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"Cose da pazzi": Lo strano caso di Felice Ci

Al Teatro stabile “Giovanni Verga” di Catania una commedia in due atti scritta, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme.

di Alfio Pelleriti - mercoledì 20 aprile 2005 - 7395 letture

Bravo, Salemme. Un prolungato, meritatissimo applauso, ha chiuso tre ore di spettacolo, che sono trascorse rapide ed intense come avviene quando si assiste a creazioni artistiche d’alto valore.

La napoletanità di Salemme, con la sua carica di simpatia, con quella lingua che sembra nata apposta per l’uso teatrale, è emersa leggera, armoniosa e tutto è andato ad incastonarsi nell’alveo giusto. Tutto è proceduto come Salemme, autore e regista, aveva previsto e momenti di comicità esilarante hanno ceduto il passo a sequenze drammatiche, con un Salemme attore bravissimo, abile e disinvolto nel tenere la scena.

Una piéce che più volte ha ricordato Edoardo De Filippo nel procedere, sapientemente, da una situazione al limite del surreale alla riflessione sulle scelte di vita individuali. La storia è quella di Vincenzo Ci, che prende coscienza che i suoi sogni giovanili erano stati traditi, da un “comunismo reale” illiberale, violento, autoritario. L’utopia, che aveva rappresentato il suo sistema di valori, era svanita, ma Vincenzo non si rassegna ad adeguarsi ad una realtà ipocrita, consumistica, massificata in cui trionfa il perbenismo vuoto della piccola borghesia e quindi conduce la sua personalissima lotta contro un rappresentate di tale società che ha scelto il denaro come unico valore di riferimento e l’inanità come atteggiamento di fronte alle innumerevoli possibilità offerte dalla realtà. Il suo nemico da combattere è Giuseppe Cocuzza, ragioniere, sposato e infelice; moglie invadente e arrivista; figlia egoista; sorella nevrotica e nipote un po’ scemo.

Salemme domina la scena con sicurezza, coadiuvato da una bravissima “spalla”, Maurizio Casagrande (Giuseppe Cocuzza), che gli prepara sapientemente le battute, con i giusti tempi, senza invadere il campo, ma senza ritirarsi troppo a lasciar senza sponda il protagonista.

Una napoletanità, dunque, che richiama i grandi del teatro, dai De Filippo a Totò; da Scarpetta a Troisi. Gestualità, mimica, pause sapienti, improvvisazione sono gli elementi che caratterizzano questo piccolo grande attore, che ha saputo far versare lacrime per le esilaranti situazioni comiche ed altrettante per quelle drammatiche.


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> "Cose da pazzi": Lo strano caso di Felice Ci
11 settembre 2005

vorrei sapere l’introduzione del libro, sono entrata per caso nel capitolo maghi potenti delle catene e delle truffe che si verificano in italia, cercando su internet scoprii che c’era qualcuno altro che si divertiva con i termini a farti entrare nel sito e poi sviarti o farti pagare la posta elettronica.