In narrativa la fine della guerra vede il surrealismo cerebrale di Tommaso Landolfi e quello pił felice di Dino Buzzati, l'autobiografismo di Romano Bilenchi, l'inquietudine stravagante di Antonio Delfini, il pungente Ennio Flaiano, il gogoliano Vitaliano Brancati, Vasco Pratolini, l'umorismo di un grande minore come Giovanni Guareschi. Alla narrativa che ha una forte aderenza con il proprio paese, contadino e rurale, appartiene Giuseppe Dessì. Autori interessanti ma minori sono Libero Bigiaretti e Giovanni Comisso.
Gli anni '50 e '60 sono caraterizzati dalla produzione realistica legata alla guerra civile del 1943-45, e al neorealismo che in letteratura ha esiti e istanze, anche se con risultati minori rispetto alla contemporanea produzione cinematografica (il neorealismo cinematografico).
Alla metà degli anni '50 ci si avvia in
Italia a un superamento delle poetiche strettamente realistiche.
Si sente il bisogno di trovare nuove soluzioni, non solo letterarie.
La pubblicazione di un "romanzo storico" come Il Gattopardo
di Tomasi di Lampedusa, le polemiche
sul Metello di Pratolini, e la polemica avviata su «Officina»
da Fortini, Pasolini e Roversi sono tutti i segni di una volontà
di superamento. A premere per un superamento del realismo non
è solo l'industria editoriale legata al potere e a gruppi
ideologicamente contrari all'interesse per la realtà sociale
(e politica), ma sono gli stessi gruppi intellettuali progressisti
che avvertono nel dogma realista, specie quello di stampo zdanoviano,
una indebita pretesa ideologica da parte di un potere politico.
La ribellione non tanto al realismo quanto al dogma del realismo
aveva in questi gruppi un significato e un intento liberatorio
almeno quanto essere stati realisti nel decennio precedente era
stato liberatorio e svecchiante.
Si tenta la strada dello sperimentalismo; si recuperano le opere
di Gadda; si legge Joyce, la francese école-du-regard;
ci si interessa agli sviluppi della linguistica e delle tecniche
di analisi del lavoro letterario (strutturalismo, fino agli esiti
semiologici).
Quella connessa a "Il gattopardo" di Tomasi-di-Lampedusa fu una operazione commerciale che ridiede vivacità per un certo periodo a un ambiente letterario ufficiale piuttosto asfittico. Nella situazione culturale (oltre che politica) bloccata nella contrapposizione tra mondo cattolico (dominante) e comunista (opposizione istituzionale), lo spazio per altro era sempre difficile e guardato con sospetto. I due campi tendevano a monopolizzare tutto, secondo una logica manichea. La casa editrice Feltrinelli cercò di aprirsi un suo spazio, con una serie di operazioni coraggiose e spiazzanti rispetto ai due schieramenti. Il romanzo di Tomasi-di- Lampedusa era stato segnalato da Flaccovio a Elio Vittorini, che in qualità di consulente editoriale per la casa editrice Mondadori e per la Einaudi, lo aveva respinto. Giunse anonimo a Giorgio Bassani, allora consulente di Feltrinelli, tramite Elena Croce, nella primavera del 1958, quando Tomasi era già morto da un anno. Il romanzo fu pubblicato nella collana «Contemporanei», con prefazione di Bassani, grazie all'approvazione di Valerio Riva che dirigeva allora - tra il 1953 e il 1968 - le collane Feltrinelli. Ebbe un successo sconvolgente per gli standard editoriali italiani dell'epoca, diventando subito un classico.
Il pił attivo in quegli anni è forse Pasolini, che si dedica alla poesia, alla narrativa realistica, fino a decidersi per l'uso del mezzo cinematografico. Su altro fronte, meno provocatorio ma di forse pił alto livello narrativo è Italo Calvino la cui presenza culturale finirà per caratterizzare gli anni '70. Mentre nel suo ruolo di favolista innovatore Gianni Rodari si conquista un posto indimenticabile nella produzione letteraria del XX secolo europeo. Ruolo di classico del secolo italiano si conquista Carlo Emilio Gadda, con la sua scrittura barocca che attraversa le diversità linguistiche per conquistare una originale espressività .
Accanto agli sperimentalisti di questi anni, vi è tutta una pattuglia di scrittori medi e mediocri, che usano una lingua media, comunicativa, aliena da sperimentalismi (Carlo Cassola , Giorgio Bassani, Giuseppe Arpino, Alberto Bevilacqua ecc.): è il gruppo degli scrittori sostenuti dall'industria editoriale di massa, contro cui gli sperimentalisti si battono definendole "liale": soprattutto Cassola Chiara e Bevilacqua, mentre decisamente diverso è il caso di Bassani. Appartiene fondamentalmente a questo gruppo Giuseppe Berto che riesce a emergere grazie a una maggiore apertura verso tematiche esistenzialiste e un cauto sperimentalismo. E Guido Morselli che usa la fantapolitica. Scrittrici borghesi sono Lalla Romano, Alba De Cespedes, ecc.. Del tutto priva di interesse Susanna Agnelli
La morte di Pier Paolo Pasolini segna una cesura profonda in Italia, cesura non avvertita in tutta la sua intensità . Dopo, sarà l'epoca di un progressivo disimpegno degli intellettuali, il loro restringersi in spazi di cultura universitaria mentre per le strade terrorismo politico e di stato spezzano una generazione; dalla guerra sotterranea che raggiunge l'apice con l'assassinio di Moro, l'Italia esce impoverita di democrazia. L'intellettuale che forse esprime meglio la realtà sociale in cui mafia, ipocrisia e bugia di potere si connettono con l'impotenza collettiva e il disincanto solitario e senza speranza dei singoli pur tenacemente fedeli a una lucidità di coscienza, è Leornardo Sciascia. Su un piano pił borghese è il minore Gesualdo Bufalino, mentre discontinuo ma pił interessante è Vincenzo Consolo. Un tentativo di amalga di sapori magicisti e realisti è in Giuseppe Bonaviri. All'interno dello sperimentalismo narrativo viene posto Antonio Pizzuto. Maria Attanasio dà voce a una donna siciliana in "Di Concetta e le sue donne" (1999).
Nel corso degli anni '70 e successivi, gli intellettuali che avevano partecipato alla stagione dello sperimentalismo, tornano a esiti pił comunicativi, anche se riuscendo a volte a proporsi per le proprie scritture personali (Arbasino, Manganelli, Ceronetti). Mentre su una strada propria e indipendente si pone Umberto Eco in un periodo in cui sono venuti a mancare tutti i coagulanti di gruppo e sociali. A esprimere un'area culturale che in Italia è estremamente viva, quella della sinistra pacifista e anti-potere, sono le attività di Stefano Benni, e di Michele Serra.
A una narrativa che mantiene un buon livello di sobrietà stilistica senza scadimenti né intellettuali né stilistici rimandano alcuni scrittori onestamente 'borghesi': Gianni Celati, Sebastiano Vassalli, Anna Maria Ortese, Giuseppe Pontiggia, Antonio Tabucchi, Erri De Luca, un minore come Raffaele La Capria. Interessante, anche per il successo da best seller che riesce a avere, Susanna Tamaro. Valore costante di scrittura tiene Dacia Maraini, mentre non oltre la memorialistica va Fausta Cialente.