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Malattie Tropicali Neglette

“Neglette” non è sinonimo di “rare”. Oltre 1 miliardo di persone sono affette da almeno una malattia tropicale negletta. Perchè vengono definite neglette? Come si deve intervenire? In che modo si collegano ai cambiamenti climatici? Lo abbiamo chiesto a Jacopo Rovarini, esperto di Salute Pubblica

di Amref Italia - mercoledì 7 febbraio 2024 - 588 letture

Le Malattie Tropicali Neglette continuano a rappresentare una sfida significativa per la salute globale, colpendo principalmente le popolazioni vulnerabili delle regioni impoverite e marginalizzate del mondo.

In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Tropicali Neglette, abbiamo intervistato Jacopo Rovarini, Public Health Specialist e coautore dell’articolo “Effetto delle misure di eliminazione dell’oncocercosi sull’incidenza dell’epilessia a Maridi, in Sud Sudan: risultati di uno studio longitudinale e prospettico di tre anni”, pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet Global Health.

Cosa si intende con l’espressione "neglette" e quali sono, secondo lei le causa di questo "abbandono"?

Le malattie tropicali neglette (MTN) sono malattie che sono state nel tempo eradicate nei paesi a medio ed alto reddito, ma che ad oggi persistono in molte regioni del mondo impoverite e marginalizzate. Proprio per questo motivo vi è poca considerazione da parte di coloro che detengono più risorse: quest’ultimi tendono a perseguire gli interessi dei propri cittadini ed elettori, i quali non soffrono di queste malattie. Ne consegue che si presti scarsa attenzione e si allochino investimenti limitati al riguardo - da cui deriva l’aggettivo “neglette” ad esse associato. Si tenga presente che l’aggettivo “negletto” non è affatto sinonimo di “raro”: infatti, oltre 1 miliardo di persone al mondo sono affette da almeno una MTN, mentre oltre 1,6 miliardi di persone necessitano di prevenzione e/o trattamento.

C’è un collegamento tra diffusione delle NTDs e i cambiamenti climatici?

Benché l’attuale diffusione ed impatto delle MTN non sia attribuibile al cambiamento climatico, quest’ultimo rende il controllo e l’eradicazione di queste malattie più complessi. Le alterazioni delle temperature, delle precipitazioni e dell’umidità causate dal cambiamento climatico a livello globale rendono soggette alla diffusione di MTN anche aree finora immuni, o aree dove queste malattie sono state sconfitte da tempo. Il raggio dunque si espande, andando a colpire un crescente numero di individui e comunità. Un caso eclatante è rappresentato dal recente aumento dei casi autoctoni (non importati, dunque) di dengue in Italia. Inoltre, le alterazioni del clima a volte favoriscono la moltiplicazione dei vettori, l’incremento dell’esposizione al rischio di infezioni, oppure rendono logisticamente più difficile l’esecuzione di attività di risposta, controllo o prevenzione di queste malattie laddove già si fatica a contrastarle.

In che misura l’approccio One Health può essere utile alla “lotta” alle NTDs? La proliferazione o la persistenza delle MTN, più di tante altre malattie, sono legate ad una molteplicità di fattori che toccano diversi ambiti: l’entomologia e la salute animale, le condizioni ambientali e sanitarie, il comportamento umano e le dinamiche sociali. Non è possibile sconfiggere le MTN senza prendere in considerazione rischi e fenomeni che si situano laddove salute umana, salute animale e ambiente si intersecano. Per questo motivo l’approccio One Health, che promuove una visione olistica ed una collaborazione multidisciplinare e multisettoriale per la risoluzione delle sfide alla salute del pianeta, risulta prezioso e valido nella lotta alle MTN. Adottando un approccio One Health nel contrastare la cecità dei fiumi, ad esempio, si possono attivare più soggetti ed agire in maniera più integrata ed efficace nel controllare i siti fluviali ove si riproduce il vettore (una specifica specie di moscerino), nel ridurre la predisposizione dei moscerini a trasportare e trasmettere il parassita che causa l’infezione, a diminuire il rischio di infezione tra le persone e ad assistere coloro che hanno perso la vista a causa dell’infezione.

Come si possono migliorare gli sforzi coordinati a livello internazionale per combatterle in modo più efficace?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che tra il 2010 ed il 2022 la popolazione che necessita di azioni di prevenzione o trattamento di MTN si è ridotta del 26% (da 2,2 a 1,6 miliardi), nonostante la significativa crescita demografica. Entro la fine dell’anno passato 50 paesi sono riusciti ad eliminare, e non semplicemente a controllare, almeno una MTN nel proprio intero territorio nazionale. L’OMS e gli stati membri dispongono di un ambizioso piano globale (roadmap) di contrasto alle MTN, fino al 2030. Insomma, nonostante l’innegabile complessità della sfida, sappiamo abbastanza bene cosa fare, dove farlo e come farlo: serve solo una nuova presa di coscienza sull’iniquità che caratterizza le MTN, da cui derivi un impegno politico e finanziario esponenzialmente maggiore e continuativo rispetto a quello attuale affinché si possano relegare queste terribili malattie nel passato. Alleanze di soggetti diversi come quelle che hanno portato al riconoscimento della Noma come nuova MTN il mese scorso, o come la Nodding Syndrome Alliance guidata da Amref Health Africa per la prevenzione e la risposta ai numerosi casi di epilessia associata all’oncocercosi in Sud Sudan, sono ottimi esempi di una nuova consapevolezza e di una più ampia e duratura mobilitazione di risorse in questo ambito.


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