dal 1968 nei locali del Collegio dei Gesuiti.

Il monumentale complesso, che occupa una vasta area sul pendio della collina di Monte Vergine, sorge su quote di diverso livello in prossimità del Complesso delle Benedettine e del Palazzo Asmundo.

La fabbrica, estesa lungo l’asse est – ovest, è delimitata a est da via dei Crociferi, a nord da via dei Gesuiti, a ovest da via Marino, a sud da via della Mecca, Piazza Asmundo e via S. Benedetto.

L’accesso, contrassegnato nella numerazione civica dal n°17, si apre sull’affaccio principale dell’edificio nello spazio viario di via dei Crociferi; l’accesso secondario, con passo carraio, si apre sull’affaccio settentrionale nello spazio viario di via dei Gesuiti.

La struttura architettonica è costituita da quattro corpi di fabbrica, ciascuno dei quali recinge una corte; a ridosso del lato meridionale della prima corte, sorge la Chiesa di San Francesco Borgia annessa al Collegio, al quale la collega il portale laterale di accesso.

Alle regole dell’Ordine, il “modo nostro” nella dizione gesuitica, risponde l’organizzazione dei corpi di fabbrica per aree funzionali: agli edifici della scuola e delle congregazioni era destinato il primo, l’Area scholarum; agli edifici della “clausura” era destinato il secondo, l’Area collegii; alle fabbriche di servizio erano destinati il terzo, l’Area rustica, dotata di accesso secondario, e il quarto corpo che è una variante atipica rispetto al “modo nostro”.

Le opere di ricostruzione del Complesso, iniziate nel 1697, a quattro anni di distanza dal terremoto che distrusse la città, proseguirono sino al 1767 quando i Gesuiti furono colpiti dal provvedimento di espulsione dalla Sicilia, emesso dal governo borbonico.

Requisiti i beni dell’Ordine, il Collegio fu adibito nel 1778 a Casa di Educazione, trasformata nel 1830 in Regio Ospizio di Beneficenza.


Scuola e territorio

(dal sito web dell’Istituto statale d’arte di Catania)

In contrasto con la tendenza che vorrebbe fare del centro un monumento desertificato e trasformare le scuole in realtà anonime prive di identità, la mappatura degli edifici scolastici evidenzia il prevalere degli insediamenti dislocati nel tessuto storico della città.

Il fenomeno, che trae origine da insufficienze istituzionali paralizzanti per lo sviluppo dell’edilizia scolastica, presenta nell’ottica odierna risvolti di particolare interesse.

Tra le scuole e il territorio esiste una potenzialità di reciproco scambio di risorse, che non deve essere né ignorata né sottovalutata.

La presenza di un Istituto a vocazione artistica in un tessuto territoriale, ricco di testimonianze monumentali ma affetto da degrado ambientale, giova a entrambe le realtà.

L’una ne trae risorse estetiche, l’altra può ricavarne nuove prospettive di sviluppo.

Il nesso con il territorio di ubicazione costituisce per l’Istituto Statale d’Arte di Catania una tradizionale vocazione, che mantiene attualità e vitalità.

Il rapporto, che sin dai tempi istitutivi collega l’Istituto all’area di via dei Crociferi, trova saldatura all’atto del trasferimento nella monumentale sede del Collegio gesuitico.

Insediato da oltre un trentennio nella zona, l’Istituto costituisce uno dei perni di riferimento nel sistema relazionale dell’area.

Nella scuola, che vanta numerose iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale, i residenti abituali e gli operatori economici vedono l’ultimo baluardo del passato prestigio.

Il tessuto economico della zona, ricca di botteghe, un tempo destinate ad attività artigianali e a iniziative culturali, è costituito prevalentemente da piccoli esercizi, per lo più addetti alla vendita di prodotti e di servizi.

Costretta a patire la presenza del popolo notturno, che arreca unico vantaggio produttivo alle attività dei pub, l’area vive una condizione diurna di totale emarginazione dal circuito economico.

Finita la quotidianità dell’andirivieni per la Pescheria, cessate le attività produttive e quelle culturali, pochi i passanti e ormai meno numerosi i turisti, ad animare la via e il tessuto circostante non rimane che la folla degli studenti.

Sono i futuri operatori del legno e della tela, della pietra e del metallo.

Sono i futuri disegnatori di forme da tradurre in oggetti.

Sono i futuri restauratori del legno e della tela, della pietra e del metallo.

Sono i futuri disegnatori di forme da tradurre in standard destinati a ogni uso, dalla scala minima dell’oggetto scaramantico alla scala massima dello spazio urbano.

Sono una riserva creativa e una risorsa produttiva per l’intera società.

Sono i futuri operatori dell’arte, deputati a praticare e a trasmettere i loro saperi.

Sono un patrimonio da non sprecare, una prospettiva aperta verso gli orizzonti del futuro.


Il sito web dell’Istituto Statale d’Arte di Catania


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L’arte non abita più in via Crociferi?
16 agosto 2009, di : linarena

Si può sapere di più sulle ragioni dello sfratto? Mi pare di aver letto che vi sono anche motivi di stabilità e sicurezza dell’edificio.Sono veri?In questo caso sarebbe delinquenziale lasciare che i locali vengano frequentati da studenti e professori con il pericolo costante del crollo. Non si può inveire per la casa dello studente dell’Aquila e trascurare il pericolo per l’Istituto statale di via Crociferi. Ho notato che avete commentato negativamente il movimento dei frequentatori di via Alessi e delle zone circostanti. Mi pare tuttavia che l’Istituto statale d’arte attinga tanta simpatia anche tra i frequentatori di quella movida banale e senza vita interiore.Linarena