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Reggia di Venaria: Befana con crumiri

Quello che è accaduto il giorno dell’Epifania alla Reggia Venaria di Torino non può essere archiviato come un ennesimo episodio di furbizia padronale. (Editoriale della Unione Sindacale di Base)

di Redazione Lavoro - mercoledì 18 gennaio 2017 - 4003 letture

Le lavoratrici e i lavoratori in appalto della Reggia di Venaria sono protagonisti, con la USB, di una lunga e dura lotta per i propri diritti su orari e contro un salario da fame. Ancora una volta il 6 gennaio scorso la USB aveva proclamato uno sciopero contro le decisioni del Consorzio “La Venaria Reale” e contro la cooperativa in appalto. Il Consorzio della Venaria Reale infatti, l’ente pubblico-privato che gestisce il bene, proprio nell’anno del record di visitatori (oltre un milione nel 2016) e del dichiarato aumento di 2.000.000 di euro nel bilancio complessivo, aveva indetto, a marzo 2016, un bando di gara per i servizi al pubblico che ridimensionava drasticamente gli stessi, penalizzando e umiliando i lavoratori esternalizzati di prenotazioni, didattica, biglietteria, accoglienza e guardiania, da quasi 10 anni impiegati presso il complesso.

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Reggia di Venaria

Ognuno di loro infatti, in conseguenza del taglio di ore, si è visto ridurre, da novembre 2016 (una volta aggiudicata la gara in maniera definitiva), di quasi il 20% il proprio monte ore, con un conseguente impatto fortissimo sul reddito. Oltre a ciò il Consorzio, volendosi stolidamente armonizzare alla più recente giurisprudenza in materia di appalti, che è a sua volta un ottuso ricevimento di disposizioni della UE, nonché disattendendo un precedente protocollo di intesa firmato con USB nel 2011, non aveva indicato alcun contratto di riferimento nel bando di gara: la conseguenza è stata che i lavoratori della Reggia si sono visti togliere anche il contratto che si erano conquistati nel 2012, dopo una lunga lotta, ovvero il Federculture, CCNL di riferimento per i lavoratori museali.

La nuova cooperativa che si è aggiudicata l’appalto, Coopculture, avendo mano libera ha infatti applicato un contratto peggiorativo sia sotto l’aspetto retributivo che normativo, il Multiservizi (pur continuando a percepire dal Consorzio un rimborso per ogni ora di servizio pari a quello del precedente appalto), aggravando ulteriormente la già pesante situazione dei lavoratori: la perdita dei buoni pasto e la riduzione della paga oraria lorda tra i 36 e i 50 centesimi (a seconda del livello) si sono andate ad aggiungere al taglio del monte ore, e il combinato ha prodotto per ciascun lavoratore un abbassamento reddituale di circa 300 euro mensili. I lavoratori e USB non sono certo rimasti fermi e in questi 10 mesi di vertenza hanno partecipato a 10 giornate di sciopero e a diversi presidi sotto i palazzi delle istituzioni.

A questa azione di lotta, Consorzio e cooperativa, hanno risposto, in occasione dell’ultimo sciopero indetto il 6 gennaio 2017, con una azione di crumiraggio vero e proprio, sostituendo i lavoratori in sciopero con altri assunti per quella sola giornata. A nulla valgono le giustificazioni delle aziende, si tratta di una evidente violazione del diritto di sciopero, un diritto che viene continuamente mortificato e neutralizzato già dalle norme in vigore a cui si aggiungono queste iniziative di crumiraggio.

Ricordiamo, tra l’altro che con un Decreto il Governo Renzi aveva già assoggettato i Musei e i “luoghi di cultura” alle norme antisciopero, prevedendo precettazioni e preavviso di quindici giorni. Ma questo evidentemente non basta ancora a chi lucra sui lavoratori, e si pretende la completa neutralizzazione delle azioni di lotta. Una norma odiosa che si somma alle condizioni determinate dalle regole sugli appalti sempre più penalizzanti dopo il Jobs Act, che sicuramente non possono essere rimesse in discussione affidandosi a parziali e affatto scontate nel risultato modifiche per via referendaria come proposto dalla CGIL, che avalla accordi di cambio appalto a perdere.

È chiaro che il padronato sta accumulando norme su norme a proprio favore e che si fa forte della sua stessa crisi per indebolire la capacità di resistenza e di lotta dei lavoratori. A questa loro determinazione corrisponde una determinazione ancora più forte e contraria da parte nostra e da parte di tutti i lavoratori e le lavoratrici, mai come oggi il conflitto e la lotta organizzata sono così importanti.

Bene hanno fatto i lavoratori della Reggia di Venaria a rispondere a questo tentativo di vanificare le loro lotte con fierezza, non solo con le denunce del caso, ma con un picchetto e con un comunicato dove si afferma che queste azioni padronali “rafforzano l’unità della nostra lotta e sono vento in poppa alle future azioni che metteremo in campo,con tali gesti il padronato dimostra che il segno è ormai passato su ogni principio morale e legale, che è solo sull’arroganza si fonda tutto ciò, … e che se i lavoratori, che poco o nulla ormai hanno da perdere,uniti e determinati lottano, hanno sempre un mondo davanti a se da conquistare.”.

L’attività antisindacale del 6 gennaio è un fatto senza precedenti alla Reggia e rappresenta uno spartiacque nelle relazioni sindacali tra lavoratori e cooperativa. USB ha subito denunciato quanto accaduto presso la competente Commissione di garanzia per gli scioperi e a seguito di ciò il Garante ha richiesto al Consorzio e a Coopculture di produrre urgentemente la documentazione necessaria per verificare lo svolgimento dei fatti. Come USB siamo consapevoli che gran parte di questa battaglia si combatte nella testa e nel cuore dei lavoratori, nel respingere la cultura della sconfitta e della rassegnazione.


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