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Messina. L’assalto del Terzo Livello ai Centri per migranti

Un elaborato sistema politico-affaristico e clientelare, quello architettato dalla Barrile e dal suo consigliere-consigliore Ardizzone, che vedeva il pressing a tutto campo dell’esponente politica cresciuta all’ombra del ras Francantonio Genovese
di Antonio Mazzeo - mercoledì 5 settembre 2018 - 857 letture

“L’interesse di Emilia Barrile nel procurare posti di lavoro alle persone a lei vicine, si sviluppa in una più vasta rete relazionale volta a raccogliere ogni ulteriore opportunità lavorativa cui avviare i più fedeli e meritevoli dei suoi sostenitori; rapporta sempre a Marco Ardizzone le varie possibilità che si presentano e concorda con lui chi fare assumere e presso quale azienda, e ciò nell’ottica di una strategia volta ad ottenere i massimi benefici elettorali”. È quanto scrive il 7 ottobre 2017 la Direzione Investigativa Antimafia nell’Informativa riepilogativa delle indagini svolte nei confronti dell’ex Presidente del consiglio comunale (e candidata a sindaco alle ultime elezioni amministrative) e su alcuni pregiudicati e imprenditori a lei vicini, finiti tutti agli arresti un mese fa nell’ambito della cosiddetta operazione Terzo Livello.

Un elaborato sistema politico-affaristico e clientelare, quello architettato dalla Barrile e dal suo consigliere-consigliore Ardizzone, che vedeva il pressing a tutto campo dell’esponente politica cresciuta all’ombra del ras Francantonio Genovese (già Pd poi Forza Italia), per far conseguire un’occupazione precaria a parenti, amici e sostenitori in aziende pubbliche, cantieri navali, società di navigazione, esercizi commerciali, supermercati e cooperative del terzo settore. Nelle mire di Emilia Barrile & C., non poteva mancare ovviamente il business dell’“accoglienza” richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati, esploso a partire delle false emergenze sbarchi dell’ottobre 2013 e che ha visto proliferare a Messina tendopoli-lager, hotspot per la detenzione, identificazione ed espulsione, centri di prima e seconda accoglienza, strutture “formative” per migranti e quant’alto. Titolari e manager di aziende di ristorazione, imprese edili e case di cura per anziani riconvertitesi in tempi record in gestori-operatori dell’accoglienza e praticoni- sperimentatori di “buone pratiche”. E centinaia tra neolaureati o disoccupati senza titoli di studio specifici trovatisi d’incanto a interpretare le figure professionali richieste nei centri migranti, in contesti complessi e pessime condizioni lavorative e stipendiali.

In un lungo capitolo dell’informativa Terzo Livello, la Direzione Investigativa Antimafia si sofferma specificatamente sui rapporti intercorsi tra Emilia Barrile e Benedetto Bonaffini, comunemente denominato Benny, “noto imprenditore messinese impegnato anche nel sociale attraverso le cooperative costituite per la gestione dei migranti e dei relativi centri di accoglienza”. Bonaffini, come riportano gli inquirenti, “dalla consultazione di fonti aperte viene citato quale responsabile per Messina della Cascina Global Service di Roma che aveva la gestione della tendopoli ove erano alloggiati gli immigrati e gestiva il centro di accoglienza per minori denominato Centro Ahmed in Messina, per conto della cooperativa Senis Hospes di Senise (Potenza)”. In verità, grazie all’interlocuzione ultraprivilegiata con la Prefettura e l’amministrazione comunale di Messina (sindaco Renato Accorinti), il potente imprenditore della ristorazione pubblica e privata ha avuto modo di gestire anche il maxi-centro realizzato presso l’ex caserma “Gasparro” di Bisconte, centri di “accoglienza di secondo livello” del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) e finanche alcune attività del Centro “polifunzionale per immigrati regolari” inaugurato recentemente dal Comune grazie ai fondi PON Sicurezza del Ministero dell’interno. Ma poco importa. Importa invece quanto accertato dalla DIA sulla Barrile-Bonaffini connection in tema assunzioni e centri migranti, anche se, ad oggi, esse non sono state ritenute dai magistrati penalmente rilevanti.

“Per meglio comprendere l’importanza del ruolo ricoperto da Bonaffini - e, pertanto, la capacità di quest’ultimo di poter aiutare la Barrile garantendole l’assunzione di un considerevole numero di persone - occorre ricordare che, nel periodo in esame, l’emergenza degli sbarchi di immigrati, spesso dirottati nel porto cittadino successivamente al loro salvataggio in acque internazionali ed in seguito a precisi accordi stabiliti dal governo nazionale, ha messo la città di Messina in prima linea nell’accoglienza dei migranti”, riporta la DIA. “La vicenda, di notevole impatto mediatico, ha da subito imposto l’esigenza di creare, ampliare e comunque gestire, numerosi centri di accoglienza con la conseguente necessità di strutturare tutto l’indotto lavorativo che ne consegue. Per meglio esplicitare l’entità degli affari legati alla gestione di detti centri di accoglienza nella città di Messina, a mero scopo esemplificativo, si riportano il titolo di un articolo pubblicato il 15 agosto 2015 sul quotidiano on line Tempostretto e la sua parte introduttiva, che recita: Scambio di auguri in Prefettura: giovane migrante ringrazia per l’accoglienza al centro Ahmed. Attualmente il centro ospita 177 giovani. Dalla sua apertura, il centro, che ha può ospitare 224 persone, ha accolto 785 cittadini stranieri minori non accompagnati”.

Ma è soprattutto un altro articolo pubblicato il 6 aprile 2016 da Tempostretto.it dal titolo “L’accoglienza dei minori migranti, ancora pesanti accuse, denunce e un reportage fotografico”, ad attirare l’attenzione degli inquirenti. Si tratta del resoconto di un’audizione in commissione consiliare per i servizi sociali, promossa dall’allora presidente Donatella Sindoni (Pd), in cui erano intervenuti difensori dei diritti umani, sociologi, operatori sociali e responsabili delel coop accoglienza per affrontare le problematiche della gestione dei migranti in città. Un incontro tesissimo quello in Comune che aveva sancito la frattura (mai sanata) tra giuristi e studiosi di migrazione e diritti umani da una parte e l’amministrazione comunale e i professionisti privati dell’accoglienza dall’altra. “Come si evince dall’articolo suddetto, nel suo intervento in commissione Benny Bonaffini ha però difeso il lavoro svolto sino ad oggi dal centro Ahmed, anche alla luce di convenzioni e ordinanze che hanno affidato alla cooperativa Senis Hospes la delicatissima fase della prima accoglienza”, sottolinea la Direzione Investigativa Antimafia. “Bonaffini ha replicato che quando è stato aumentato il numero dei posti da 160 a 224 è stato stabilito che il personale sarebbe stato adeguato man mano che aumentavano i ragazzi ospiti della struttura. Casa Ahmed però offre molto di più di quanto sarebbe previsto dalla prima accoglienza, sono stati fatti tanti passi in avanti, abbiamo costruito una rete con alcuni istituti scolastici che non solo facilitano l’accesso a scuola ma attivano anche corsi di formazione per i ragazzi… Si tratta di affermazioni che qualificano univocamente la figura di Bonaffini quale responsabile del centro Ahmed ma, soprattutto, di dichiarazioni assolutamente in linea con le aspettative di Barrile che cercherà di far assumere alle dipendenze del centro, o comunque, per servizi funzionali alla struttura, persone da lei segnalate”.

Nella loro informativa, gli inquirenti spegano di aver registrato tra la fine dell’anno 2015 ed i primi mesi del 2016 un “considerevole numero di telefonate” tra Benedetto Bonaffini ed Emilia Barrile, “conversazioni dall’apparente tenore amichevole ma che, in realtà risulteranno finalizzate all’organizzazione di appuntamenti tra i due interlocutori prevalentemente allo scopo di pianificare l’assunzione di più persone presso detti centri di accoglienza”. Conti alla mano, le operazioni di intercettazione della DIA hanno accertato l’esistenza di ben oltre duecento tra telefonate, messaggi e chiamate senza risposta intercorse tra l’imprenditore “sociale” e l’allora Presidente del consiglio comunale. Tutte conversazioni che però, annotano gli inquirenti, “sono state sempre particolarmente ermetiche e perlopiù finalizzate ad incontri presso bar o luoghi noti ad entrambi”. In particolare, gli inquirenti segnalano alcune telefonate tra Barrile e Bonaffini il 4 e 5 marzo 2016 (un mese prima cioè della tumultuosa commissione consiliare a Palazzo Zanca), con le quali i due interlocutori concordano un appuntamento nei pressi del Bar Venuti, a due passi dalla centralissima piazza Università, indicato quale luogo più agevolmente raggiungibile da Bonaffini. “L’appuntamento verrà poi spostato per il pomeriggio dello stesso giorno sempre presso lo stesso esercizio commerciale”, annota la DIA. “L’appuntamento occorso tra i due, sarà, in parte, oggetto di una successiva conversazione intercorsa il 10 marzo questa volta tra Emilia Barrile e Marco Ardizzone sulle assunzioni che è riuscita ad ottenere e delle relative problematiche (…) Essa lascia trapelare l’interesse dei due interlocutori per la ghiotta opportunità offerta dal contesto storico-sociale descritto: posti di lavoro da distribuire a pioggia in base a criteri personalistici e non certamente in ragione delle singole capacità/professionalità; entrambi stabiliscono chi proporre per l’assunzione, con quale mansione, in quale località e per quanto tempo”.

Nello specifico Ardizzone chiede ad Emilia Barrile lumi in merito all’incontro da questa avuto nei giorni precedenti con Bonaffini e la donna risponde lasciando intendere che riuscirà a far assumere quattro persone. Sì, bisogna fare domani, me ne dà quattro a me…. riferisce Barrile. Ha vinto uno SPRAR, col Comune, questi minori non accompagnati e devono prendere tutto il personale e domani mi dicono le qualifiche… E su queste qua, lo posso disporre, devo vedere le qualifiche però perché come cercheranno lo psicologo, cercheranno pure l’OSA, possono cercare il giardiniere... Siccome a lui gli serviva pure il giardiniere, domani lui lo vuole mandato, perché fa su subito.it, fanno le assunzioni…. Ardizzone: Non gli avevi detto che mandavi Giacomo per provare?. Barrile: Eh, io volevo parlare con lui se se la sente, perché Giacomo là deve comandare, però gli stranieri mai se questo appena va là poi si spaventa perché questo è tutto strano, lo sai com’è, quindi o lui o Cosimo, che decidiamo? Decidiamo Giacomo, che è più grande, più bravo, più paziente, che dici? No, mandiamo a Cosimo, chiamo a Cosimo domani e gli dico, ti senti, mi fai questa cosa qua? Cosimo, perché gli fanno un contratto in fine al 30 di giugno, perché questi sono a scadenza di contratto, se poi il Comune sicuramente no? Gli rinnova la gestione, perché loro fanno la cosa dei minori non accompagnati, ormai hanno tutta la struttura, tutto quanto, poi gli fa il contratto a tempo indeterminato, mettiamo a Cosimo, che dici? Ma è pure vero che Domenico lo abbiamo mandato quella volta, ti ricordi che l’ho mandato per le cose degli immigrati che non è voluto andare perché si spaventava delle malattie? Che ho mandato poi il genero di ..., il nipote di Larino? Il figlio di Alessandra e anche il genero e ancora lavora là, messo in regola, full time, 36 ore settimanali, e lui allora si spaventava di prendere la malattia e me lo ha rifiutato…”. Nel corso della stessa telefonata, Ardizzone s’informa se questo degli immigrati è sempre saltuario come lavoro. “No, fisso, però per ora hanno il contratto fino a giugno e poi ci sarà sicuramente la proroga, perché ormai il fatto che aprono una struttura di quelle che è uno stabile immenso dove ospitano minori non accompagnati che ormai ce li ha il Comune”, gli risponde Barrile. “Il Comune gli deve dare l’affidamento per altri tre anni, perché la struttura non è comunale, è di questa società, e il comune gli ha dato la gestione dei minori a questa società che già ha tutto…. Dove ci sono quello che mi dice che sono sautini, gli dico a Giacomo decidete voi chi vuole andare e mando o al padre o al figlio, io un posto ho per voi, premesso che dagli immigrati gli prenderà pure un inserviente, perché là poi ci sono altri quattro posizioni che tra una ventina di giorni devono aprire come SPRAR, o come tuttofare, o come OSA, o come assistente sociale…”.

Dal 12 al 15 marzo 2016 Emilia Barrile tenta ripetute volte di contattare Benny Bonaffini, sia con telefonate alle quali l’uomo non risponde, sia con messaggi dal testo mi dai appuntamento, mi dai tue notizie, ecc.. Il 24 marzo i due riescono finalmente a mettersi in contatto. “Più precisamente Emilia Barrile telefona a Benny Bonaffini che utilizza un’utenza intestata a La Cascina Scpa con sede in Roma”, riporta l’informativa. “I due concordano un appuntamento al bar situato nei pressi del cinema Apollo di Messina. Lo stesso pomeriggio, Barrile chiama Ardizzone dopo aver incontrato Bonaffini, e nel corso del colloquio, riferendosi ad un centro di accoglienza per migranti, la donna spiega al suo interlocutore che servono quattro o cinque persone da poter impiegare per il servizio di sorveglianza da espletare anche durante le ore notturne, per far sì che le donne non facciano entrare uomini nel centro di accoglienza e, comunque, per evitare la possibilità che venga esercitata l’attività di prostituzione. Barrile aggiunge che necessita assumere sia uomini che donne da suddividere in base alle necessità del centro, nonché la figura di un educatore e di altre professionalità qualificate; prosegue la sua spiegazione entrando nei particolari del contratto di assunzione - 18 ore lavorative più ore di straordinario da retribuire in base alle esigenze - e conclude l’argomento rappresentando ad Ardizzone che lei dovrà individuare, e comunicare entro il martedì successivo, 4 o 5 nominativi di persone da far assumere. I due continuano la conversazione parlando sempre di altre assunzioni che, seppur non riguardanti il centro Ahmed, di fatto risultano dimostrative dell’assunto precedentemente formulato”.

Dopo aver insistentemente provato a mettersi in contatto con Benedetto Bonaffini, Emilia Barrile riesce a fissare un incontro con lui per il 4 aprile 2016, subito dopo pranzo. In serata, l’esponente politica chiamerà il commercialista Ardizzone. “I due intratterranno una lunga telefonata durante la quale, come consuetudine, proseguiranno il loro resoconto sulle assunzioni, le mansioni, ed i datori di lavoro delle persone che intendono aiutare”, annota la DIA. “Ardizzone, in particolare, propone di mandare nei centri per migranti tale Mario, un cugino della Barrile, che però risulta condannato per violenza sessuale e, pertanto, lei spiega che con quella sentenza di condanna non può mandarlo a fare quel lavoro dove ci sono femmine”.

Nei giorni successivi, saranno intercettate ulteriori conversazioni tra la Barrile e Bonaffini. In particolare, il 17 aprile, al termine di un nuovo scambio di sms, i due concordano un appuntamento per il pomeriggio presso il bar adiacente al cinema Apollo. Dopo l’incontro, la donna ragguaglia immancabilmente Marco Ardizzone. “Mi diceva che aveva chiamato una, domani inizia, perché gli hanno dato, in pratica sono arrivati altri duecento immigrati e hanno preso un’Ipab, sono tutte cose regionali del Comune e però hanno bisogno la cooperativa che li gestisce e quindi hanno chiamato lui come cooperativa”, spiega Barrile. “Quindi i locali glieli mette l’Ipab e lui gli dà la gestione. Dall’elenco aveva due donne e sta chiamando a tutte e due. Una già l’ha chiamata stamattina ... Porta i documenti Nunzia e una la chiama ora per domani, cosi la vede subito e inizia pure questa. E poi mi ha detto comincio pure a chiamare gli uomini perché..., non è quel soggetto là, quello che mi diceva lui dei quattro, no... dice questa è stata una cosa all’improvviso..., ieri mi hanno chiamato, abbiamo fatto tutto ieri perché sono arrivati questi immigrati e quindi c’era necessità di questi locali e li hanno dato in gestione a me... Mi ha detto che quello là rimane sempre confermato, a fine mese quei quattro ragazzi, dice è un’altra cosa, però ora io me li chiamo tutti, perché visto che le emergenze qua sono all’ordine del giorno, cosi sono pronto… Intanto ora chiama quell’altra donna e chiamo pure Giacomo per un altro posto sempre, perché lui già ne ha tre di cose che gestisce... Gli ha fatto quattro ore, ventiquattro ore settimanale di contratto. Quattro ore a mattina più due rientri il pomeriggio di due ore. Va bene ventiquattro ore se uno ha gli assegni familiari già cinquecento euro più l’assegno possono arrivare a settecento; se questo ha tre figli a quei ottocento euro arriva. Con la fame che c’è…”.


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