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Lou Reed a Catania

Il tour italiano di Lou Reed per la presentazione del suo ultimo album, è arrivato anche a Catania grazie all’Etnafest. Cronaca e critica di chi c’era.

di Alessandro La Rosa - domenica 19 marzo 2006 - 4595 letture

Può un concerto essere allo stesso tempo valutabile da 8 o da 2 in base a diversi punti di vista, senza che nessuno dei quali risulti fallace o forzato? Se ci si trova davanti ad un’artista come Lou Reed ed una occasione come quella di due giorni fa in quel di Catania si può affermare di sì, senza esitazione alcuna.

Infatti nel caso in cui lo spettatore presente alla performance del Nostro fosse stato un educato fruitore musicale nonchè uno dei suoi amanti integralisti (uno di quelli che arrivano a dichiarare che lavori come The Raven risultano leggeri e rinfrescanti e che anche in New Sensation vi siano barlumi di genio) lo spettacolo di un "wall of sound" ripetuto ininterrottamente per quasi un’ora e mezza, espresso da pezzi che anche i fan più della prima ora stentavano a riconoscere alle prime note, sarà risultato tale da provocare un’estasi prolungata fino a che non si sono alzate le luci. Ma se l’altra sera si apparteneva a quella fetta di pubblico (la maggior parte degli oltre 5000 presenti) per il quale Lou è, comprensibilmente, brani come Perfect Day o Sunday Morning, l’esperienza del concerto avrà sfiorato la frustrata noia del Paolo Villaggio fantozziano, costretto a guardare per la ennesima volta la Corazzata Potemkin. Personalmente, per quanto accanitissimo seguace loureediano con quasi l’intera discografia in casa, mi trovo più vicino a questi ultimi che alle posizioni facilmente intellettualistiche dei primi. Il concerto, partito in modo aggressivo con un extended version di Paranoia Key of E, tratta dall’album del 2000 Ecstasy, ha promesso molto di più di quanto ha poi mantenuto nel prosieguo nelle battute iniziali, con una sublime Sword of Damocles, probabilmente il pezzo migliore della serata, ed una vellutata interpretazione di The Day John Kennedy Died, per poi scivolare su dei binari di monotonia ritmica riscattati solamente verso la fine con l’esecuzione del capolavoro Street Hassle, con il colpo di teatro del maestro di Tai-Chi a scandire il tempo del brano sul palco, per un concerto che ha avuto il difetto di non decollare mai. Gli unici applausi convinti del pubblico sono stati riservati ai singoli virtuosismi strumentali( da citare soprattutto quelli ad opera del batterista Tony "Thunder" Smith), un pubblico rimasto ad ogni modo intorpidito anche al cospetto di una svogliata Sweet Jane, unica concessione di Lou ad un pezzo di una certa notorietà ed al repertorio dei Velvet Underground.

Tirando le somme, la scelta di Reed di non concedere spazio ai condizionamenti mainstream nelle scalette dei suoi concerti è giunta ormai alle estreme conseguenze, ma se negli anni passati questa politica aveva rappresentato l’elemento di sorpresa durante le sue esibizioni, con l’inserimento di pezzi imprevedibili per la platea, oggi come oggi i pezzi suonati rispecchiano semplicemente ciò che l’ex-rock’n’roll animal ha voglia di suonare nel periodo del tour, non per compiacere il pubblico ma solo per soddisfare le proprie esigenze di musicista. Tutto questo sarà senza dubbio un bene per la sua vita artistica, ma che sia un bene per tutti coloro che lo seguono è tutta un’altra storia!

La Scaletta:

Paranoia Key of E
Sword of Damocles
The Day John Kennedy Died
Gassed and Stocked
Tell it to Your Heart
Rock Minuet
My House
Why do you Talk?
Street Hassle
Who Am I?
Bis: Sweet Jane.

P.S. Ho letto su vari giornali scalette di questo stesso concerto contenenti i brani più disparati¿questa è quella giusta, fidatevi!


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