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EMERGENCY sul divieto per le donne di frequentare l’università

In un Paese già lacerato da una gravissima crisi economica e umanitaria, negare l’istruzione alle ragazze significa privare l’Afghanistan di risorse future che potrebbero rafforzare l’economia, la salute pubblica e la stabilità.

di Emergency - mercoledì 28 dicembre 2022 - 2714 letture

Il 20 dicembre 2022, il ministro dell’Istruzione superiore afgano ha annunciato il divieto per le donne di frequentare l’università con effetto immediato fino a nuova comunicazione.

EMERGENCY esprime la sua preoccupazione per questo provvedimento che, se non rimosso, avrà un impatto negativo nel lungo periodo sulle nostre attività di assistenza medica e più in generale sulle possibilità di ripresa di tutto il Paese.

In un Paese già lacerato da una gravissima crisi economica e umanitaria, negare l’istruzione alle ragazze significa privare l’Afghanistan di risorse future che potrebbero rafforzare l’economia, la salute pubblica e la stabilità.

In particolare, questo provvedimento rischia di avere un impatto negativo sulla salute delle donne poiché per ragioni culturali l’assenza di personale sanitario e medico femminile rappresenta di per sé un forte ostacolo nell’accesso alle cure per una fascia della popolazione già molto vulnerabile, in un Paese dove il tasso di mortalità materna è di 638 ogni 100.000 nati vivi (contro i 2 ogni 100.000 nati vivi in Italia e i 7 del Regno Unito).

Nel corso degli anni, incluso l’ultimo, EMERGENCY ha attuato percorsi di formazione, riconosciuti e in collaborazione con le autorità afgane, per formare lo staff locale in ambito medico, incluse le donne.

La formazione non è solo una risposta immediata ai bisogni sanitari della popolazione, ma anche un mezzo per guadagnare l’autonomia necessaria per guardare al futuro.

Per EMERGENCY la scelta di vietare l’istruzione alle donne rappresenta un grande ostacolo per continuare a fare quello che facciamo in Afghanistan da 23 anni: garantire cure gratuite necessarie a chi ne ha bisogno e formare giovani afgani intenzionati a professionalizzarsi nel settore sanitario.


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