Noi e loro

E noi, con le nostre povere lotte di strada e di paese? Come facciamo a parlarti di queste cose piccole mentre laggiù si ammazza?

di Riccardo Orioles - venerdì 27 ottobre 2023 - 538 letture

"Ci avete invaso, ci avete rubato la terra. E allora noi vi ammazziamo i bambini".

"Siete selvaggi, siete assassini. E allora noi vi ammazziamo i bambini".

* * *

Due partiti, in buona fede, ritengono necessario e giusto assassinare i bambini l’uno dell’altro. Una parte dei rispettivi popoli condivide, e applaude, questa idea. Gli spettatori si dividono. Ma siamo molto al di là di ogni analisi o corteo.

* * *

"Palestina libera". Sì, ma anche "vivere con Israele".

"Vivere con Israele". Sì, ma anche "libera Palestina".

In piazza, ci vorrebbero due bandiere. O nessuna. Visto che la bandiera dei bambini non c’è.

(Il governo italiano ne vieta una. Ma noi non siamo un governo, siamo persone).

* * *

La guerra di Hamas contro il popolo palestinese. La guerra di Netanyahu contro Israele. L’una alimenta l’altra. Ci guadagnano entrambe.

(Ma davvero nessuno sapeva niente? Ma davvero via Fani era solo "geometrica potenza"? Ma davvero non riuscivano a trovare Moro?)

* * *

Ma tu pensa. Un governo fascista, con la fiamma fascista nello stemma e sul tavolo la statuetta di Mussolini, che dà dell’antisemita a qualcun altro.

* * *

Dovrebbero comandare le donne. Ma per davvero.

NOI E LORO

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"Ci avete invaso, ci avete rubato la terra. E allora noi vi ammazziamo i bambini".

"Siete selvaggi, siete assassini. E allora noi vi ammazziamo i bambini".

* * *

Due partiti, in buona fede, ritengono necessario e giusto assassinare i bambini l’uno dell’altro. Una parte dei rispettivi popoli condivide, e applaude, questa idea. Gli spettatori si dividono. Ma siamo molto al di là di ogni analisi o corteo.

* * *

"Palestina libera". Sì, ma anche "vivere con Israele".

"Vivere con Israele". Sì, ma anche "libera Palestina".

In piazza, ci vorrebbero due bandiere. O nessuna. Visto che la bandiera dei bambini non c’è.

(Il governo italiano ne vieta una. Ma noi non siamo un governo, siamo persone).

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La guerra di Hamas contro il popolo palestinese. La guerra di Netanyahu contro Israele. L’una alimenta l’altra. Ci guadagnano entrambe.

(Ma davvero nessuno sapeva niente? Ma davvero via Fani era solo "geometrica potenza"? Ma davvero non riuscivano a trovare Moro?)

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Ma tu pensa. Un governo fascista, con la fiamma fascista nello stemma e sul tavolo la statuetta di Mussolini, che dà dell’antisemita a qualcun altro.

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Dovrebbero comandare le donne. Ma per davvero.


E noi, con le nostre povere lotte di strada e di paese? Come facciamo a parlarti di queste cose piccole mentre laggiù si ammazza? E’ che non sono piccole. E’ che non sono lontane. Abbiamo i nostri Hamas, abbiamo i nostri Netanyahu; anche qui, spesso, in combutta fra loro. Ma noi non bombardiamo Palermo per distruggere Cosa Nostra. Noi non combattiamo alla cieca. Da noi, sono i mafiosi quelli che ammazzano i bambini. Bombe o coltello, è la stessa cosa.

La nostra compagna Leonella, ebrea, il nostro compagno marocchino Ridah, che impaginano insieme il nostro foglio arabo, Siqillyya: questa è la nostra gloria, questo abbiamo da insegnare.

E questo, anche questo, è il nostro umile e immenso lavoro. Nel paesino siciliano come nelle grandi piazze, con i ragazzi dell’antimafia come con i nostri fratelli palestinesi e ebrei.


TESTIMONIANZE: La nostra antimafia

Questa è la cronaca, fatta da uno dei ragazzi che “studiano da cittadini” coi Siciliani giovani e con Arci Catania. di una qualunque giornata della nostra antimafia, quella concreta e umile, l’antimafia di strada. In questo caso siamo in una delle vecchie basi di Cosa Nostra, la villa del boss Santapaola, conquistata un po’ dallo stato e molto dall’antimafia sociale. Tappa di un percorso lungo, “Le scarpe dell’antimafia”, in giro per la Sicilia - e non solo - a smascherare e segnalare i luoghi liberati dall’antimafia ma ancora dimenticati dallo Stato (r.o.)

"Chi me lo doveva dire che dopo quarant’anni

dovevo parlare dal salone di Santapaola...”.

Giovanni G.

È il 29 settembre, io insieme ai compagni e alle compagne dei Siciliani giovani e di Arci Catania dobbiamo preparare un’assemblea contro l’ennesima vergogna dello stato, il taglio dei trecento milioni ai beni confiscati alla mafia.

Un’assemblea simbolica: si fa nell’ex villa di “Nitto” Santapaola a San Gregorio. Queste mura sono state la principale dimora del boss e posso solo immaginare di che cosa siano state testimoni. La villa è formata da un appartamento interno, un garage e un giardino, quest’ultimo collegato a un’altra casa del boss. Gli bastava - dicono - attraversare il giardino per mettersi al sicuro là.

Varcando quelle porte, sentimenti diversi e strani: curiosità, felicità, tristezza, dolore...

Ma è bello pensare a dove siamo arrivati. Stiamo usando la casa del boss più potente di Catania per una faccenda sociale, per far lotta alla mafia. Ma io pensavo alla povera Carmela Minniti, la moglie del boss, assassinata qui. E poi sono entrato.

L’appartamento, anni a parte, era ben conservato. Parquet ancora intatto dappertutto, al muro parati asciutti, come nuovi. Una casa grandissima e deserta. Un piccolo crocifisso, in una stanza sul balcone, unico segno di presenza umana.

L’assemblea l’abbiamo fatta nel salone del boss, una sala ampia e vuota. A metà, all’improvviso, Matteo ci fa vedere una sorpresa, il primo numero dei “Siciliani” di Giuseppe Fava. C’erano molte cose che non sapevo, ma di più mi colpivano i morti ammazzati, che quarant’anni fa, qui da noi in Sicilia, erano una presenza abituale.

Al tavolo dell’assemblea, oltre ai nostri Matteo, Dario e Giovanni, c’era il sindaco del paesello, che dunque se l’è sentita di presenziare. C’erano pure la Fondazione Fava, il gruppo di sostegno ai bambini autistici e i sindacalisti della Cgil. Alla fine ho parlato anch’io, leggendo il messaggio di Claudio Fava (assente per lavoro). Non l’ho mai conosciuto, ma non mi ha convinto del tutto. Diciamo che mi aspettavo una cosa meno scolastica, più dura, ma è solo una mia impressione. Magari mi aspettavo di più.

Una trentina di altre persone in sala (solo una ha parlato), tutta gente matura. Per un paese così piccolo, e data la situazione (e la mancanza, al solito, di pubblicità “ufficiale”), non è poco. Però fra i ragazzi la mafia non è un grande argomento. “Sì, una volta c’era ma ora è storia passata”.

Va bene, morale alto. E ora ci prepariamo alle altre giornate: oggi qua, domani a Randazzo, dopodomani a Biancavilla, poi...

Patrick Messina

(Grazie anche a Adriana, Alessandro, Anna, Benedetta, Dario, Dario, Elena, Francesca, Francesco, Ginger, Gloria, Luca, Marco, Marit e Paolo. E pure ai “capi-scout” Giovanni, Dario e Matteo :-)



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