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Lillo Venezia: note biografiche

di Redazione - martedì 24 marzo 2020 - 681 letture

Nato a Mazara del Vallo nel 1950, il suo vero nome era Cologero, ma per tutti era Lillo - Lillo Venezia. Ha vissuto a Siracusa, dove frequentò il liceo classico Gargallo, e poi a Catania dove frequentò l’Università. Politicamente aveva aderito presto a Lotta Continua, che allora a Catania, era un gruppo numeroso e organizzato della sinistra extra-parlamentare in una delle città più "nere" d’Italia.

Ha scritto Adriano Sofri:

"Nel 1977 era venuto a Roma a lavorare alla redazione del quotidiano Lotta Continua, e fu lui a scrivere e firmare la corrispondenza del 10 maggio da Cinisi che resta una splendida fonte di orgoglio per quel giornale: unico, quel giorno, ad affiancare la notizia sull’assassinio di Aldo Moro a quella sull’assassinio mafioso di Peppino Impastato, che altri relegarono in spazi infimi accogliendo l’oscena versione ufficiale di un incidente sul lavoro “terrorista”. [1]"

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Lillo Venezia - Pagina di Lotta Continua

Fu a lungo direttore de Il Male, rivista di satira tra le più innovative in Italia [2]. Nata a Roma nel 1977, attorno a giovani giornalisti politicizzati come Pino Zac, Vincino, Angese, Enzo Sferra, Jacopo Fo, Cinzia Leone, il grafico Francesco Cascioli e lo scrittore Angelo Pasquini, Sergio Saviane, Alain Denis e Roberto Perini, Riccardo Mannelli, Vauro Senesi. Zac fu il direttore per i primi tre numeri; Mannelli e Vauso se ne andarono dopo i primi numeri. Fu poi la volta come direttore ufficiale di Ubaldo Nicola, poi di Lillo Venezia ecc. Il Male era un collettivo, il direttore era una figura di "garante" che serviva per la legge di allora sull’editoria. E tuttavia quando si doveva colpire una testata il primo ad andarci di mezzo era proprio il direttore. Il Male divenne famoso per le false "prime pagine" di giornali italiani, con notizie totalmente inventate ma che lasciavano trasecolati nel dubbio i lettori non avvezzi: celebre la notizia di Tognazzi capo delle Brigate Rosse, e arrestato per questo.

Lillo Venezia ebbe l’onore di essere nel dopoguerra il secondo giornalista italiano finito in carcere (pochi giorni a Regina Coeli) dopo Giovannino Guareschi, a seguito di una denuncia per vilipendio della religione e di un capo di Stato estero (il Papa). Alcune copie del giornale furono bruciate in piazza dal parroco di Spilimbergo, che lo giudicava “degno di essere precipitato tra il magma dei nostri italici vulcani, congeniale sede per simili ossesse pubblicazioni”.

“Ero un direttore parafulmine”- raccontava divertito ai colleghi più giovani - Realizzammo un giornale che mandò all’aria tutta l’informazione tradizionale, soprattutto quella politica. Ed eravamo continuamente bersagliati dalla censura e dai sequestri. Ma spesso c’era ben poco da sequestrare. In edicola i carabinieri non trovavano nulla, era tutto già venduto. E allora gli inquirenti si inventarono i sequestri preventivi” [3].

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Uno dei più celebri falsi de Il Male: l’arresto di Ugo Tognazzi come capo delle Brigate Rosse.
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Lillo Venezia - Pagina de Il Male con la sua caricatura, ad opera di Angese.

È stato dentro la storia de I Siciliani, all’indomani dell’uccisione di Pippo Fava fu nel gruppo di redattori che continuarono l’esperienza del giornale assieme a Riccardo Orioles, e al giovane Claudio Fava e agli altri giovani redattori [4]. A lui si deve l’intervista a Rocco Chinnici, l’ultima rilasciata dal magistrato prima della sua morte - intervista che ci dice, in trasparenza, anche qualcosa di chi era Lillo Venezia.

Tornato a vivere a Catania, è sempre stato un punto di riferimento morale e per la sinistra non asservita. Ha messo la sua "firma" come direttore di Lapis, il quindicinale che per anni ha informato e rappresentato il meglio di quel che accadeva - musica, incontri, teatro... - in un momento molto fervido della vita culturale di Catania, e nel 2001 per Casablanca la rivista di frontiera "delle siciliane" condotta da Graziella Proto. Lo si poteva trovare a pranzo al Nievski, sempre sornione e solitario.

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Lillo Venezia alla mostra su Il Male tenutasi a Roma: "Gli anni del MALE 1978 - 1982" al WeGil.

Orgogliosamente controcorrente, nel 2011 firma da direttore la nuova esperienza de Il Male di Vauro e Vincino, che si contrappone alla ripresa della testata da parte di Vincenzo Sparagna (Il Nuovo Male) [5].

È morto a Catania il 24 marzo 2020 [6], all’ospedale Garibaldi vecchio, nel reparto terapia intensiva covid-19.

A darne l’annuncio su Facebook la sorella, Enza Venezia Signorello:

"Con enorme dolore devo comunicarvi che mio fratello Lillo Venezia, non c’è più”


[1] vedi: Il Foglio.

[2] vedi la voce su Wikipedia.

[3] vedi: Mario Pintagro su La Repubblica, edizione di Palermo.

[4] vedi: le parole di Riccardo Orioles, "Un compagno" su Lillo.

[5] vedi: Il Fatto quotidiano, 3 ottobre 2011. Link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/il-vero-male-siamo-noi-il-ritorno-di-lillo-venezia-il-direttore-che-fini-al-rogo/161811/.

[6] Tra le prime testate online a dare la notizia: Open.


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