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Nei sotterranei, col poeta

Catania tra nostalgia sottile e vitalità irrefrenabile /Antonino Recupero; introduzione Silvio Perrella; cura e postfazione Salvo Torre. - Messina: Mesogea, 2005

di Pina La Villa - mercoledì 31 maggio 2006 - 4736 letture

Catania tra nostalgia sottile e vitalità irrefrenabile /Antonino Recupero; introduzione Silvio Perrella; cura e postfazione Salvo Torre. - Messina: Mesogea, 2005

Nei sotterranei, col poeta

Nel 1999 il gruppo culturale catanese Officine organizza “Mappe”, una serie di iniziative che hanno per tema la città di Catania. Lo storico Nino Recupero per l’occasione scrive un testo dal titolo “Nei sotterranei, col poeta”. Il testo, letto dallo stesso Recupero, accompagna un video-documentario prodotto da Officine. Ho visto il video in occasione del primo anniversario della morte di Nino Recupero: la voce di Nino e le immagini del suo ripercorrere la città sotterranea, quella che lui ha scelto come città sotterranea, la città del suo amico poeta Turi Salemi: le pensioni e i bar malfamati, i dormitori pubblici, le cliniche e i reparti psichiatrici. Una Catania in bianco e nero, con movimenti della macchina da presa che rivelano la volontà quasi disperata di sorprendere la città in un momento di verità, di interrogarla, fra le scale di vecchie case, nei contorni delle chiese e dei palazzi, nelle pieghe delle basole grigie delle strade bagnate di pioggia; penetrare nei suoi segreti, insomma, forzarla a dire la difficile verità su se stessa. Quello che mi ha colpito - nel testo e nella voce narrante - è stato l’accento autentico del rovello di studioso da parte di Nino Recupero, quasi la disperazione di chi vuole conoscere per comprendere e assolvere, ma sa che non lo potrà fare mai; di chi vorrebbe trovare (come dice anche nella lettera a Biagio Guerrera ) qualcosa di buono da raccontare sulla città ma sa che non ci riuscirà.

Il testo “Nei sotterranei, col poeta” fa parte adesso della raccolta curata da Salvo Torre degli scritti di Nino Recupero sulla storia di Catania.

“E’ un libro postumo, e il solo dirlo dà dolore” scrive Silvio Perrella nell’introduzione al libro . ”Recupero se ne è andato in punta di piedi, uomo comunicativo e segreto (basterebbe evocare il suo sorriso per capire cosa voglia dire), ha lasciato tanti amici e altrattanti progetti”. Tra i suoi progetti la storia della sua città, Catania: la scelta dei testi da parte del curatore ce ne fa vedere la trama. Discorsi, interventi a convegni, prefazioni, articoli, scritti su commissione, recensioni. Ogni testo, ogni brano un capitolo di questa storia, note dense in cui c’è già tutto l’essenziale, come nel primo testo, un inedito, che dà il titolo alla raccolta “...olim praestigiis celebre. Catania tra nostalgia sottile e vitalità irrefrenabile” ( testo elaborato tra il 2001 e il 2002 come introduzione a un volume sulla città per l’editore Maimone, rimaneggiato poi come nucleo di un volume che avrebbe dovuto scrivere per la casa editrice Mesogea). E’ lo scritto che più consapevolmente si pone il problema della storia della città e pone quindi alcune questioni storiografiche di grande interesse, oltre che offrire improvvise, illuminanti e semplici chiavi di comprensione della Catania odierna. Per capire l’approccio di Recupero serve intanto una lettera del settembre 2006, citata da Perrella nell’introduzione. “Possiamo veramente accettare di pronunziare il nome una città - qualsiasi città - in posizione di soggetto? Una città (l’entità collettiva) ha una personalità sua e solo sua? Una città è come una specie di sovra-individuo? In questo caso, ovviamente, deve avere una sua biografia. Il sentire comune dice di si, e il linguaggio conferma tale sentire. Io ne ho sempre dubitato”.

Chi vive in una città ne abita le parole, la luce, i palazzi, le piazze (fa differenza se ci sono o no gli spazi verdi. Personalmente sono convinta che una causa del caratteraccio dei catanesi è il traffico e il rumore cittadino). “Il carattere dei catanesi forse può sfuggirci; però dovremmo riuscire ad afferrare quello di Catania come città, come luogo abitato, casa comune che nel tempo ha accolto ogni sorta di persone, modificandosi progressivamente”. Ecco il punto. Possiamo fare la storia delle città, sapendo però che non parliamo di un’entità astratta, ma di fatti, oggetti concreti, materiali: le case e i monumenti, i mestieri, i luoghi di produzione della cultura (giornali, case editrici, scuole).

Recupero tenta questa strada, utilizzando gli strumenti dello storico (uno storico dallo sguardo ampio, per cui gli strumenti sono quelli dell’economia, dell’antropologia, della letteratura, della sociologia e della linguistica) e la semplicità del racconto, che si lega a ricordi personali, a evocazioni acute, ironiche e discrete, indizi, tracce di una storia più ampia.


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