«Non tutti quelli che muoiono nascono anche»
(Nietzsche, Il viandante e la sua ombra)
Non possiamo fare del nostro dolore e delle nostre gioie -del male e del bene che le diverse civiltà umane hanno vissuto, dichiarato, interpretato, sancito- non possiamo farne il dolore e la gioia dell’universo intero. L’antropocentrismo si rivela uno degli ostacoli più formidabili alla comprensione della realtà.
La sofferenza è reale, la malattia è straziante, nella morte il male trionfa. Senza dimenticare, però, che la sofferenza, la malattia e la morte costituiscono l’esperienza quotidiana di milioni di altre specie animali, gran parte delle quali sono divorate ogni giorno dagli umani non soltanto con la migliore coscienza e con grande spensieratezza ma anche con la convinzione che noi abbiamo pieno diritto a usare, manipolare, schiavizzare, uccidere e distruggere tutto ciò che vive, sente, soffre.
Quando la storia ci sembra feroce e la vita insostenibile, non dovremmo mai dimenticare che nell’Universo la nostra storia e la nostra vita costituiscono la parte infinitesima di un Tutto. In realtà, la materia di cui il cosmo è fatto segue da miliardi di anni terrestri le sue leggi, i suoi cambiamenti e tutti quei movimenti dei quali la luce della piccola stella da cui dipendiamo totalmente è un infimo, trascurabile effetto. Sulla scala cosmica, nella dimensione metafisica suprema, nel volgere senza posa delle ere, il mondo è perfetto perché «da dove gli esseri hanno origine, ivi hanno anche la distruzione in modo necessario» (Anassimandro).
Ogni onda è il mare, ogni goccia d’acqua dentro l’onda è ancora il mare. Ogni vita, ogni attimo è il Tutto. Compiuti, necessari, al di là del bene, al di là del male, ogni ente e l’intero essere pulsano nel Tempo e nella sua infinità rimangono eterni.
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Morte / Vita
4 aprile 2006, di :
Pietro Spalla
O.K: effettivamente non può che stupire l’indifferenza degli uomini nei confronti delle sofferenze degli animali, certamente una cultura antropocentrica può esserne responsabile. Sarà anche vero, come scrivi, che l’antropocentrismo è un ostacolo allla comprensione dellla realtà. Dopo di ciò rimane lo stupore di fronte alle differenze tra uomo ed animale su cui tanto ci sarebbe da dire. Mi limito a ricordarne una: solo l’uomo può fare cose inutili, come filosofare. Feuerbac lo diceva così:
"La luna, il sole, le stelle gridano all’uomo "conosci te stesso"...la
bestia è sensibile solo al raggio di luce necessario alla vita, l’uomo
invece gode anche del raggio inutile della stella più remota...in quella
piccola luce che nè giova nè nuoce, che nulla ha in comune con la terra e
con i suoi bisogni, l’uomo scopre la propria natura, la sua propria origine.
Il Cielo stellato rammenta all’uomo il suo destino. Gli rammenta che non è
chiamato solo ad agire, ma anche a contemplare".
ciao Pietro