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La rappresaglia di Marchionne

Siamo ad un livello di pessima gestione umana prima ancora che aziendale: e qui non sono solo i numeri o le motivazioni delle relazioni industriali a giustificare la pessima ipotesi del capo della Fiat

di Armando Lostaglio - mercoledì 7 novembre 2012 - 2382 letture

Se non di rappresaglia di cosa si tratta? Diciannove operai da riassumere in Fiat a Pomigliano (contro la sua volontà, perché sindacalizzati) contro altrettanti diciannove da mettere in mobilità, ovvero da mandare prima o poi a casa. E’ un’autentica rappresaglia, come facevano i nazisti durante la guerra (uno contro dieci), cambiano solo le proporzioni.

Siamo ad un livello di pessima gestione umana prima ancora che aziendale: e qui non sono solo i numeri o le motivazioni delle relazioni industriali a giustificare la pessima ipotesi del capo della Fiat; persino alcuni esponenti del governo Monti se ne sono (finalmente) accorti, pur lanciando timide invettive. Chi conosce gli operai della Sata di Melfi, per esempio, sa con quanta abnegazione da decenni ormai vivono la loro nuova condizione operaia, sapendo di essere sempre alle prese con una spada di Damocle su di loro, che sa di cassa integrazione o di accettazione pur passiva degli eventi interni all’azienda.

Chi li conosce sa di che tempra siano. Inghiottono tutto, anche le colpe di una azienda che non fa ricerca e non innova il proprio parco auto, mentre scarica sugli operai le proprie presunte perdite. No, quegli uomini e quelle donne non meritano tali trattamenti, atteggiamenti che il capo supremo (e la storica Famiglia) sciorinano apparendo grotteschi agli occhi del mondo. Gli stessi occhi che hanno guardato all’Italia con grande rispetto, e alla sua storica tradizione di lotte operaie e contadine con quell’attenzione sociologica ed umana, nel nome della solidarietà collettiva.

Una nazione, la nostra, che ha sopravvissuto a denigrazioni e rapine di ogni tipo, mantenendo sempre alta la propria dignità, anche quando in moltissimi hanno dovuto emigrare. Ma tutto questo a un Marchionne qualsiasi, nel pieno della sua arroganza di potere, può sfuggire. Altrimenti non lancerebbe tali ignobili ricatti.


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