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"Il conto delle minne" di Giuseppina Torregrossa


Una ricetta antica e profumata è il fil rouge del romanzo di formazione ambientato in Sicilia, la storia di una famiglia, ma anche di ogni donna.
mercoledì 5 agosto 2009 , Inviato da Lorena Leonardi - 6300 letture

Agatina impasta, con la nonna, le minne di Sant’Agata, un dolce sensuale, perché l’impasto deve risultare morbido ed elastico come le minne di una donna innamorata, ma anche un amuleto, perché la preparazione serve a compiacere la Santuzza, che ricambia con il dono della salute.

Le minne, e le donne, sono le protagoniste assolute di un racconto che scava nella storia e nella mentalità della Sicilia di tutto un secolo, dove l’odore del forno è quello di tutte le infanzie, e i desideri delle donne non contano niente, mentre quelli degli uomini diventano destino.

A ritroso, vengono narrate le vicende della famiglia Badalamenti, e poi della difficile educazione sentimentale della protagonista narrante: cresciuta a Malacavata, remota località al centro dell’isola, che abbandonerà quando, contro il volere materno, andrà in continente a studiare medicina per diventare ginecologa, Agata lacererà irrimediabilmente il rapporto con la madre anaffettiva e assente. Nel racconto le molte digressioni con flashback che raccontano storie del passato ed episodi riguardanti nonni e bisnonni della protagonista risultano a volte dispersivi, ma mai noiosi.

In un linguaggio originale, pastiche tra siciliano e italiano, viene disegnata, spesso con punte di ironia, una società matriarcale, in cui gli uomini sono sempre traditori, indifferenti ed egoisti, e in cui trovano posto la malattia, il dolore e la vergogna, ma anche il sesso e la vita, il corteggiamento e le gravidanze.

Gli insegnamenti della nonna sono, per Agata, come i sassolini di Pollicino: lezioni su come va il mondo e vanno trattati gli uomini, proverbi, pillole di antica esperienza, suggerimenti, consigli, direzioni di moralità. Palermo, diceva la nonna, è un posto dal quale si può solo provenire, ma quando la nostalgia diventa struggente, Agata non può non assecondare il suo desiderio di tornare a casa.

Un amore adulterino, irrispettoso, violento, la annienterà: non può mostrarsi timida, altrimenti non verrà apprezzata, ma nemmeno disinibita, altrimenti il suo amante la definirà, con disprezzo, una “buttana”. Durante la sua perdizione, Agata smarrisce, assieme al buon senso e all’amor proprio, anche la ricetta delle minne lasciatale in eredità dalla nonna, per poi ritrovarla quando decide di liberarsi di Santino e della passione logorante che li lega e tornare padrona della sua vita. Un anno Agata prepara i dolci, ma le minne risultano male, e anche i suoi seni sono ammalorati, attanagliati da un tumore che la trasformerà in un’amazzone.

Agata apre un piccolo forno, “ ‘ a minna”, dove le donne si incontrano e raccontano, e dove le cassatelline si vendono solo a due a due, perché la nonna diceva che il conto delle minne deve sempre dare come risultato un numero pari.

Gli uomini fuggono disgustati e spaventati dal suo seno solitario, finchè non incontra Maria, donna materna e sensuale al tempo stesso, che la coinvolgerà in una rassicurante relazione saffica.

Dell’amore rovinoso e sbagliato di Santino Abbasta, rimane un ricordo gioioso: Agata, incinta di Santino, va a vivere in Spagna e tramanda la salvifica ricetta delle minne al figlio che, nato dall’annullamento di Agata per un uomo che non la meritava, sembra potere racchiudere in sé il germe della speranza di parità e compatibilità emotiva tra donne abituate a piegarsi e uomini abbrutiti da millenni di supremazia.

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