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1° giugno: diecimila persone per le strade di Roma contro Governo Meloni ed economia di guerra

Dobbiamo fermare la guerra ma dobbiamo fermare anche questa deriva autoritaria, repressiva, antisociale, razzista che sta avvelenando la società.

di Redazione Lavoro - mercoledì 5 giugno 2024 - 496 letture

La manifestazione contro il Governo Meloni e l’economia di guerra ha portato in piazza migliaia di persone, diecimila secondo diverse stime. Il corteo nazionale del 1° giugno è quindi riuscito, numericamente e qualitativamente, nel suo obiettivo di mostrare che esiste in questo Paese una opposizione politica, sindacale e sociale che non si lascia incantare dalle chiacchiere del circo mediatico e prova a rispondere ai bisogni e alle necessità della classe lavoratrice.

Una classe scomposta scientificamente in questi decenni, che USB si è data il compito di organizzare costruendo un senso di appartenenza e di coscienza collettivo: lo abbiamo visto nel nostro nutrito e rumoroso spezzone, fatto innanzi tutto dai nostri fratelli immigrati, sui quali si scarica la parte più pesante delle politiche padronali e dello sfruttamento, passando dai lavoratori di tutti i settori pubblici e privati, ai pensionati, a chi lotta per la casa e per il reddito, al mondo sempre più numeroso di lavoratori sottopagati e precari. Migliaia gli studenti medi e universitari, numerose le associazioni, i comitati territoriali, che insieme alle forze politiche di classe e all’USB, sei mesi fa hanno dato vita al comitato promotore del corteo nazionale del 1 giugno contro il governo Meloni.

Tutti accomunati da un tema, quello del rifiuto della Guerra, del sostengo costante alla causa palestinese, una battaglia di umanità e giustizia che oggi sta attraversando le piazze del mondo intero e, pur in questo momento tragico, ci spinge a lottare più che mai.

La lotta per il salario, per la sicurezza sui posti di lavoro, per un grande piano di assunzioni statali, per politiche economiche e industriali di rilancio complessivo del paese, per la riduzione dell’orario di lavoro sono al centro del nostro percorso e delle lotte che dovranno crescere di intensità e di forza nei prossimi mesi.

Dobbiamo fermare la guerra ma dobbiamo fermare anche questa deriva autoritaria, repressiva, antisociale, razzista che sta avvelenando la società.

La piazza di oggi ci consegna forza, speranza e responsabilità per svolgere il nostro compito.

Unione Sindacale di Base


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