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Binomi di parole (20): Ghiacciai e Galassie

Che c’entrano i ghiacciai con le galassie? Tutto e niente.

di Alessandra Calanchi - giovedì 15 febbraio 2024 - 533 letture

Che c’entrano i ghiacciai con le galassie? Tutto e niente.

Come la scienza: che c’entra con l’arte? Tutto e niente.

Voglio dedicare quest’ultimo binomio a un formidabile incontro a cui ho partecipato, sul tema del suono, il 14 febbraio 2024, alle 18:30, alle Serre dei Giardini Margherita, a Serra Sonora (Bologna), su: IL SUONO COME STRUMENTO PER ESPLORARE LA CRISI CLIMATICA, all’interno delle Conversazioni sotto Vetro con Sergio Maggioni e Sandro Bardelli.

Sergio Maggioni, sound artist, ha presentato una struggente installazione sonora che riprende il lento e inesorabile scioglimento del ghiacciaio dell’Adamello. Grazie a microfoni collocati in profondità e in superficie, per la durata di tre estati, lui e la sua squadra hanno catturato i suoni e i rumori di questo grande organismo – il ghiacciaio – che letteralmente crepita, cigola, si lamenta, schiocca come una creatura vivente. Perché lo è, una creatura vivente. E il suo pianto è straziante. La temperatura cresce, i gradi sottozero diventano un ricordo, e la vita del ghiacciaio si consuma fino a estinguersi. Si è calcolato che entro il 2080 sarà del tutto sciolto. Io temo accadrà anche prima. Ci saranno inondazioni, migrazioni, profughi. Ci saranno conseguenze economiche, politiche, sociali. Per ora possiamo almeno iniziare ad ascoltare, entrando nella sfera del suono che è quella che ci fa empatizzare di più, quella che ci fa sentire parte del pianeta Terra anche a occhi chiusi. L’acustinario, come lo ha chiamato Roberto Barbanti, può accompagnarci nella ricerca di un diverso paradigma esistenziale e di una nuova agenda politica tesa a decolonizzare l’immaginario e affrontare una volta per tutte la crisi del cambiamento climatico.

Sandro Bardelli, astronomo INAF di Bologna e ricercatore, abilissimo storyteller, ha spostato l’attenzione sulle stelle e le galassie. Ricordandoci che noi umani siamo carbonio e ossigeno, ovvero il residuo dell’idrogeno di cui erano fatte le stelle (cioè siamo la spazzatura delle stelle), ci ha condotti nello spazio profondo, dove il viaggio della luce si misura in miliardi di anni e noi siamo un puntino invisibile che misura il tempo in ore, minuti e secondi. E intanto, il 24 gennaio le lancette del Doomsday Clock segnano 90 secondi alla mezzanotte… Che fare? La novità è proprio nella sonificazione. Così come Maggioni ha tradotto il suono del ghiacciaio in dati, Bardelli ha tradotto le vibrazioni degli astri in suoni: infatti, se è possibile comprendere la velocità dello scioglimento dei ghiacci attraverso l’ascolto del respiro dei ghiacciai, è altrettanto possibile apprezzare un concerto cosmico, dove melodia e ritmo sono dettati dai dati raccolti dagli astronomi. Si rimanda anche all’installazione artistica presentata al Festival di Performing Arts di Brescia, SONICOSMOS, in collaborazione con Claudia Ferretti. Videoinstallazione sonora e divulgazione scientifica, entrambe hanno lo stesso obiettivo: mostrarci quell’entità più grande di cui facciamo parte: la Terra, il cosmo, l’universo. E prendere coscienza di noi, delle nostre responsabilità nel ciclo di creazione-distruzione di cui noi facciamo parte (come distruttori, ovvio). Abbiamo perso il contatto con la natura. È il momento che arte e scienza si prendano per mano.

Fa piacere che anche artisti italiani si interroghino su questioni cruciali quale il cambiamento climatico. Non si può non ricordare il celebre Sound of Ice Melting di Paul Kos, un’installazione del 1970 (ma acquisita dal Guggenheim nel 2009), e soprattutto The Glacier Series del danese Olafur Eliasson (1999, acquisita dallo stesso museo nel 2000).

Anche la street art si è espressa contro i cambiamenti climatici: l’hawaiano Sean Yoro, in arte Hula, dipinge opere d’arte effimere sui ghiacciai in scioglimento per denunciare il pericolo dei cambiamenti climatici nel mondo (2015).

Nel 2021, invece, l’artista svizzero Douglas Mandry ha voluto documentare la scomparsa dei ghiacciai utilizzando vecchie tecniche fotografiche. Nel 2023 troviamo poi l’emozionante lavoro di Winderen e Chris Watson – qui si può sentire il ghiacciaio che si scioglie.

Auspico che anche in Italia si muovano davvero le cose, e che le associazioni che fanno ricerca sul paesaggio sonoro (io faccio parte di FKL Italia e del Sound Studies Forum, a cui invito tutti a iscriversi) lavorino sempre più con l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico, artisti insieme a scienziati, docenti insieme a tecnici, in tutto il mondo, facendo rete. Facendo resistenza.


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