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Virus di Marburg: domande e risposte con il Dr. Kourouma Kabinet

Con i casi di virus Marburg confermati in Africa occidentale, cresce la preoccupazione dell’opinione pubblica.

di Amref Italia - mercoledì 29 marzo 2023 - 1370 letture

Il Ministero della Salute della Repubblica di Tanzania ha dichiarato un nuovo focolaio di malattia da virus di Marburg (MVD) nel distretto di Bukoba con 8 casi confermati e 5 decessi al 22 marzo.

Il Dottor Kourouma Kabinet, Coordinatore dell’Amref Health Africa Bureau Guinee Disease Control, affronta alcune delle domande più frequenti su come si diffonde la malattia, sui suoi segni e sintomi, su come può essere contenuta e su cosa possono fare le persone per proteggere se stesse e le loro famiglie.

Che cos’è il Marburg?

Il Marburg (MARV) è una malattia infettiva causata dal virus di Marburg. È una malattia emorragica virale trasmessa agli esseri umani dai pipistrelli e si diffonde attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei, le superfici e i materiali delle persone infette. Nei primi sette giorni, molti pazienti sviluppano segni di grave emorragia. Nell’uomo è spesso fatale.

Come si diffonde il Marburg e perché si sta diffondendo? La trasmissione avviene principalmente da uomo a uomo e deriva dal contatto diretto (attraverso una ferita o le mucose) con sangue, secrezioni, organi o fluidi corporei di persone infette, o con superfici e materiali (ad esempio, lenzuola o indumenti) contaminati da questi fluidi. Tutti i focolai di MARV registrati hanno avuto origine in Africa, dove il virus è mantenuto in un serbatoio naturale. Diverse specie di pipistrelli sono considerate "ospiti serbatoio" per i filovirus.

Quanto tempo ci vuole perché una persona si "riprenda" clinicamente dal virus?

Il virus causa una grave febbre emorragica virale nell’uomo. Il tasso medio di mortalità per questa malattia è di circa il 50%. Nelle epidemie precedenti variava dal 24% all’88% , a seconda del ceppo del virus e della gestione dei casi. La gestione precoce con reidratazione e trattamento dei sintomi migliora la sopravvivenza. Attualmente non esiste un trattamento approvato per neutralizzare il virus, ma sono in fase di sviluppo diversi trattamenti a base di trasfusioni di sangue, immunoterapie e terapie farmacologiche. I pazienti che sopravvivono di solito non hanno sintomi gravi in fase avanzata, ma possono manifestare disturbi come artrite, congiuntivite, mialgia e sintomi di psicosi durante e dopo la guarigione.

Quali sono i sintomi, come si può trattare e quanto può essere grave?

Il periodo di incubazione (il tempo che intercorre tra l’infezione e la comparsa dei sintomi) varia da due a 21 giorni. I sintomi osservati vanno da febbre alta che supera i 38° C, forti mal di testa e forte malessere, mialgie e dolori, disturbi addominali caratterizzati da diarrea acquosa abbondante, dolori e crampi .

Inoltre, il terzo giorno possono comparire nausea e vomito e la diarrea può persistere per una settimana. I pazienti in questa fase sono spesso descritti come "fantasmi", con occhi profondamente infossati, viso vuoto ed estrema letargia (uno stato patologico di sonnolenza o mancanza di reattività e inattività).

Nel 1967, durante il focolaio che ha colpito l’Europa, nella maggior parte dei pazienti è stata osservata un’eruzione cutanea non pruriginosa tra il secondo e il settimo giorno dall’inizio dei sintomi. I casi fatali si presentano di solito con manifestazioni emorragiche, che diventano gravi tra i cinque e i sette giorni. Inoltre, anche il sanguinamento spontaneo nei siti di venipuntura in seguito alla somministrazione di liquidi o alla raccolta di campioni di sangue è associato al virus, il che può essere problematico.

Può anche causare un coinvolgimento del sistema nervoso centrale, provocando stato confusionale, irritabilità e aggressività. L’orchite (infiammazione di uno o entrambi i testicoli) è stata talvolta segnalata nella fase avanzata della malattia (15 giorni). Nella maggior parte dei casi fatali, la morte sopraggiunge otto-nove giorni dopo l’inizio dei sintomi ed è di solito preceduta da un’abbondante perdita di sangue e da uno shock.

L’epidemia di malattia virale di Marburg (MVD) in Africa occidentale deve preoccupare gli altri Paesi africani?

Data la fragilità dei sistemi sanitari e dei meccanismi di controllo delle migrazioni dei Paesi africani, l’epidemia di malattia virale di Marburg deve essere motivo di preoccupazione per gli altri Paesi africani, soprattutto per quelli vicini nei quali sono stati dichiarati focolai dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Cosa si dovrebbe fare per garantire che il virus non si diffonda in altri Paesi? Come nel caso dell’epidemia di Ebola, è necessario rafforzare la sicurezza alle frontiere implementando un sistema di controllo della migrazione, tracciando i contatti dove si trovano, rafforzando la sensibilizzazione delle popolazioni confinanti a rispettare le misure adottate. Fondamentale è il coinvolgimento dei leader delle comunità nei processi decisionali e di sensibilizzazione.

Come devono affrontare i Paesi colpiti le idee sbagliate e la disinformazione sul virus?

Per affrontare le idee sbagliate e la disinformazione sul virus, è necessario creare un sistema di raccolta, elaborazione e decostruzione delle idee sbagliate (fact checking), rafforzando la comunicazione e la diffusione di informazioni affidabili e appropriate attraverso canali tradizionali e moderni. Infine, ogni distretto sanitario dovrebbe istituire un gruppo di gestione delle informazioni.


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