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Samir Amghar “Le Salafisme d’Aujourd’hui – Mouvement Sectaires en Occident” (Michalon)

Un saggio davvero illuminante su una problematica che inquieta noi occidentali. Ancora di più se correlata con i fatti occorsi nell’ultimo anno e definiti come “Primavera Araba”.

di Emanuele G. - lunedì 21 novembre 2011 - 3866 letture

E’ un peccato che un saggio così prezioso non abbia ancora la sua edizione in lingua italiana. Ci aiuterebbe a capire quanto stia accadendo nel Maghreb e anche qui da noi. Infatti, la questione araba/islamica determina non pochi riflessi nella geopolitica europea e mediterranea. Riflesso aumentato a dismisura dopo i fatti succedutesi nell’ultimo anno e che definiamo comunemente come “Primavera Araba”.

Chi è Samir Amghar? E’ dottore in sociologia all’Ecole d’Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi (EHESS) dove ha svolto ricerche approfondite sul salafismo. Inoltre, è ricercatore al Centre d’Etudes et de Recherches Internationales (CERIUM) dell’Università di Montreal nonché consulente del Ministero della Difesa svizzero. Tale curriculum professionale ci permette di comprendere subito che ci troviamo innanzi alla persona più adatta per spiegarci fenomeni di non facile lettura e piuttosto complessi.

Il saggio si occupa del salafismo. Quindi, prima di tutto, dobbiamo porci una domanda. Che cos’è il salafismo? Molti sono ormai i gruppi della gigantesca e variegata galassia dell’internazionale islamica che, almeno nominalmente, si richiamano alla “Salafiyya”, il ritorno alla purezza delle origini dell’Islam. Il termine salafita (o salafista) deriva dalla parola araba “Salaf”, letteralmente antenato. Il primo a propugnare la “Salafiyya” fu il riformatore religioso egiziano Muhammad Abduh (1849-1905), seguito poi dal discepolo e collaboratore siriano Rashid Rida (1865-1935). Abduh e Rida sostenevano, in sostanza, che occorreva eliminare dalla tradizione musulmana tutti quegli elementi estranei che con il tempo ne avevano alterato la purezza originaria, per ridarle nuovo impulso e credibilità di fronte alle sfide del mondo moderno. In particolare, Abduh nelle sue opere (la più nota, il ’Trattato sull’Unità divina’) si fece sostenitore di un nuovo sforzo interpretativo fondato sul contatto diretto con le fonti originali dell’Islam - Corano, libro sacro ai musulmani, e “Sunna”, gli insegnamenti tratti dal ’comportamento’, tacito o esplicito, del Profeta Maometto. Col passare del tempo, tuttavia, il salafismo è andato sempre più inquadrandosi in quel confronto tra Islam e Occidente che sia dal punto di vista politico sia da quello culturale ha assunto toni sempre più aspri. Da corrente riformista, il salafismo si è così trasformato in materia di ispirazione e parola d’ordine di gruppi estremisti, talvolta votati al terrorismo, come in Marocco e Algeria.

Definito questo particolare di non poco conto passiamo alla recensione del saggio. L’introduzione è delle più classiche poiché parla in generale del salafismo fornendoci utili indicazioni dal punto di vista ideologico e sociologico. Puntando l’attenzione sulle varie componenti settarie in esso presenti. Il capitolo successivo si occupa di presentarci le tre grandi scuole del pensiero salafita: il salafismo quietista, il salafismo politico e il salafismo rivoluzionario. Per ogni tipologia l’autore da delle spiegazioni più che approfondite e molto dettagliate. Alché ci si interroga sui miti fondanti di questo particolare credo islamico. Si parla di un’eta dell’oro, della nostalgia di una umma riunificata e di una strategica carsica del complotto.

Complotto da intendersi come interno ed esterno. In quest’ottica si inserisce il discorso sul jihad. State attenti jihad è maschile in arabo e non si deve mai scrivere la jihad. Capito? Ci sono vari tipi di jihad. Il jihad nazionalista. Il jihad internazionalsita. Il jihad di resistenza.

Nelle pagine successive si appone l’attenzione sui processi che portano molti arabi a divenire salafiti. Pertanto si cerca di identificare la provenienza sociale dei salafiti. Ci si interroga su come avvenga il proselitismo. Qual’è peso dare alle relazioni interpersonali come fattore determinante di scelta? La figura del leader carismaticoche ruolo gioca nel salafismo. Infine, lo stretto controllo a cui i fedeli vengono posti.

Nella parte centrale del saggio si danno utili chiarimenti su molti aspetti della realtà salafita. Ad esempio, la volontà di distinguersi. Di essere a parte rispetto agli altri arabi islamici. Il mondo salafita ruota attorno a concetti quali persecuzione, sacrifico e segreto di appartenza. Un dettaglio essenziale è quello riguardante la cultura della competizione e l’ossessione della norma.

Infine, l’autore si addentra sulla tipologia di reazione che un arabo ha rispetto alla propria famiglia e all’esterno. A proposito dell’esterno il salafita deve sviluppare un processo di opposizione all’Occidente che si manifesta su tre gradi: indifferenza, contestazione e agit-prop. Tali riflessioni fanno propendere l’autore su una considerazione molto importante. Che il salafismo sta abbandonando i ristretti abiti di setta di massa per diventare un movimento politico dall’impatto molto forte sulle società occidentali.

Il saggio si conclude con interessantissime appendici. La prima passa in rassegna alcune delle personalità più eminenti del movimento salafita. La seconda e la terza si addentrano nell’analisi delle varie tipologie del movimento salafatia e del jihad. La quarta, invece, ha il compito di illustrare la metodologia scientica utilizzata per redigere il succitato saggio. L’ultima fa l’enco delle persone intervistate al fine di realizzare “Le Salafisme d’Aujourd’hui”. Molto utili, infine, i riferimenti bibliografici e web.

“Le Salafisme d’Aujourd’hui” è un magnifico testo di storia contemporanea. Ci spiega con chiarezza problematiche che stanno sempre più coinvolgendo la vita di tutti noi. Problematiche che non si affrontano cercando di evitarle o dando vita a squallide reazioni razziste, bensì affrontandole a viso aperto. Soprattutto accellerando l’unica soluzione possibile. Ossia la creazione di uno spazio unico mediterraneo. I fenomeni sociali e geopolitici vanno previsti gestiti. Non subiti.


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