Sull’uso di psicolofarmaci

sono un semplice cittadino e desidero citare alcuni fatti che ho visto e sentito riguardo l’assunzione di psicofarmaci.

di Redazione - martedì 15 agosto 2006 - 2002 letture

Egregio Direttore,

sono un semplice cittadino e desidero citare alcuni fatti che ho visto e sentito riguardo l’assunzione di psicofarmaci.

Due mie colleghe di lavoro che avendo avuto dei problemi tipo ansie, depressioni, cose che possono colpire un po’ tutti, gli erano stati prescritti degli psicofarmaci che, detto poi da loro, gli avevano creato più problemi, come sentirsi “intontite” e “drogate” e nessuna soluzione ai loro stati psicologici.

Nella mia zona, in alcune case di riposo, ho visto personalmente molti anziani dallo sguardo assente e movimenti simili a robot, cui vengono somministrati giornalmente dosi di psicofarmaci; tra l’altro basta leggere sulle istruzioni d’uso gli effetti collaterali e ci si rende conto di cosa si ha tra le mani.

E cosa ancora più vergognosa, ho sentito recentemente la notizia dell’autorizzazione alla prescrizione di psicofarmaci devastanti, tipo Prozac a bambini fin dagli 8 anni di età!

Ma da che mondo è mondo le persone hanno sempre vissuto momenti di frustrazione più o meno intensa, o momenti difficli ma non per questo si risolvevano con le pillole.

Ora io mi chiedo ma è mai possibile che adesso le emozioni del vivere la psichiatria le ha ridefinite come malattie mentali a tutti gli stadi di età? Mi sembra molto stupido ridurre gli stati d’animo a malattie, è come se si voglia creare l’idea di un mondo malato e fornire le pastiglie per curarlo, ma con le "pastiglie" non si va lontani, anzi forse è meglio restare un po’ svegli e rendersi conto di ciò che sta accadendo per affrontarlo meglio. La cosa che mi preoccupa è vedere che vengono colpiti anche anziani e bambini che spetta a noi difendere, magari anche con un po’ d’aiuto da parte delle istituzioni.

Franco Veronese


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