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Vogliamo il salario minimo a 10 euro l’ora, legato all’inflazione

Non fermarti alle petizioni online, firma con USB la proposta di legge di iniziativa popolare

di Redazione Lavoro - giovedì 17 agosto 2023 - 947 letture

A partire dal salario minimo il governo Meloni si muove con riforme e politiche di sistema a tutto vantaggio di imprese e ceti parassitari, con cui condivide gli obiettivi del taglio delle politiche sociali e della compressione dei salari.

Governo e Confindustria, infatti, non possono accettare che sia messa in discussione la politica dei bassi salari, della precarietà su cui da oltre 30 anni si basa la struttura economica italiana.

Qui si spiega materialmente il perché dell’odio di questa classe verso i lavoratori, stabili, precari o sottoccupati, tacciati alternativamente di intascarsi immeritatamente il Reddito di Cittadinanza, di richiedere il salario minimo o di rivendicare aumenti salariali.

Alcune ragioni dei bassi salari sono da ricercarsi nei decenni di privatizzazioni che hanno letteralmente polverizzato il sistema industriale, in cui grandi poli presenti da nord a sud, pur nelle contraddizioni del sistema, si muovevano all’interno dei contratti nazionali, determinavano un complesso occupazionale, un monte salari e un gettito fiscale più stabili di quelli attuali.

Un altro tassello è dato dalle deregolamentazioni, spacciate da centrodestra e centrosinistra come strumenti per favorire il mercato e lo sviluppo occupazionale.

Come era prevedibile le deregolamentazioni hanno invece fatto nascere un florilegio di tipologie di precariato riconosciute per legge e contrattualizzate al ribasso. Vedi CCNL multiservizi, cooperative sociali o vigilanza, solo per fare alcuni esempi. È questo il contesto che ha favorito lo sviluppo del lavoro nero e del cosiddetto grigio, delle false partite IVA, del sistema delle scatole cinesi fatto da cooperative.

Che il salario sia talmente povero da non arrivare a fine mese lo sanno bene anche le donne e gli uomini impiegati nel labirintico sistema degli appalti, un’ingegneria contrattuale attraverso la quale il datore di lavoro, pubblico e privato, li paga poco e male.

Al tempo stesso dire che il salario “povero”, o meglio rubato, sia una condizione che scontano solo i lavoratori precari, quelli soggetti a contratti pirata o quelli il cui contratto è scaduto da tempo, significa fornire una visione parziale e di comodo.

È il monte salari, più in generale i salari previsti dal complesso dei CCNL pubblici e privati, a essere congelato da 30 anni, con una perdita del 2,9% sul valore iniziale.

Il fatto che ci siano lavoratori che per ricatto occupazionale vengono pagati ancora meno, determina un meccanismo che frena lo sviluppo dei salari e della complessiva emancipazione sociale.

Occorre rompere il furto di salario e il ricatto del lavoro malpagato.

Da tempo sosteniamo l’esigenza del Reddito di Cittadinanza e del salario minimo, ma a differenza della proposta di PD e M5 Stelle, il salario minimo deve partire da 10 € l’ora e deve essere legato all’inflazione.

Al di là della proposta di spostare la discussione al CNEL, o delle raccolte firme on line o alla Festa dell’Unità, oggi c’è una solo proposta concreta: è legge di iniziativa popolare per portare il salario minimo a 10 € l’ora e legarlo all’inflazione. A questa proposta l’USB ha aderito convintamente, come le forze politiche di altrettanto convinta opposizione sociale.

In ogni caso un primo risultato è raggiunto: nessuno, neanche quel centrodestra e quel centrosinistra che hanno prodotto il disastro sociale, può più nascondersi. Ma soprattutto i primi chiamati in causa, i lavoratori, nei sondaggi all’80% si dicono favorevoli al salario minimo.

In questa estate infuocata in tutto il Paese ci sono centinaia di banchetti per la raccolta firme: ne servono molte, ma siamo convinti di farcela. Ci serve l’aiuto e l’impegno di molti. Chiediamo a chi ha firmato la petizione on line di firmare la proposta di legge per il salario minimo a 10€!

Unione Sindacale di Base


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