Da alcuni anni ho rinunciato a nutrirmi di carne e di pesce. Tra le ragioni ci sono queste:
1. Una concezione olistica del mondo, che privilegia l’intero rispetto alle singole parti. Gli enti che possiedono un sistema nervoso sono per me frammenti di un tutto, distruggendo il quale sentirei di ferire il mio stesso corpo.
2. La consapevolezza del peso di sofferenza che grava su tutti gli esseri senzienti e percipienti e il desiderio –finché posso- di non moltiplicare il dolore. È una motivazione che viene dritta dritta dalla filosofia di Schopenhauer, che in Parerga e Paralipomena (tomo II, pag. 488, ed. Adelphi) osserva –fra le altre cose- come «per quello che riguarda gli animali il cristianesimo ci pianta vergognosamente in asso». E quanta ragione avesse, si può capire anche da questo brano di Agostino (filosofo che comunque io amo moltissimo): «non pensiamo che il divieto di uccidere riguardi...gli esseri animati, come uccelli, pesci, quadrupedi, rettili, che non hanno in comune con noi l’uso della ragione: giustissima è quindi la disposizione del creatore, per cui la loro vita e la loro morte sono al nostro servizio» (La città di Dio, p. 111 dell’ed. Rusconi). Insomma, si tratta dell’antropocentrismo di origine biblica che ha prodotto conseguenze problematiche in molti ambiti.
3. Il rispetto per l’alterità, per tutto ciò che è diverso da me.
4. La conoscenza di come vengono massacrati gli altri animali nei grandi macelli, in un’orgia di crudeltà che non a caso non viene mai documentata né in televisione né sulla stampa. Secondo alcuni sociologi, uno dei modelli ispiratori dei Lager è stato l’enorme macello di Chicago, nel quale per la prima volta si sperimentò la trasformazione della morte in una struttura produttiva di impronta fordista.
5. La consapevolezza che l’alimentazione carnea è un risultato storico e non è inscritta né nei nostri geni né nella struttura anatomica. La nostra dentatura è infatti vicina a quella di alcune specie di primati non carnivori.
6. Il mio egoismo. Gli studi che conduco mi hanno infatti portato alla conclusione della profonda unità psicosomatica da cui ogni animale è costituito. La mucca, l’agnello, il pollo, il pesce che si sentono morire sviluppano nel loro corpo delle tossine potenzialmente pericolose che ovviamente si trasmettono a coloro che poi se ne nutrono. Voglio insomma salvaguardare la mia salute, anche non cibandomi dell’angoscia che un essere vivente sviluppa mentre muore.
7. La condivisione –anche se non integrale- delle tesi di studiosi come Tom Regan e numerosi altri, che hanno argomentato a favore del diritto soggettivo e oggettivo delle altre specie ad aver garantita la vita.
8. La sensazione che la violenza sugli altri animali sia spesso l’anticamera di quella esercitata all’interno della nostra specie.
9. La lettura del libro di Konrad Lorenz, L’anello di Re Salomone
10. Due motivazione politiche. La prima: l’attuale divisione mondiale del lavoro ha prodotto la specializzazione anche delle strutture dell’alimentazione. Questo fa sì che intere e vaste zone del pianeta, prima fra tutte l’America Latina, vengano deputate alla produzione di bestiame, con grave impoverimento delle economie locali e ulteriore subordinazione alle grandi multinazionali, in particolare statunitensi.
11. La seconda: ogni chilo di foraggio dato in pasto agli animali da macello comporta la sottrazione del grano e quindi del pane a milioni di persone che abitano nelle zone svantaggiate del pianeta. Gran parte, insomma, delle bistecche che arrivano sulla nostra tavola hanno dietro di sé lo sfruttamento e la fame di altri esseri umani.
In ogni caso, le scelte alimentari sono espressione di un processo delicato e personale poiché è anche nel rapporto col cibo che si concentra gran parte dell’identità, del benessere e dell’inquietudine del soggetto umano. Che ciascuno si nutra come vuole, consapevole però di come sia in gran parte vero che «der Mann ist das ißt» (Feuerbach), che l’essere vivente (uomo compreso) sia costituito da ciò di cui si ciba, nel corpo e nella mente, con la loro radicale unità.
Su queste tematiche, consiglio alcuni siti dove chi vuole potrà trovare ampia documentazione, di gran lunga più accurata rispetto a queste mie poche righe:
alimentazionesostenibile
saicosamangi
scienzavegetariana.it
chiuderemorini
oltrelaspecie
Lega Antivivisezione
Di queste e altre ragioni si è inoltre discusso ampiamente in un post del forum Cybersofia
www.biuso.it
Dieta vegana e artrite reumatoide
20 marzo 2008, di :
Alberto Giovanni Biuso
Dal sito de "Le Scienze":
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1325885
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Una dieta vegana per l’artrite reumatoide
La dieta aumenta anche i livelli di anticorpi naturali contro i composti dannosi che provocano i sintomi caratteristici di questa malattia
L’artrite reumatoide costituisce un importante fattore di rischio per attacchi di cuore e infarti, ma chi ne soffre potrebbe ridurlo ricorrendo a una particolare dieta. Un gruppo di ricercatori del Karolinska University Hospital di Stoccolma ha infatti scoperto che per queste persone una dieta vegana priva di glutine non solo abbassa i livelli di colesterolo, di lipoproteine a bassa densità (LDL) e di LDL ossidate (oxLDL), ma aumenta anche i livelli di anticorpi naturali contro i composti dannosi che provocano i sintomi caratteristici di questa malattia infiammatoria, come la fosforilcolina. Lo studio è descritto sull’ultimo numero della rivista ad accesso pubblico Arthritis Research & Therapy.
Nella ricerca, diretta da Johan Frostegard, 66 pazienti sofferenti di artrite reumatoide sono stati divisi in due gruppi: al primo era stata assegnata una dieta vegana priva di glutine, mentre il secondo seguiva una dieta ben bilanciata non vegana. Dopo 12 mesi i ricercatori hanno trovato che la dieta vegana priva di glutine aveva comportato la diminuzione dell’indice di massa corporea, dei livelli di LDL e di oxLDL, e un aumento degli anticorpi anti-fosforilcolina, mentre i livelli delle altre molecole grasse, compresi HDL e trigliceridi, erano rimasti invariati. Nella altro gruppo tutti i valori erano invece rimasti sostanzialmente invariati.
Gli anticorpi anti-fosforilcolina sono oggetto di studio nel quadro di una vasta collaborazione europea, chiamata CVDIMMUNE, che mira a verificare l’ipotesi che essi abbiano un’azione protettrice nei confronti delle patologie cardiocircolatorie e che possano essere utilizzati come fattori diagnostici e terapeutici. (g